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15 Giugno 2026

Il vulnus giuridico creato dalla concessione della grazia a Nicole Minetti

Critica alla grazia a Minetti: un vulnus istituzionale legato al potere

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

La vicenda spinosa della grazia a Nicole Minetti, a guardare le cose per ciò che sono, ha creato un vulnus di proporzioni inaudite nel sistema giuridico italiano, di cui la maggior parte degli abitanti del belpaese sembra non rendersi conto. A ciò si aggiunga che se sbagliare (e le istituzioni italiane hanno dato da questo punto di vista pessima prova di sé) è umano, perseverare è diabolico. Il giornalista com’è noto non è chiamato a risolvere problemi, ma ad attirare l’attenzione dell’ opinione pubblica su fatti che altrimenti resterebbero in una pericolosa ombra. È ciò che ha fatto Thomas Mackinson e, come spesso accade, questo ha innescato un corto circuito, stavolta ancor più grave, perché ha stigmatizzato i limiti dell’ operato della magistratura e del capo dello Stato nella valutazione dell’affaire della grazia a Minetti, grazia che a tutt’ oggi appare immeritata. Immeritata soprattutto se si considera la necessità di ricevere il beneficio da parte dei tanti detenuti, talvolta anziani o gravemente malati, condannati nonostante tutto a scontare la pena nelle nostre carceri, ora più che mai al collasso, grazie alle miopi misure repressive introdotte dal governo. Non si vuole certo sostenere che Nicole Minetti non sia stata capace di redenzione o che non possa essere una buona madre, anche perché sarebbe difficile da valutare. Ciò che invece andava valutato e con attenzione erano i fatti, anche alla luce dei reati per i quali Minetti era stata condannata. I fatti rendevano necessaria la concessione della grazia? O provavano che in realtà l’igienista dentale di Silvio Berlusconi ha reiterato lo stesso paradigma che illo tempore la vide coinvolta nei processi in Italia? Tutto ciò però ci avvicina pericolosamente a quello che, come sopra anticipato è il vulnus più significativo dell’ intera, complessa vicenda, ovverosia il suo legame col potere, il vero convitato di pietra e deus ex machina della storia. E già, perché l’italiano medio, nonostante relegato sempre più nell’ ignoranza dei fatti nel dettaglio, un’ idea è riuscito a farsela e stenta a credere che le massime istituzioni italiane non ne siano state invece capaci. Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano e di Report Nicole Minetti svolgeva in Uruguay le stesse attività per cui fu condannata in Italia e sempre ponendosi al servizio di figure non sempre specchiate ma potenti. La magistratura non intende accogliere tale tesi, benché supportata dalla gran mole di prove fornite dal Fatto Quotidiano e Report e dalla disponibilità ad essere interrogata da parte della teste più importante, che ora ritratta per ragioni che ciascuno può da solo immaginare. Nel frattempo Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani, suo compagno, hanno avanzato una richiesta di risarcimento nei confronti del Fatto Quotidiano e della RAI pari a 250 milioni di dollari. A ben guardare tuttavia, i soli a svolgere il proprio lavoro sono stati i giornalisti del primo e della seconda, che non trovano però appoggio nemmeno tra i colleghi, che non avrebbero vantaggio alcuno da una condotta diversa, in ragione della loro subalternità al potere. Il Foglio affida addirittura all’ AI la redazione di un lungo articolo che argomenta e giustifica l’esosa richiesta di risarcimento della coppia Minetti Cipriani, ammettendo così indirettamente quanta poca capacità alberghi tra le file dei suoi redattori. Resta il vulnus originario e cioè una grazia concessa a chi non la meritava e che parla della fragilità di istituzioni che il paese considerava salde e della loro permeabilità al potere nonostante i presidi giuridici di cui dovrebbero essere esse stesse le maggiori garanti. Ma forse tertium datur: che l’intera redazione del Fatto e quella di Report chiedano scusa e che dichiarino di aver sbagliato e di aver fornito prove false, in attesa chissà, della grazia di Mattarella.

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano