13 Luglio 2026
Vertice NATO di Ankara ovvero “A letto con il nemico”
Attraverso la metafora del thriller “A letto con il nemico”, l’articolo analizza le profonde fratture interne ed esterne emerse durante il vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio

Di Fulvio Rapanà
Credo che nulla possa essere paragonabile all’essenza del vertice NATO di Ankara che la trama del film “A letto con il nemico”. Nel film i due protagonisti sembrano una coppia felice che vive in una bella casa al mare. In realtà l’ uomo è violento e possessivo, con una personalità ossessivo-compulsiva. La vita della moglie è sotto il totale controllo di suo marito che arriva spesso a umiliarla per futili motivi. Stanca la donna pianifica la fuga e approfittando di un giro in barca a vela trova il momento giusto e si butta in acqua fingendosi annegata. Non vi è, però, nessun ritrovamento che ne accerti la morte. Dopo una serie di vicissitudini la donna trova il modo per uccidere l’uomo. Ora, per venire al vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio, chi è il vero nemico dell’Alleanza? sarà Trump e la sua personalità narcisistica-collerica, oppure sarà il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte o sarà l’inconcludenza rissosa della leadership europea: Metz, Macron, la Von Der Leyen ecc. tutti impegnati più a convincere Trump che la permanenza nell’alleanza sia nell’interesse degli Stati Uniti piuttosto che i cittadini europei riluttanti a continuare la guerra.
In un incontro di preparazione al vertice Rutte si è recato nello Studio Ovale e ha mostrato dei grafici, a prova di scemo, intitolati “L’effetto Trump” e “Il trilione di Trump”, nei quali si vorrebbe convincere Trump che, con l’intensificazione degli sforzi militari, logistici e finanziari fatti dagli europei oltre a rappresentare una opportunità economica per l’industria militare statunitense si è anche riusciti a migliorare molto la posizione militare dell’Ucraina .
In termini di geopolitica i fronti su cui la NATO è impegnata sono due: quello esterno con un Trump che ha altri problemi e priorità su cui concentrarsi e quello interno sia europeo che ucraino.
Trump e il fronte esterno
Gli Stati Uniti sono molto assorbiti dallo scontro con all’Iran, e dal Medioriente in generale, e della competizione con la Cina dove si giocano molto della loro leadership. Trump è ancora furioso con gli europei che, a suo dire, avrebbero dovuto mettere a disposizione il loro spazio aereo e le loro basi militari quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran a febbraio. Le argomentazioni secondo cui non erano stati consultati o che il Medio Oriente non rientrava nelle competenze della NATO non sono state accettate. Il signor Rutte si è recato a Washington per cercare di placare Trump in pubblico e in privato, per poi usare le sue minacce per spingere i paesi europei a ricostruire i loro eserciti indeboliti. Ma non basterà perché sul tavolo vi sono una serie di fattori che spingono per il ridimensionamento degli USA nellaNATO. Primo: a Trump non interessa vincere una guerra con la Russia anche se combattuta dagli ucraini e pagata dagli europei. Considera questa guerra voluta dai Democratici e costata 150 miliardi di $ in una area del mondo non più prioritaria per gli interessi americani. Trump concorda con quanto affermato da Kissinger sulle aree di influenza: ” Se non vogliamo che russi o cinesi si insedino militarmente a Cuba o anche nel centro o sud America dobbiamo rispettare le aree di sicurezza e di influenza degli altri. Il 100% della nostra sicurezza sarebbe lo 0% della sicurezza degli altri e su queste basi non si crea una base pacifica di convivenza”. Secondo: Da buon frequentatore e proprietario di casinò Trump non vuole puntare su un perdente. Il Pentagono sa perfettamente che sul campo di battaglia i russi avanzano tutti i giorni su più direzioni e possono ancora buttare nella mischia una parte rilevante della sua forza aerea per schiacciare le ultime resistenze nelle città fortificate che tengono ancora in piedi il fronte ucraino. I droni ucraini che colpiscono città e infrastrutture russe sono considerate punzecchiature che producono danni economici anche rilevanti ai russi i quali rispondono con una aumentata pressione militare e che comunque non possono cambiare le sorti della guerra. Terzo: Trump non vuole trovarsi in una situazione in cui si attivi l’art. 5 della NATO, che prevede l’intervento di tutti gli stati membri per il caso la Russia attacchi anche solo uno dei paesi alleati. Il Pentagono tramite i satelliti è a conoscenza, anche informato dai russi, che la Lettonia ospita illegalmente basi da cui partono droni verso San Pietroburgo. Questo darebbe la legittimazione a Putin di bombardare le basi lettoni ed eventualmente altre basi o installazioni o fabbriche in paesi NATO, Germania e Gran Bretagna, che producono apparati bellici utilizzati contro la Russia. Le ritorsioni della Russia darebbero la legittimazione ad attivare l’art. 5 della NATO? è un pò controverso e comunque costringerebbero gli Stati Uniti a decidere se intervenire, e questo Trump e il Pentagono non lo vogliono, anche perché gli americani all’86% , sondaggio Gallup, sarebbero contrari a entrare con la Russia in una guerra potenzialmente nucleare. Quarto: Nella breve guerra con l’Iran, molto meno intensa di un eventuale scontro con la Russia, gli Stati Uniti hanno rilevato una serie di gravi carenze nel loro apparato militare che gli permettono di sostenere uno scontro ad alta intensità per non più di 20/30 giorni. Dopo di che le munizioni sia convenzionali che missilistiche (Tomhawark), che i sistemi di missili antiaerei sarebbero esauriti.
La NATO alle prese con il fronte interno L’ottimismo di Rutte continua a scontrarsi con le stesse carenze europee che affliggono l’alleanza da decenni: protezionismo industriale, protagonismo e diffidenza nazionalista. Da quando mancano pesi politici, come Merkel, Mitterand o Khol, Francia e Germania non riescono nemmeno a mettersi d’accordo per collaborare su progetti convenzionali come aerei e sistemi di difesa aerea. E’ veramente difficile che riescano a farlo su progetti di nuove armi, come i droni aerei e navali, per non parlare del nucleare. La storica incapacità degli europei di cooperare sta diventando un pericoloso punto debole per la NATO.
Fronte ucraino
Dopo quattro anni di guerra si evidenziano le prime crepe nei rapporti fra paesi dell’Alleanza e l’Ucraina. A seguito le celebrazioni, fatte da Zelensky, dei combattenti ucraini che sostennero l’invasione nazista, e che hanno procurato circa 120.000 morti fra la popolazione civile polacca, il Presidente polacco Karol Nawrocki ha ritirato la massima onorificenza del Paese, l’Ordine dell’Aquila Bianca, a Zelensky. I continui scandali di corruzione fra i vertici dello stato ucraino che hanno coinvolto persone anche molto vicine a Zelensky e il sospetto che una parte delle armi ricevute dall’Occidente siano finite sul mercato delle armi, hanno fatto storcere il naso in parecchie cancellerie europee. Il reclutamento di nuovi soldati è affidato solo a metodi coercitivi prelevando le persone per strada con squadre che operano in incognito utilizzando mezzi anonimi. Questo succede anche nell’Ucraina occidentale dove sta crescendo un forte malcontento antigovernativo. La censura plumbea su queste notizie è strettissima in tutto l’Occidente in cui i governi provano a nascondere queste informazioni ma qualche cosa passa.
E poi c’è Rutte che per la sua forte volontà di compiacere Trump fa dichiarazioni, come al vertice NATO, che creano ulteriori problemi ai governi attuali : ” L’aumento della spesa militare di armamenti statunitensi da parte dei Paesi europei sta sostenendo circa 195 mila posti di lavoro nell’industria della difesa statunitense grazie a un portafoglio di ordini da 300 miliardi di dollari nei prossimi due anni”. In un momento in cui si parla di licenziare 50.000 dipendenti al gruppo Wolkswagen e chiudere 4 fabbriche le dichiarazioni di Rutte sono benzina sul fuoco. Il Segretario ritiene che non sia un problema suo il consenso interno agli stati per il rafforzamento militare della NATO. Ma non è così. A livello continentale, l’Europa sta provando a compattarsi, con i leader che si vantano di una resilienza del blocco sempre maggiore nel sostegno all’ Ucraina. Ma a livello degli Stati membri, l’Europa, si sta sgretolando. Il costo dell’energia , la deindustrializzazione, lo spostamento delle risorse dal sociale al militare riducono tutti i giorni consenso, voti e credibilità ai governi di democrazia liberale. Gli elettori anche moderati stanno capendo che le forze populiste di destra semplicemente farebbero finire la guerra, ripristinerebbero forniture di energia a basso costo dalla Russia per salvare il salvabile dell’ industria e dell’economia europea. Chi è il nemico?, è veramente arduo da capire.
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