07 Giugno 2026
Lettera ad Alfredo Rampi, che aspettava Mazinga e trovò un Popolo
Ricordo di Alfredo Rampi, seme da cui nacque la solidarietà.

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Caro Alfredo,
Sono quarantacinque anni che non ci sei più. Fisicamente, perché sei rimasto nel cuore di tantissimi.
L’estate del 1981 era per te, per noi, un’estate speciale. Terminata l’asilo ci aspettava, a settembre, una nuova esperienza: la scuola elementare. Per te era pronta anche una prova molto più impegnativa, in ospedale. Avevamo sei anni e un mondo di serena semplicità. I nostri eroi preferiti in tv, come il grande Mazinga. Arrivava lui e il male veniva sconfitto. Così dovrebbe funzionare la vita.
Così però non funziona. Lo abbiamo iniziato a capire il 10 giugno 1981. Tu che precipiti in quel maledetto pozzo a Vermicino. Il buio, il freddo. Noi bambini non capivamo, ma intorno a noi qualcosa, in quelle tragiche ore, era cambiato. Venivamo tenuti lontani dalla televisione e controllati ancora più strettamente.
Tu, da quella profonda prigione, aspettavi Mazinga. A lui sarebbe bastato un secondo per tirarti fuori.
Non arrivò Mazinga.
Arrivò prima lo Stato con i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine, i sanitari, e poi arrivò un Popolo. I mezzi erano poveri, le tecniche non adatte. Vennero anche commessi errori.
Ma provarono di tutto per salvarti. Venne fatta venire la trivella più potente anche se non vennero ascoltati gli avvertimenti della geologa Laura Bortolani sulla durezza dei substrati di terreno. Si calarono speleologi, Tullio Bernabei, Maurizio Monteleone e Fabio Pironi, nel tentativo di liberarti.
Una Nazione si è fermata per te. Sei diventato il figlio di tutti, il fratello di tutti.
In tv non c’era più Mazinga. C’eri tu, con una lunghissima diretta Rai. Successivamente criticata, ma non era pornografia del dolore. L’Italia piegata dal terrorismo, dalle stragi, dal terremoto dell’Irpinia, voleva gioire vedendo un suo figlio salvato.
E poi l’Italia del morboso processo mediatico di Garlasco può veramente giudicare l’Italia di Vermicino?
In migliaia vennero a Vermicino. Per pregare per te; per offrire aiuto; per guadagnare qualche lira; per impicciarsi; per dire “io c’ero”.
L’Italia, tutta, era idealmente a Vermicino, rappresentata dal presidente Pertini.
In tanti si offrirono per cercare di salvarti. Minorenni mentirono sull’età pur di calarsi in quel pozzo, pronti a rischiare di morire pur di salvarti.
Come Angelo Licheri, che andò oltre ogni limite umano pur di portarti vivo dai tuoi genitori.
Purtroppo nessun lieto fine per te, Alfredo. In quelle ore di dolore tua madre, un gigante, non accusò nessuno ma chiese una Protezione Civile efficiente.
Serviva organizzazione, mezzi e addestramento.
Ci furono polemiche e processi, successivamente. Ma tua madre non si fece strumentalizzare.
Voleva che nessuna madre provasse il suo dolore. Ricordò a tutti Gianni ed Antonio Liotto, i fratellini morti in Sicilia dopo essere caduti in una cisterna nelle stesse ore in cui tutta l’Italia cercava di salvarti.
Tua madre chiedeva soccorsi efficienti e soprattutto prevenzione, che già da sola salva tante vite. Trovò ascolto nel presidente Pertini ed iniziò il cammino che ha portato alla nostra Protezione Civile.
Un centro di Protezione Civile porta il tuo nome https://riformismoesolidarieta.it/articoli/40-anni-del-centro-alfredo-rampi-ecco-come-andare-oltre-le-tragedie/.
Sei un seme che ha portato molti frutti. Nel cuore degli italiani. Nel sistema di Protezione Civile: il miglioramento di tecniche e materiali, l’importanza di una rete di supporto psicologico nelle situazioni di emergenza, l’impiego di figure professionali qualificate anche se non appartenenti ai corpi dello Stato.
Sai Alfredo, oggi abbiamo tante delle tecnologie che nel 1981 ci sembravano fantascienza vedendo Mazinga. Droni, robot. Eppure abbiamo paura di “volare”. Ci stiamo abituando alla morte e alla violenza a cui ogni giorno assistiamo.
Siamo ancora il Paese che si è stretto attorno a quel pozzo che ti ha imprigionato? Sì, non siamo più l’Italia del 1981, ma conosciamo ancora il valore della solidarietà.
Il tuo nome smuove ancora le coscienze, non ti abbiamo mai dimenticato. Sarebbe impossibile Alfredo.
Non ci siamo mai perdonati il non averti salvato. Davanti a quel pozzo, però, è nato un tacito giuramento: le persone in pericolo avrebbero avuto un soccorso pronto e professionale. L’Italia sarebbe corsa in aiuto con i mezzi migliori e il personale migliore.
Ancora resta molto da fare ma quel giuramento sarà rispettato.
Non saremo mai eroi come Mazinga, ma non smettere mai di indicarci la via per dare sempre il meglio di noi stessi.
Ciao Alfredo…
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