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25 Maggio 2026

Contro l’ordine di Washington: Xi e Putin sigillano una nuova fase dell’asse multipolare

Vertice a Pechino: Russia e Cina firmano per il multipolarismo.

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

Al vertice storico di Pechino, svoltosi pochi giorni dopo che Trump ha lasciato la Cina a mani vuote, Russia e Cina firmano una dichiarazione per un mondo multipolare, avanzano nel mega gasdotto siberiano e approfondiscono la cooperazione militare.

Il momento è stato scelto con precisione chirurgica. Pochi giorni dopo che Donald Trump ha concluso la sua visita a Pechino senza risultati concreti, nessun accordo commerciale, nessun cessate il fuoco in Ucraina, nessuna via d’uscita per la guerra con l’Iran, Vladimir Putin è atterrato nella capitale cinese per due giorni di intensa diplomazia con Xi Jinping. Il contrasto non è stato casuale: dove Washington ha portato pressioni e ultimatum, Mosca ha portato accordi e progetti condivisi.

Il vertice, svoltosi tra il 19 e il 20 maggio, ha prodotto risultati tangibili: circa 40 documenti bilaterali firmati, il rinnovo del Trattato di Buon Vicinato e Amicizia e una dichiarazione politica centrale di 47 pagine intitolata “Dichiarazione sullo sviluppo di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”. Il documento non è soltanto retorica diplomatica: è un manifesto geopolitico che sfida apertamente l’architettura di potere costruita dall’Occidente dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

“Siamo riusciti ad approfondire incessantemente la fiducia politica reciproca e il coordinamento strategico con una perseveranza incrollabile, che ha resistito a mille prove.”

Le parole di Xi Jinping, riportate dall’agenzia statale Xinhua, riassumono il percorso dell’alleanza sino-russa da quando i paesi occidentali hanno puntato sull’isolamento di Mosca come strumento di pressione. La scommessa è fallita. Le sanzioni economiche, invece di paralizzare la Russia, hanno accelerato il suo orientamento verso Oriente, e la Cina è stata la principale beneficiaria di questa riconfigurazione.

Il fallimento delle sanzioni come politica

Dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’Occidente ha puntato su una strategia di strangolamento economico: tagliare la Russia dal sistema finanziario internazionale, ridurre le sue esportazioni energetiche, isolare diplomaticamente Mosca. Il risultato, quattro anni dopo, è l’opposto di quello previsto. La Cina è diventata la principale destinazione del petrolio e del gas russi. Il commercio bilaterale tra i due paesi ha raggiunto record consecutivi. E il rublo e lo yuan stanno progressivamente sostituendo il dollaro nelle transazioni bilaterali, erodendo l’egemonia del sistema finanziario occidentale.

Il gasdotto Forza della Siberia 2 è il simbolo più eloquente di questa riconfigurazione. L’infrastruttura, che collegherà la Siberia occidentale al mercato cinese attraversando la Mongolia, permetterà alla Russia di sostituire definitivamente l’Europa come destinazione del suo gas naturale. A Pechino, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha annunciato che sono stati raggiunti accordi sui dettagli chiave del progetto, affermando che Mosca “non ha dubbi” sul fatto che un accordo definitivo verrà raggiunto presto. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha descritto i colloqui energetici come relativi a “progetti promettenti”. Il gasdotto che l’Europa ha cercato di rendere inutile è sempre più vicino a diventare realtà.

Cooperazione militare in espansione

La dichiarazione congiunta è stata esplicita sull’approfondimento dei legami militari, un punto che i governi occidentali hanno preferito minimizzare nella copertura dell’evento. Cina e Russia hanno affermato che “continueranno a rafforzare l’amicizia tradizionale tra le Forze Armate dei due paesi, approfondendo la fiducia reciproca in ambito militare, ampliando la pratica di esercitazioni congiunte, pattugliamenti aerei e marittimi”. Il coordinamento strategico tra le due maggiori potenze militari dell’Eurasia rappresenta un elemento nuovo dell’ordine internazionale, la cui profondità non è ancora stata pienamente compresa dalle analisi dominanti in Occidente.

La Cina, l’Ucraina e il discorso della neutralità

La dichiarazione congiunta ha registrato la valutazione “positiva” di Mosca riguardo alla posizione “obiettiva e imparziale” di Pechino sulla guerra in Ucraina. La formulazione rivela un’ambiguità che la Cina mantiene deliberatamente: conservare il discorso formale della neutralità mentre approfondisce i legami economici e politici con la Russia. Significativamente, Putin e Xi non hanno discusso il piano di pace cinese per il conflitto ucraino durante gli incontri a Pechino, segnale che l’agenda bilaterale ha altre priorità.

Ciò che invece è stato discusso è stata una visione del mondo. Il documento di 47 pagine firmato dai due presidenti non è un trattato commerciale: è una dichiarazione di intenti sull’ordine internazionale che entrambi vogliono costruire, o smantellare, a seconda del punto di vista.

Un anniversario e un invito

Il vertice del maggio 2026 coincide con date simboliche: il 30º anniversario della partnership strategica sino-russa e il 25º anniversario del Trattato di Buon Vicinato e Amicizia, firmato nel 2001. I due governi non hanno perso l’occasione di sottolineare la longevità di un’alleanza che Washington ha ripetutamente sottovalutato. Come gesto finale, Putin ha invitato Xi Jinping a visitare la Russia il prossimo anno. L’asse Mosca-Pechino non è un’alleanza di convenienza contingente: è un progetto politico di lungo periodo.

Lasciando Pechino, Putin ha definito la visita “un successo”. È difficile sostenere il contrario. Mentre Trump è tornato a Washington senza accordi, Putin è tornato a Mosca con quaranta accordi.

Per chi desidera leggere il documento completo pubblicato dal Cremlino:
kremlin.ru – Dichiarazione congiunta Russia-Cina sul mondo multipolare