20 Luglio 2026
Il ricatto per iscritto: il documento che rivela la pressione degli Stati Uniti sul Brasile
Pressioni USA sul Brasile: un documento inedito svela il ricatto commerciale in anno elettorale

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Un documento inedito mostra che Washington ha condizionato le concessioni commerciali a richieste economiche e strategiche che colpiscono direttamente la sovranità brasiliana in pieno anno elettorale. Più che una disputa bilaterale, l’episodio rivela una nuova fase della competizione geopolitica globale.
La lettera inviata dall’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) al governo brasiliano cambia la comprensione del conflitto commerciale tra i due Paesi. Rivelato dal giornalista Jamil Chade, il documento dimostra che le richieste statunitensi vanno ben oltre le tariffe e raggiungono aree strategiche dell’economia, della politica e delle relazioni internacionais del Brasile.
L’aspetto più significativo è che la contropartita offerta dagli Stati Uniti non è stata nemmeno definita. Nello spazio destinato alla riduzione delle tariffe compare solo l’indicazione “[XX]%”. In altre parole, il Brasile avrebbe dovuto assumersi impegni permanenti in cambio di una promessa senza una percentuale definita, una scadenza o una garanzia di adempimento.
Cosa richiedeva Washington
Firmato dal Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, il 9 gennaio 2026, il documento respinge la controproposta brasiliana e presenta un elenco di richieste.
Tra queste vi sono l’eliminazione delle tariffe sull’etanolo statunitense; l’apertura del mercato brasiliano ai prodotti industriali, veicoli, prodotti chimici e apparecchiature mediche degli Stati Uniti; l’accettazione automatica delle certificazioni tecniche statunitensi; l’eliminazione delle barriere per gli aeromobili commerciali; e l’adozione di una moratoria permanente sulle tariffe applicate alle trasmissioni elettroniche nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Il testo stabilisce inoltre che il Brasile consulti preventivamente le aziende statunitensi prima di regolamentare le piattaforme digitali e la moderazione dei contenuti, conferendo alle grandi aziende tecnologiche un’influenza diretta sulle decisioni normative brasiliane.
Un altro punto rilevante è la proposta di limitare gli investimenti da parte di Paesi classificati come “attori non orientati al mercato”, espressione utilizzata dagli Stati Uniti per riferirsi principalmente alla Cina. La misura include la revisione degli investimenti nell’estrazione mineraria e nei minerali critici, essenziali per l’industria elettronica, la transizione energetica e la produzione militare.
Mentre gli obblighi imposti al Brasile sono dettagliati in diverse pagine, il beneficio promesso dagli Stati Uniti rimane indefinito.
La dimensione politica
La divulgazione avviene nel bel mezzo delle elezioni presidenziali brasiliane del 2026.
Negli ultimi mesi, Donald Trump ha iniziato a collegare pubblicamente le tariffe allo scenario politico brasiliano, alimentando la percezione di una preferenza per un governo allineato agli interesses strategici di Washington.
Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha risposto affermando che o Brasil não aceita interferências externas e ha dichiarato che affronterà la questione solo con il presidente degli Stati Uniti, ribadendo che la faccenda tocca la sovranità nazionale.
Poco prima, la Casa Bianca aveva annunciato nuove tariffe sui prodotti brasiliani. Successivamente, il Segretario di Stato Marco Rubio ha accusato il Brasile di non negoziare seriamente. Il ministro degli Esteri Mauro Vieira ha contestato questa versione, riferendo che il governo ha tenuto più di trenta incontri diplomatici e ha presentato due proposte formali prima della decisione statunitense.
Nello stesso periodo, i membri della famiglia Bolsonaro hanno adottato posizioni convergenti con la strategia di Washington. Flávio Bolsonaro, secondo nella corsa elettorale, ha sostenuto il rinvio dell’entrata in vigore delle tariffe a dopo le elezioni brasiliane. Il deputato Eduardo Bolsonaro, condannato dal Supremo Tribunale Federale (STF) e rimosso dalla carica dai suoi colleghi, ha invece vincolato la fine delle sanzioni economiche alla concessione dell’amnistia a suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato e incarcerato, nonché ai condannati per gli attacchi alla democrazia dell’8 gennaio 2023.
La coincidenza tra la pressione commerciale, il calendario elettorale e le dichiarazioni pubbliche degli attori politici brasiliani ha ampliato il dibattito su una possibile influenza esterna nel processo democratico.
Molto oltre le tariffe
Ridurre questa disputa a un semplice negoziato commerciale significherebbe ignorare la sua dimensione strategica.
Il Brasile occupa una posizione unica nello scenario internazionale. È una delle più grandi economie del mondo, ha nella Cina il suo principale partner commerciale, mantiene relazioni rilevanti con gli Stati Uniti, esercita influenza in America Latina e possiede alcune delle più grandi riserve di minerali critici del pianeta.
Questi minerali, come le terre rare, il litio e il nichel, sono diventati essenziali per la produzione di semiconduttori, batterie, veicoli elettrici, equipaggiamenti militari e tecnologie di intelligenza artificiale. Il controllo di queste catene produttive è diventato una priorità per le grandi potenze.
Il documento rivelato da Jamil Chade conferma che la preoccupazione statunitense va oltre il commercio. Le richieste presentate puntano anche all’obiettivo di limitare la presenza cinese in settori considerati strategici dell’economia brasiliana.
Il Brasile nella nuova disputa globale
Il caso brasiliano si inserisce in uno scenario di perdita dell’egemonia globale degli Stati Uniti e di ascesa della Cina come principale potenza emergente. La guerra in Ucraina, le tensioni che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran e la disputa tecnologica e commerciale tra Washington e Pechino evidenziano una profonda riconfigurazione dell’ordine internazionale.
Diversi esperti analizzano questa transformação dell’ordine internazionale. Tra questi, il politologo statunitense John Mearsheimer sostiene che l’ascesa di una nuova grande potenza tende a provocare la reazione della potenza dominante, aumentando il rischio di scontri tra di esse.
Indipendentemente dalle diverse interpretazioni di questi conflitti, la disputa supera già il campo militare. Essa coinvolge commercio, tecnologia, infrastrutture digitali, minerali strategici e, sempre più, influenza sulle decisioni politiche nazionali.
In questo contesto, la pressione esercitata sul Brasile non deve essere vista come un episodio isolato. Il documento rivelato da Jamil Chade dimostra come gli strumenti commerciali, economici e diplomatici possano essere utilizzati per influenzare le scelte strategiche e i processi politici in altri Paesi. I casi recenti di Argentina, Perù e Colombia rafforzano il dibattito sul ruolo di queste pressioni esterne nei processi elettorali e nelle dispute geopolitiche in America Latina.
Più che un attore regional, il Brasile è diventato una tessera importante nella contesa per la configurazione dell’ordine internazionale nei prossimi decenni.
Un documento che va oltre il Brasile
L’aspetto più importante di questa lettera forse non risiede solo nel suo contenuto, ma nella sua stessa esistenza.
Per decenni, l’influenza delle grandi potenze sull’America Latina è stata analizzata sulla base di interpretazioni storiche. Questa volta esiste un documento ufficiale che riunisce in modo esplicito interessi commerciali, strategici e politici all’interno dello stesso negoziato.
Indipendentemente dalle posizioni ideologiche di ciascun lettore, si trata di un episodio che merita attenzione. Per il Brasile, sono in gioco la sovranità nazionale e l’autonomia delle sue decisioni democratiche. Per l’America Latina, si riaccende il dibattito sulla capacità dei suoi Paesi di definire autonomamente le proprie politiche estere ed economiche. Per il resto del mondo, il documento mostra come le dispute geopolitiche contemporanee siano passate a combinare pressione economica, tecnologica e diplomatica con l’influenza sui processi politici nazionali.

