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12 Luglio 2026

Morte Gianmarco Pozzi a Ponza: i misteri e la verità mancata

Il 9 agosto 2020, il 28 romano Gianmarco Pozzi viene trovato morto in un’intercapedine a Ponza. Sebbene la Procura ipotizzi inizialmente una caduta accidentale dovuta a uno stato di alterazione, la famiglia contesta da subito la tesi parlando di omicidio e riscontrando gravi anomalie investigative. Nonostante l’apertura di un fascicolo per omicidio e un’indagine parallela sullo spaccio d’droga sull’isola, a quattro anni dai fatti la Procura di Cassino ha chiesto l’archiviazione del caso per mancanza di prove certe, lasciando la vicenda senza una verità processuale

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Credit foto https://www.ilmessaggero.it/italia/ponza_puglile_morto_cosa_e_successo_gianmarco_pozzi-5396214.html

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

9 agosto 2020. Ponza si sta lentamente svegliando dopo una notte d’estate. Estate anomala. Di paura e speranza con il Covid 19 tra noi.

I locali hanno appena spento la musica, qualcuno torna a casa, qualcun altro si prepara già a ricominciare una nuova giornata.

Tra i terrazzamenti della zona di Santa Maria, però, sta per consumarsi una vicenda destinata a trasformarsi in uno dei casi irrisolti più discussi degli ultimi anni.

Quando il corpo di Gianmarco Pozzi viene trovato senza vita all’interno di una stretta intercapedine tra un muro di contenimento e un’abitazione privata, tutto sembra suggerire una tragedia accidentale.

Aveva ventotto anni.

Era un atleta di kickboxing, romano, in ottime condizioni fisiche. Durante l’estate lavorava come addetto alla sicurezza in un noto locale dell’isola.

Quella che inizialmente appare come una morte dovuta a una caduta si trasformerà, nel giro di pochi mesi, in un’inchiesta per omicidio volontario contro ignoti.

Dopo oltre quattro anni di indagini, consulenze contrapposte, sopralluoghi e testimonianze, la Procura di Cassino chiederà e otterrà l’archiviazione, ritenendo di non avere prove per sostenere l’accusa in giudizio.

L’ultima notte

Le ultime ore di Gianmarco vengono ricostruite attraverso le dichiarazioni dei coinquilini, di alcune persone presenti nei locali e degli investigatori.

È una serata come molte altre della stagione estiva.

Ponza, in agosto, cambia ritmo. Migliaia di turisti affollano il porto, i locali chiudono all’alba, il personale della sicurezza termina il servizio quando il resto dell’isola sta iniziando la giornata.

Pozzi rientra nell’abitazione condivisa con altri ragazzi.

Da quel momento, però, la ricostruzione degli eventi diventa frammentaria.

Poche ore dopo, il suo corpo viene trovato in una stretta intercapedine profonda circa tre metri, a qualche centinaio di metri dalla casa.

È scalzo.

Presenta una gravissima lesione cervicale, risultata mortale.

Intorno a quel luogo nasceranno quasi tutte le domande ancora oggi senza risposta.

La prima ricostruzione

Gli accertamenti iniziali convergono verso una spiegazione precisa.

Gli esami tossicologici rilevano cocaina.

Secondo la consulenza medico-legale disposta dalla Procura, Gianmarco avrebbe sviluppato uno stato di alterazione psicofisica tale da indurlo a correre senza orientamento tra i terrazzamenti dell’isola fino a precipitare accidentalmente nell’intercapedine, riportando la frattura cervicale fatale.

Per gli investigatori, almeno in questa prima fase, non emergono elementi tali da sostenere un’aggressione.

Ma quella conclusione viene immediatamente contestata.

La famiglia non ci crede

Paolo e Paola Pozzi, i genitori di Gianmarco, respingono fin dal primo momento l’ipotesi dell’incidente.

Non si tratta soltanto di una reazione emotiva.

Affidano il caso a consulenti, avvocati e investigatori privati.

Secondo loro esistono troppe anomalie.

Perché non sarebbe stata eseguita un’autopsia completa?

Perché l’area del ritrovamento non venne immediatamente sequestrata?

Perché alcuni oggetti non furono repertati?

Perché diverse testimonianze apparivano contraddittorie?

Queste contestazioni verranno riprese anche in interrogazioni parlamentari presentate negli anni successivi, nelle quali alcuni deputati chiederanno chiarimenti sulle modalità investigative adottate, pur trattandosi di iniziative politiche e non di accertamenti giudiziari.

Due consulenze, due verità

L’inchiesta si trasforma presto in uno scontro scientifico.

Da una parte la consulenza della Procura.

Dall’altra quella del professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina Legale e consulente della famiglia.

La prima ritiene compatibile la dinamica con una caduta accidentale.

La seconda evidenzia aspetti ritenuti incompatibili con una semplice precipitazione e invita a considerare seriamente l’ipotesi di una violenza precedente alla morte.

È uno dei motivi che convince la Procura a non fermarsi alla ricostruzione iniziale.

Nel gennaio 2021 viene aperto formalmente un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti. Tornano a Ponza gli investigatori, vengono eseguiti nuovi sopralluoghi e disposti ulteriori approfondimenti tecnici.

L’isola dei silenzi

Durante l’inchiesta emergono racconti divergenti.

Alcuni testimoni modificano versioni precedenti.

Altri dichiarano di ricordare poco.

Altri ancora preferiscono non esporsi.

Per gli investigatori questo non basta a dimostrare un omicidio, ma contribuisce a mantenere aperti i dubbi.

Le trasmissioni televisive che seguiranno il caso dedicheranno ampio spazio proprio a queste contraddizioni, pur senza riuscire a trasformarle in prove processualmente decisive.

Il filone dello spaccio

Parallelamente emerge un’altra vicenda.

L’indagine porta alla luce un’attività di traffico di sostanze stupefacenti sull’isola.

Negli anni successivi sette persone ricevono l’avviso di conclusione delle indagini per reati legati allo spaccio, oltre ad altre contestazioni.

È importante distinguere i due piani.

La Procura ha chiarito che quel procedimento nasce dagli approfondimenti svolti dopo la morte di Pozzi, ma non individua responsabili del suo decesso né stabilisce un nesso causale tra il traffico di droga e la sua morte.

Quattro anni dopo

Nel novembre 2024 arriva la decisione destinata a riaprire il dolore della famiglia.

La Procura di Cassino deposita la richiesta di archiviazione.

La motivazione è giuridica prima ancora che investigativa: non sono stati raccolti elementi sufficienti per sostenere in giudizio l’accusa di omicidio contro una persona determinata.

Lo scorso 8 luglio il GIP di Cassino ha disposto l’archiviazione per il fascicolo sulla morte di Pozzi. Ha invece respinto la richiesta di archiviazione per l’ipotesi di reato di frode processuale a carico del consulente della Procura che ha analizzato l’Iphone della vittima.

Secondo i consulenti della famiglia dal cellulare di Gianmarco Pozzi è partita una telefonata dopo la sua morte.

Le domande rimaste aperte

Anche dopo anni di indagini restano interrogativi che alimentano il dibattito pubblico.

La dinamica esatta degli ultimi minuti di vita.

Le ragioni di alcune incongruenze nelle testimonianze.

Le contestazioni mosse dalla famiglia sulle attività investigative iniziali.

Il significato delle diverse interpretazioni medico-legali.

Sono questioni che hanno trovato risposte differenti a seconda dei consulenti coinvolti, ma nessuna ha raggiunto quel livello di certezza richiesto nel processo penale.

Una verità mancata

Ogni procedimento giudiziario si fonda sulle prove.

E nel caso di Gianmarco Pozzi le prove disponibili non sono bastate a costruire una verità processuale condivisa.

Resta il contrasto tra la convinzione della famiglia, che continua a sostenere l’ipotesi dell’omicidio, e la valutazione della Procura, secondo cui gli elementi raccolti non consentono di attribuire responsabilità penali a qualcuno.

È forse questa la vera eredità del caso.

Non tanto una risposta sbagliata.

Quanto una risposta che non è mai arrivata.

Tra i muri bianchi e le vigne di Santa Maria, il punto esatto in cui venne trovato Gianmarco continua a essere un luogo qualsiasi per chi visita Ponza.

Per la sua famiglia, invece, è il luogo dove il tempo si è fermato la mattina del 9 agosto 2020.

E dove, ancora oggi, una domanda continua a riecheggiare senza una risposta definitiva: cosa è accaduto davvero nelle ultime ore di Gianmarco Pozzi?

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