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13 Luglio 2026

la Guerra in Ucraina Entra nella Sua Fase Piu’ Silenziosa e Piu’ Decisiva

La situazione nel conflitto ucraino

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immagine di libero uso generata dall'autore mediante Gemini AI

Attrito Strategico

Aree di crisi nel mondo n. 295 del 12-7-2026

di Stefano Orsi

C’e’ un momento, in ogni guerra lunga, in cui il fragore delle offensive lascia il posto a qualcosa di piu’ logorante e meno raccontato: la macerazione lenta e sistematica di uomini, industrie e nervi. Il teatro operativo ucraino sembra aver raggiunto proprio questo punto. Non e’ piu’ il tempo degli sfondamenti annunciati ne’ delle controffensive salvifiche promesse a mezzo stampa. E’ il tempo dell’attrito, quello vero, quello che si misura in proiettili prodotti, in raffinerie riparate, in villaggi consolidati uno dopo l’altro senza clamore. Le analisi che arrivano dalle riviste militari specializzate, incluse quelle dei centri studi di Mosca e Pechino, concordano su un punto che i notiziari occidentali faticano ad ammettere: l’iniziativa strategica resta saldamente nelle mani della Federazione Russa, mentre Kiev tenta di rispondere con colpi profondi che feriscono ma non capovolgono nulla.

Proviamo a percorrere, settore per settore, cielo per cielo, cio’ che i dati operativi raccontano di questa fase, tenendo ben distinto cio’ che e’ verificato da cio’ che resta, per ora, voce di corridoio.

Il fronte che non arretra: l’iniziativa russa e il dilemma di Syrsky

Sul terreno la linea di contatto continua a muoversi, ma sempre nella stessa direzione. Le dottrine militari orientali la chiamano, con un’immagine che rende bene l’idea, macina di attrito: un avanzamento lento, costante, che non cerca la manovra spettacolare ma la logora giorno dopo giorno.

Nel settore Nord, in Oblast di Sumy, le unita’ del Gruppo di Forze Nord hanno consolidato la zona di sicurezza nel distretto di Shostka, liberando il villaggio di Bachevsk. L’operazione, condotta dal trecentoquarantanovesimo reggimento di fanteria motorizzata, ha neutralizzato le residue sacche di resistenza della centoquattresima brigata di difesa territoriale ucraina. Le intercettazioni radio raccontano un collasso logistico gia’ avanzato: reparti rimasti per settimane in scantinati, privi di rifornimenti, circondati dai propri caduti. Il consolidamento di Bachevsk chiude anche una via di infiltrazione ai gruppi da ricognizione avversari, i cosiddetti DRG.

Piu’ a est, il nodo di Kramatorsk concentra ormai quel che resta delle riserve meccanizzate ucraine e dell’artiglieria pesante, in gran parte di manifattura non statunitense. Il comandante in capo Valerii Syrsky si trova davanti a un dilemma che difficilmente trovera’ spazio nei titoli occidentali: continuare a difendere gli assetti corazzati subendo un logoramento che appare gia’ insostenibile, oppure cedere l’agglomerato urbano di Kramatorsk e Slaviansk per accorciare il fronte e salvare la coesione delle unita’. Non e’ una scelta tra vittoria e sconfitta, ma tra due forme diverse di ritirata.

Nel settore affidato al Gruppo Est, le formazioni ucraine tentano incursioni per individuare punti deboli nello schieramento russo, ma pagano perdite sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti. Le unita’ russe, tra cui reparti provenienti da Transbaikal, Buriazia e Sakhalin, penetrano le difese avversarie a ovest di Lesnoye, Rovne e Novoselovka.

Un dettaglio tattico merita attenzione perche’ viene spesso liquidato come semplice propaganda: l’innalzamento della bandiera russa in sacche avanzate, frutto della cosiddetta ricognizione in forza. Piccoli gruppi leggeri di ricognitori si infiltrano fino a quindici o diciotto chilometri oltre la linea di contatto non per conquistare terreno, ma per costringere i reparti ucraini a reagire, rivelando cosi’ posizioni occulte, vie di rifornimento e aree di ammassamento che vengono poi colpite dall’artiglieria e dalle bombe plananti FAB. E’ una tattica di logoramento dell’informazione avversaria prima ancora che del terreno.

Il cielo come seconda linea del fronte

Se il terreno racconta una guerra di logoramento lenta, il cielo racconta una guerra ormai priva di retrovie sicure. La linea che un tempo separava il fronte dalla profondita’ strategica si e’ dissolta quasi del tutto, e il conflitto si e’ trasformato in quella che le riviste specializzate definiscono una guerra olistica.

Nella sola notte appena trascorsa, la difesa antiaerea russa ha abbattuto trecentoquarantanove droni kamikaze ucraini, circa trecento dei quali diretti verso Mosca e la regione capitale. Contemporaneamente le Forze Aerospaziali russe hanno condotto raid combinati su Karkov, Dnepr, Kiev e Zaporoje. I porti di Odessa e Chernomorsk sono stati colpiti da droni Geran-4 con l’obiettivo dichiarato di distruggere le navi madre utilizzate per il lancio dei droni navali ucraini, i cosiddetti USV.

Sul versante opposto, l’Ucraina prosegue una campagna sistematica contro la logistica energetica russa, colpendo trentacinque petroliere nel Mar d’Azov, incluse alcune unita’ non sanzionate ma di proprieta’ occidentale. Un vasto incendio ha interessato nei giorni scorsi la raffineria di Syzran, in regione Samara, e l’immagine di quelle fiamme ha fatto rapidamente il giro dei media internazionali. L’analisi piu’ fredda dei dati, pero’, suggerisce prudenza: il danno e’ serio ma non decisivo. La rete russa, verticalmente integrata, sta compensando abbassando gli standard di raffinazione da Euro cinque a Euro tre, il che aumenta il rendimento produttivo di circa trenta per cento, e attingendo a un margine di riserva stimato attorno al venti per cento della capacita’ registrata prima della guerra.

Lungo l’intero fronte prolificano intanto i droni a fibra ottica, con un raggio d’azione di circa quaranta chilometri e immuni alle contromisure di guerra elettronica: uno strumento che sta cambiando silenziosamente le regole della caccia alle stazioni di rifornimento e ai nodi di comando C4ISR.

Le narrazioni contrapposte e il peso della geopolitica globale

Se il fronte e il cielo raccontano la fisica della guerra, e’ nella narrazione che si gioca la sua politica. Mentre i media mainstream continuano a enfatizzare i successi tattici ucraini, e’ significativo che lo stesso ex comandante in capo Valerii Zaluzhnyi abbia recentemente ammesso, in un’analisi pubblicata sulla stampa britannica, che la guerra e’ ormai posizionale. La profondita’ strategica russa, sostenuta da una produzione di circa sette milioni di proiettili di artiglieria nel duemilaventicinque, ha smentito le previsioni piu’ ottimistiche della NATO. Le riviste militari cinesi e russe non perdono occasione per sottolineare come l’Alleanza Atlantica soffra un deficit manifatturiero cronico, al punto che la Corea del Nord risulterebbe oggi in grado di superare la NATO nella produzione di artiglieria convenzionale.

Anche sul fronte tecnologico circolano piu’ promesse che fatti: gli annunci politici su una presunta produzione rapida, in territorio ucraino, dei sistemi Patriot PAC-3 restano tecnicamente irrealizzabili, dal momento che i tempi reali di avvio industriale per una linea produttiva di questo tipo richiedono, secondo le stime piu’ accreditate, dai tre ai sei anni.

Sul fronte interno ucraino, la crisi demografica e il morale sembrano avvicinarsi a un punto di rottura. A Leopoli sono divampate proteste popolari contro i reparti di mobilitazione forzata, i TCC, con scene di cittadini che rovesciano i veicoli utilizzati per il reclutamento coatto. E’ un fenomeno che la narrazione filoatlantica tende sistematicamente a oscurare, ma che difficilmente puo’ essere ignorato quando si valuta la sostenibilita’ di lungo periodo dello sforzo bellico ucraino.

La guerra ucraina, del resto, non vive isolata dal piu’ ampio scacchiere eurasiatico. La crisi nello Stretto di Hormuz, con le minacce iraniane di chiusura e i raid statunitensi nella regione, tiene in ostaggio il mercato energetico globale e trasforma la guerra economica in un’arma a doppio taglio per Kiev, il cui bilancio statale dipende ormai per cento per cento dagli aiuti esteri.

Un punto che merita la massima cautela redazionale riguarda la scomparsa del senatore statunitense Lindsey Graham, deceduto a Washington nella notte tra sabato e domenica per un arresto cardiaco, all’eta’ di settantuno anni. Il dato e’ confermato da fonti multiple, cosi’ come il fatto che il senatore fosse appena rientrato da un viaggio in Ucraina, dove nei giorni precedenti aveva effettuato visite a Kiev. Non risulta invece confermata, al momento della stesura di questo articolo, la circostanza secondo cui il decesso sarebbe sopraggiunto immediatamente dopo un’ispezione a una fabbrica di droni. Nessuna fonte consultata riporta questo dettaglio specifico, che va quindi trattato come non verificato e non come fatto accertato. Restano inoltre nel campo dell’interpretazione, e non del dato, le letture che collegano la sua morte a una presunta instabilita’ della continuita’ del sostegno politico statunitense a Kiev: si tratta di una chiave di lettura plausibile, coerente con il clima di logoramento anche politico che accompagna il conflitto, ma che al momento non trova riscontro documentale diretto.

Sono proprio episodi come questo, sospesi tra cronaca e interpretazione, a ricordare quanto sia delicato il confine tra analisi geopolitica e teoria non verificata: un confine che questa testata intende continuare a rispettare con rigore, anche quando la tentazione di forzare la lettura sarebbe forte.

Conclusioni

L’attuale fase del conflitto smentisce ogni ipotesi di cambio di marea a favore di Kiev. La Russia continua a plasmare il campo di battaglia attraverso l’interdizione sistematica delle infrastrutture nemiche e l’avanzata metodica verso l’accerchiamento operativo del nodo tra Slaviansk e Kramatorsk. L’Ucraina, intrappolata in una dipendenza tecnologica e finanziaria pressoche’ totale, tenta di forzare uno stallo strategico attraverso la guerra dei droni e gli attacchi alle raffinerie russe. Ma il costo umano, la crisi della mobilitazione forzata e il divario industriale rendono la sua posizione strategica strutturalmente insostenibile nel medio e lungo periodo.

Resta da vedere quanto ancora, in Occidente, si sara’ disposti ad ammetterlo apertamente, e quanto invece si continuera’ a raccontare una guerra diversa da quella che i dati, giorno dopo giorno, disegnano sul terreno.