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25 Maggio 2026

Alta Velocità in Ciociaria, il timore del Cassinate: “Così rischiamo l’isolamento economico”

La futura stazione TAV tra Ferentino e Supino divide la provincia di Frosinone. Nel sud del Lazio cresce la paura di perdere centralità industriale e commerciale

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

La geografia delle infrastrutture spesso diventa geografia del potere economico. E in provincia di Frosinone il dibattito sulla futura stazione dell’Alta Velocità sta assumendo sempre più i contorni di uno scontro territoriale destinato a segnare il futuro della Ciociaria.

Da una parte il progetto della nuova fermata TAV nell’area Ferentino-Supino, sostenuto dalla Regione Lazio, dal Ministero delle Infrastrutture e dal sistema produttivo del nord della provincia. Dall’altra il Cassinate, che guarda a quell’opera con crescente preoccupazione, con il timore che il nuovo asse ferroviario rischi di spostare definitivamente verso Frosinone il baricentro economico provinciale.

La questione non riguarda soltanto i treni. Riguarda investimenti, occupazione, commercio, università, turismo e capacità di un territorio di restare competitivo.

Il progetto della stazione AV

L’ipotesi allo studio prevede la realizzazione di una stazione dell’Alta Velocità lungo la linea Roma-Napoli, in una posizione strategica tra il casello autostradale e il collegamento con la superstrada per Sora.

Per i promotori, l’opera rappresenterebbe una svolta storica: un hub intermodale capace di attrarre imprese, logistica e nuovi flussi economici nel basso Lazio.

Il mondo industriale del frusinate parla apertamente di “occasione irripetibile”. Una visione supportata anche dalla vicinanza con Roma, dalla rete autostradale e dalla possibilità di trasformare l’area centrale della provincia in una piattaforma di connessione tra Tirreno e Adriatico.

Ma più il progetto prende forma, più nel Cassinate cresce la paura di essere tagliato fuori.

La paura del declino nel sud della provincia

Cassino non è un territorio qualunque. Per decenni è stata il motore industriale del basso Lazio. Attorno allo stabilimento automobilistico della Fiat si è sviluppato un vasto indotto metalmeccanico che ha garantito occupazione e ricchezza a migliaia di famiglie.

Oggi però quello stesso sistema vive una fase delicata: crisi produttive, riduzione dei volumi industriali, contrazione dei consumi e difficoltà diffuse nel commercio cittadino.

Sono passati i tempi del “primo giorno in fabbrica” in Fiat. Oggi c’è il terrore dell’ultimo giorno in Stellantis a Piedimonte San Germano.

In questo scenario, l’idea che il principale investimento infrastrutturale della provincia possa nascere cinquanta chilometri più a nord viene percepita come l’ennesimo segnale di marginalizzazione.

Tra imprenditori, commercianti e amministratori locali il timore è concreto: perdere centralità nei collegamenti significherebbe perdere competitività.

Perché nell’economia contemporanea il tempo di percorrenza pesa quanto le tasse, l’energia o il costo del lavoro.

Il punto centrale: serve davvero una stazione TAV a Cassino?

La discussione pubblica, però, rischia di fermarsi a una contrapposizione troppo semplice: stazione sì o stazione no.

Dal punto di vista tecnico, infatti, un territorio può essere perfettamente integrato nella rete Alta Velocità anche senza avere una propria stazione AV.

Il problema vero è un altro: costruire connessioni rapide, continue ed efficienti con gli hub ferroviari esistenti.

Ed è proprio su questo terreno che il Cassinate potrebbe giocare la partita decisiva.

Il modello possibile: Cassino collegata alla TAV

La soluzione più realistica potrebbe essere la creazione di un sistema integrato tra Cassino e la futura stazione AV del nord della provincia.

In pratica:

treni regionali veloci e frequenti tra Cassino e Ferentino;

coincidenze sincronizzate con Frecciarossa e Italo;

biglietto unico integrato;

tempi di interscambio ridotti;

collegamenti bus rapidi con le aree industriali e universitarie.

Oggi molti pendolari rinunciano al trasporto ferroviario non tanto per la distanza, quanto per l’incertezza delle coincidenze e per i tempi morti nelle stazioni intermedie.

Un sistema efficiente potrebbe consentire a un professionista del Cassinate di raggiungere Roma o Napoli in tempi competitivi senza bisogno di una fermata AV diretta.

È il modello adottato in molte aree europee dove l’Alta Velocità funziona come dorsale principale collegata a reti territoriali rapide.

Il potenziamento della linea storica

C’è poi un secondo nodo fondamentale: la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli.

Per anni considerata secondaria rispetto alla direttissima AV, resta invece uno dei corridoi ferroviari più strategici del Centro-Sud.

Interventi infrastrutturali mirati potrebbero migliorare sensibilmente la mobilità del territorio:

ammodernamento tecnologico della linea;

riduzione dei colli di bottiglia;

nuovi regionali “fast”;

meno fermate intermedie nelle tratte lunghe;

incremento della puntualità.

Ridurre di venti o trenta minuti il collegamento Cassino-Roma avrebbe un impatto enorme sul mercato del lavoro, sull’università e sulla competitività delle imprese.

In molti casi, infatti, la qualità del servizio conta più del marchio “Alta Velocità”.

L’altra partita: Gaeta e il Tirreno

Esiste poi una prospettiva strategica spesso rimasta sullo sfondo del dibattito pubblico: il collegamento ferroviario tra Cassino e Gaeta.

Un asse infrastrutturale verso il Tirreno trasformerebbe il Cassinate in un nodo logistico centrale tra Lazio meridionale, Campania e dorsale adriatica.

Non sarebbe soltanto una questione turistica.

Significherebbe collegare il territorio ai flussi portuali, commerciali e industriali del litorale, aprendo nuove opportunità economiche in una fase di forte trasformazione produttiva.

Le compensazioni necessarie

Per evitare che la nuova stazione AV venga vissuta come una sottrazione di centralità al sud della provincia, il territorio potrebbe chiedere un vero piano di compensazione infrastrutturale.

Tra le ipotesi più concrete:

fermate Frecciarossa aggiuntive a Cassino;

servizi shuttle veloci verso la futura stazione AV;

rilancio dell’Interporto di Piedimonte San Germano;

incentivi alla mobilità universitaria;

potenziamento della Cassino-Sora-Avezzano;

integrazione ferro-gomma con il sud pontino.

Perché una stazione TAV da sola non basta a creare sviluppo.

Senza reti locali efficienti, anche le grandi infrastrutture rischiano di restare isolate.

La vera sfida del territorio

Il Cassinate conserva ancora asset strategici enormi: l’università, il polo industriale anche se agonizzante, Montecassino, la posizione geografica tra Roma e Napoli.

La questione decisiva sarà capire se queste risorse verranno inserite dentro un nuovo sistema moderno di mobilità oppure lasciate ai margini mentre il resto della provincia accelera.

Perché le infrastrutture non decidono soltanto dove passano i treni.

Decidono dove si fermano gli investimenti, il lavoro e il futuro di un territorio.

Resta una domanda finale e cruciale, esiste nel Cassinate una classe politica capace di costruire il futuro del territorio?

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