Mettiti in comunicazione con noi

20 Luglio 2026

L’Unione Europea espelle i profughi ucraini renitenti alla leva: serve carne da cannone

Avatar photo

Pubblicato

su

Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

Da ragazza, quando studiavo al liceo e mi imbattevo in testi greci che raccontavano la pesante ingerenza dei gruppi dirigenti spartani in ogni fase della vita dei cittadini, inorridivo. Pensavo infatti a quanto dovesse essere pesante la limitazione delle libertà che questi esseri umani erano costretti a subire. Poi però mi dicevo che il senso di appartenenza, di partecipazione e di condivisione dovevano essere prevalenti e che l’idea di una libertà assoluta a quei tempi, forse dalla gente comune, non era nemmeno contemplata. Peraltro anche nell’ antagonista di Sparta Atene, che faceva della libertà un baluardo imprescindibile, le stringhe imposte dal potere esistevano eccome. Però la partecipazione alla guerra nel mondo antico ad esempio, non riguardava gli schiavi, ma coloro che godevano dei diritti di cittadinanza e dunque poteva considerarsi una sorta di privilegio poter combattere per la difesa di ciò che si era e di quanto si possedeva. Certo questo è quanto sappiamo dal racconto affidato agli storici più o meno legati al potere di turno ed all’eterna propaganda di cui ogni governo ha bisogno. Va detto che affrontare una guerra, era cosa calibrata sulla misura dell’ uomo, del coraggio e della sua forza, prima ancora che di quella delle armi e che le battaglie di conflitti come quelli della prima e della seconda guerra mondiale sono imparagonabili con quelle dell’ antichità greca e romana o del Medioevo e del Rinascimento. Nelle guerre a noi vicine l’ uomo è funzionale alle armi e dunque la sua vita è più fragile e meno importante di quanto non fosse in passato. In questa prospettiva, la partecipazione ad uno scontro di cui quasi certamente si sarà vittima, pone la questione su un piano diverso, che mette in discussione la necessità di combattere in un’ epoca in cui il passato molto avrebbe già dovuto insegnare. Eppure mai come in questi anni stiamo assistendo all’ aumento esponenziale del numero dei conflitti ed il mondo appare diviso in aggressori ed aggrediti, in equilibrio peraltro precario. Che Trump avrebbe posto in essere una politica estera aggressiva lo si poteva immaginare. Quello che forse non si sarebbe potuto prevedere è che la stessa politica, sebbene meno platealmente, sarebbe stata perseguita dall’ Unione Europea. È notizia di qualche giorno fa che sotto pressione di Zelensky, il Consiglio dell’ Unione Europea ha sancito che, pur rinnovando la protezione temporanea ai cittadini ucraini in territorio europeo, gli uomini in età da leva dovranno tornare in patria per combattere. La norma ha la sua ratio nell’ interesse che l’Europa ha che l’Ucraina sia in grado di difendersi ed il dispositivo sarà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. È ormai noto che i volontari sono in calo e che l’arruolamento spesso illegittimo è altrettanto spesso ottenuto tramite l’uso della violenza e dell’ arresto. La barbarie non è dunque solo una prerogativa di quei paesi che ci ostiniamo a considerare lontani dalla nostra “civiltà”. Cosa ha di civile infatti costringere un essere umano ad indossare una divisa e ad imbracciare le armi per uccidere un altro uomo in tutto a lui simile, se è vero quanto scriveva Brecht e cioè che fra i vinti la povera gente fa sempre la fame e che fra i vincitori la povera gente fa la fame lo stesso? Tutti gli ordinamenti occidentali tutelano come sacra la libertà dell’ individuo. Come può chiedersi oggi a questo stesso individuo di diventare carne da cannone per rispettare la volontà di onnipotenza di qualcuno, che non intende in nessun modo risolvere le controversie con altri stati cedendo ciò che è necessario per salvare la vita dei cittadini del suo paese? A me non pare folle fuggire di fronte alla violenza che, essendo contro la vita è insensata ed attualissime mi paiono invece ancora le parole di Boris Vian: “Per cui se servirà del sangue ad ogni costo, andate a dare il vostro se vi divertirà e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi, che possono spararmi, io armi non ne ho”.

 


Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano