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27 Aprile 2026

Perché leggere a scuola è solo l’inizio del percorso

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Immagine di copertina generata con Google Gemini

di Alessandro Andrea Argeri

È stata pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito la bozza delle nuove indicazioni nazionali per i licei con cui si interviene in modo diretto sulle pratiche di insegnamento della letteratura italiana per “rafforzare la lettura integrale delle opere fin dal primo biennio”. Temevo sulla lista di autori consigliati, quando la politica entra nella cultura non è mai un buon segno, ma per fortuna a redigerla sono state quindici commissioni di accademici rinomati coordinati da Claudio Giunta, un italianista di valore. Insomma, il mondo della scuola ha subito abusi peggiori da parte dei governi, vedasi le varie abilitazioni a pagamento necessarie per insegnare mentre con la scusa del vecchio ordinamento o della scorciatoia del TFA sostegno si sono creati nuovi docenti già anziani o impresentabili dal libro di vista culturale.

Nella lista del Ministero ci sono tutti gli immancabili: Moravia, Pavese, Pirandello, persino Pasolini e Gramsci, inoltre l’obiettivo dichiarato di leggere sei libri in due anni non è nemmeno troppo velleitario, anzi se un buon docente riuscisse a fare appassionare gli studenti alla materia si potrebbe anche raddoppiare il numero, e magari addirittura iscriversi alla facoltà di Lettere come è stato il mio caso cinque anni fa. Se non avessi letto “I viaggi di Gulliver”, “Robinson Crusoe” o “Il ritratto di Dorian Gray” sicuramente ora avrei una forma mentis diversa, e chissà se alcuni esami universitari non sarebbero andati diversamente siccome non avrei avuto le conoscenze pregresse, perché bisogna pur sempre tenere a mente di come oggi l’obiettivo delle scuole superiori sia quello di preparare i futuri studenti universitari. A tal proposito è preoccupante, ma anche indicativo della nostra situazione culturale, che molti ventenni arrivino alle facoltà umanistiche senza aver letto “Il fu Mattia Pascal” (Pirandello), “Il barone rampante” (Calvino), “La lettera scarlatta” (Hawthorne), o altri capolavori indispensabili a capire interi programmi.

Tuttavia i classici sono solo l’impalcatura iniziale su cui costruire la propria formazione, poiché si tratta “solo” di autori apri fila di determinate tendenze, oppure dei massimi esponenti di quella determinata corrente di pensiero, quindi da soli non esauriscono la totalità del periodo. Una supplente al quinto anno mi consigliò di leggere “Guerra e Pace” di Tolstoj perché “mi avrebbe cambiato la vita”. La mia vita è rimasta la stessa, però grazie a quel consiglio ho approfondito la letteratura russa, ho letto Gogol (“Anime morte”), Bulgakov (“Il maestro e Margherita”) e, soprattutto, quel Dostoevskij da cui si impara che l’essere umano trova la sua vera natura e la redenzione solo attraverso l’accettazione del dolore.

Un consiglio allora ai ragazzi che leggono o che vogliono avvicinarsi alla lettura: costruite il vostro percorso. Un libro può non piacere, bisogna solo trovare quello giusto, e da ragazzi bisogna essere onnivori per poter raccogliere dentro di sé quante più esperienze possibili.

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Giornalista regolarmente tesserato all'Albo dei Giornalisti di Puglia, Elenco Pubblicisti, tessera n. 183934. Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic). Per eventuali comunicazioni scrivere a: aless.argeri@gmail.com