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24 Maggio 2026

Donne Unite: perché il patriarcato capitalista teme la solidarietà che attraversa razza e classe

Il patriarcato frammenta le donne; l’unione intersezionale e collettiva abbatte il sistema

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

La frammentazione come strategia di controllo

La logica patriarcale non si è mai sostenuta solo con la forza bruta. Dipende dalla frammentazione: donne isolate, insicure e in competizione tra loro sono più facili da controllare.

Ma “donne” non è una categoria omogenea. Il patriarcato opera diversamente su un’operaia nera della periferia rispetto a una donna bianca dell’élite. La rivalità tra noi ha colore e classe. La sorellanza non cade dal cielo: richiede di disimparare il razzismo, il classismo e la lesbofobia che abitano anche tra le donne.

Quando l’unità si scontra con la divisione di classe

Quando ci riconosciamo, condividiamo esperienze e costruiamo sostegno reciproco, diventiamo meno vulnerabili. Per questo il sistema ha sempre temuto la nostra unità — specialmente quella delle lavoratrici.

All’inizio del Novecento, Sylvia Pankhurst guidò le suffragette operaie che esigevano di legare il voto femminile alle rivendicazioni economiche. Fu espulsa dal movimento suffragista borghese guidato dalla propria sorella Christabel, che preferiva donne proprietarie isolate a lavoratrici organizzate. L'”unità delle donne” scontrò con la divisione di classe, e la lezione rimane: la solidarietà senza affrontare lo sfruttamento economico diventa facciata.

La logica della scarsità e l’esaurimento che divide

Fin da piccole, le bambine imparano a confrontare i corpi, a competere per l’attenzione, a misurare il valore dall’aspetto e dalla validazione maschile. Si insegna che c’è spazio per poche. Questa logica della scarsità non nasce per caso: impedisce la coscienza collettiva.

Ma c’è qualcosa di più profondo che divide: l’esaurimento. La lavoratrice fa triplo turno: produttivo, riproduttivo e affettivo. Come ricordano le femministe materialiste, il lavoro riproduttivo invisibile è la base concreta della nostra oppressione. Quando siamo esauste, non resta energia per organizzarci. La rivalità non è solo ideologica, è prodotto dell’esaurimento che ci impedisce di unire le forze.

Il profitto dell’insicurezza

Il capitalismo lucra sulla nostra insicurezza. L’industria della bellezza vende soluzioni per una bassa autostima che essa stessa fabbrica. I social trasformano il confronto in consumo. Le relazioni disuguali si sostengono quando accettiamo briciole emotive per non restare sole. Tutto questo indebolisce la nostra resistenza.

Ma quando troviamo appartenenza l’una nell’altra, non l'”empowerment” individuale venduto dal mercato, ma la pratica collettiva della cura, qualcosa si rompe. La donna sostenuta da altre donne riconosce violenze prima naturalizzate. Percepisce che la sua sofferenza non è un fallimento personale, ma conseguenza di una struttura costruita per sfruttarla e silenziarla.

L’alleanza che il sistema teme

È per questo che il patriarcato teme la nostra alleanza. Non perché donne forti individualmente siano difficili da controllare. Il pericolo reale appare quando smettiamo di lottare sole, quando condividiamo esperienze, ci organizziamo politicamente e capiamo che il nostro dolore è collettivo.

La classe lavoratrice è sempre stata indebolita dalla divisione, e l’oppressione di genere occupa un ruolo centrale in questo. Ma la storia recente prova che resistiamo: scioperi delle lavoratrici domestiche, occupazioni delle madri, Marcia delle Margherite, quote femminili nei sindacati, reti di sostegno alle donne in situazione di violenza. Tutto questo è la materializzazione della solidarietà che il sistema cerca di impedire.

Celebrare, sostenere, resistere

Celebrare un’altra donna è atto politico. Sostenerla è sfidare una logica secolare. Creare reti di affetto e resistenza è affrontare un sistema che dipende dalla nostra solitudine.

Perché in fondo, il patriarcato non ha mai temuto solo le donne forti.

Teme le donne unite, organizzate, consapevoli di classe, che attraversano le differenze che lui stesso ha creato tra noi.