22 Giugno 2026
Trump voleva la resa. L’ha avuta!
Trump firma accordo con Iran per evitare recessione e default.

Di Fulvio Rapanà
Trump e Pezeshkian hanno firmato mercoledì il Memorandum d’Intesa che mette fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, avviata il 28 febbraio con i raid americani e israeliani su Teheran. È il primo contatto diretto tra i due paesi da quando le relazioni diplomatiche si interruppero nel 1980, dopo la crisi degli ostaggi all’ambasciata americana a Teheran. L’accordo entra immediatamente in vigore. “Non volevo vedere una catastrofe economica”, ha detto Trump ai giornalisti in Francia, “Se avessimo continuato, sarebbe potuto succedere”. Il presidente ha però avvertito che gli Stati Uniti riprenderanno i bombardamenti se l’Iran non rispetterà i termini: “Se non rispettate l’accordo, non voglio farlo, ma vi bombarderemo a più non posso”. Il capo negoziatore iraniano e presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha risposto che la fiducia negli Stati Uniti resta bassa: “Il dito è sul grilletto. Se il nemico non capisce il linguaggio della logica, torneremo con il linguaggio della forza”.
In generale: il memorandum è un documento in 14 punti che prevede la fine immediata delle ostilità su tutti i fronti incluso il Libano, la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni, senza pedaggi per 60 giorni, la revoca del blocco navale americano, deroghe immediate alle sanzioni sul petrolio iraniano, il rilascio dei fondi sovrani congelati e una finestra negoziale di 60 giorni, prorogabile, per i nodi nucleari ancora irrisolti. L’uranio arricchito iraniano sarà “downblended”, ossia diluito , in loco sotto la supervisione dell’AIEA, abbandonando la richiesta americana iniziale di rimuoverlo dal paese. Le concessioni a Teheran vanno in diversi punti oltre il JCPOA del 2015 di Obama e stracciato da Trump nel 2018 che ha inoltre affermato che l’Iran dovrebbe avere il diritto di arricchire uranio per scopi civili, accedere ai fondi congelati e sviluppare missili balistici “se altri paesi li hanno”. Tutte posizioni che fino a pochi giorni fa erano considerate linee rosse dall’amministrazione. Il memorandum prevede anche un piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari, finanziato interamente con capitali privati, oltre la metà già impegnata da aziende di Corea del Sud, Giappone, Singapore, Malesia e Stati Uniti. Trump si è arreso all’Iran. Forse. Ma ha salvato gli USA dalla recessione L’accordo ha diviso Washington lungo la faglia apertasi dopo Gaza fra filo-israeliani e anti-israeliani. Il senatore repubblicano del Louisiana Bill Cassidy lo ha definito “il peggior errore di politica estera degli ultimi decenni”. Ted Cruz: “dare miliardi di dollari a pazzi teocratici che vogliono ucciderci non è una buona idea”. La democratica Jeanne Shaheen lo ha liquidato come “un pessimo accordo” che non affronta né il programma missilistico iraniano né il sostegno alle milizie regionali. “Trump si è arreso all’Iran”, ha scritto Erick Erickson su Fox News.
Gli analisti sono più cauti. “Il linguaggio è pesantemente favorevole verso l’Iran”, ha detto Amrita Sen di Energy Aspects a CNBC, l’Iran “sembra aver prevalso su molti fronti” e che la guerra ha paradossalmente rafforzato piuttosto che indebolito il controllo dei Pasdaran sul paese. “Pur tuttavia preso atto che l’Iran non è battibile militarmente è stato un atto di responsabilità di Trump aver intrapreso la strada dei negoziati prima che negli USA la situazione precipitasse con una inflazione tendenziale al 6% spinta dal costo dell’energia e mandasse l’economia in recessione” . Il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile, il livello più basso dall’inizio del conflitto.
Netanyahu e le lobby sioniste negli USA lavorano per far saltare l’accordo
Trump ha rimproverato Netanyahu: “Non devi abbattere un edificio ogni volta che ci entra qualcuno di Hezbollah”. Ancora più esplicito J.D. Vance ” gli israeliani che ci criticano dovrebbero ricordarsi che 2/3 delle armi utilizzate in questi tre anni sono state pagare con denaro dei contribuenti americani”. Netanyahu ha detto che non si ritirerà dal Libano meridionale anche se nelle ultime ora pare che Israele ed Hezbollah abbiano raggiunto un accordo per un cessate il fuoco . Anche dentro Israele le critiche si sono intensificate. L’ex ministro della Difesa Yoav Gallant ha affermato che l’Iran ha mantenuto le sue capacità nucleari in parte a causa degli “errori di calcolo strategico” di Israele, ” L’obiettivo strategico di Israele era unicamente quello di fermare il programma nucleare, e in questo contesto abbiamo sprecato opportunità che non si ripresenteranno per una o due generazioni o forse per sempre”, ha dichiarato Gallant. Hezbollah continua a rispondere agli attacchi israeliani nel sud del Libano, a martellare il nord della Galilea, l’esercito israeliano ha ammesso perdite in uomini e mezzi. Il gruppo si sente incoraggiato dall’accordo tra Stati Uniti e Iran, ritenendo che Teheran gli abbia dato una posizione negoziale più forte, e ha già comunicato al governo libanese che non accetterà il disarmo. E’ più probabile che sia Hezbollah a disarmare l’esercito libanese.
Per arrivare a litigare con Israele e la sua lobby sionista americana Trump ha motivi molto concreti . I risvolti militari
Gli Stati Uniti hanno compreso che militarmente non possono sostenere una guerra ad alta intensità per molto tempo semplicemente perché non sono in grado di produrre munizioni, compresi missili e bombe intelligenti, perché non hanno una base industriale attrezzata. Nei 40 giorni di combattimenti hanno lanciato circa 1000 missili Tomahawk con una capacità di costruirne solo 100 al mese. Oltretutto l’intelligence ha verificato che molte armi e munizioni semplicemente non hanno funzionato. Scott Ritter: “Almeno 4 GBU-57 MOP (Massive Ordnance Penetrator), una bomba guidata anti-bunker, non sono esplose e sono finite belle impacchettate nei laboratori russi e cinesi. Molti Tomahawk non sono esplosi e altri sono stati “distratti” dei sistemi elettronici iraniani, che conoscono molto bene questo tipo di arma, così come i più recenti e sofisticati droni da 250 mln di dollari, e sono stati fatti atterrare dagli iraniani che ora li stanno studiando e ne mandano in regalo a cinesi e russi”. Dopo una iniziale defoult dei sistemi antiaerei che ha reso per americani e israeliani i cieli “sicuri” gli iraniani si sono riorganizzati intorno a tre armi fornite dai cinesi che hanno cambiato le sorti della guerra aerea. La prima fornita in migliaia di pezzi è la FN6 un missile antiaereo di utilizzo personale, non ha necessità di basi o piattaforme, solo la spalla di un soldato che presidia qualsiasi cresta o valle del territorio montuoso iraniano. La seconda arma è l’YLC8B un sistema radar con una portata di rilevamento di 700 chilometri a bassa intensità che i caccia nemici non riescono ad intercettare e distruggere. Terza arma è l’HQ9B un missile antiaereo su base mobile che riesce ad intercettare anche aerei “invisibili” ai radar a tecnologia stealth, come l’F35 e il Bombardiere B1, a 200 chilometri di distanza. Uno di questi missili ha abbattuto un elicottero Apache a 100 km dalle coste iraniane qualche giorno prima del cessate il fuoco. Negli ultimi 10 giorni di combattimenti gli americani hanno perso 43 velivoli per un totale di 3 miliardi di dollari.
Salvare il petrodollaro L’attenzione spasmodica di Trump per il petrolio e per l’energia fossile è strettamente legata alle sorti del dollaro. Dopo il “distacco del dollaro dall’oro” deciso da Nixon il 15 agosto 1971 l’economia americana in una crisi gravissima fu’ salvata dalla soluzione trovata nel 1974 William Simon allora Segretario al Tesoro degli Stati Uniti. Il Sig. Simon propose a Nixon e Kissinger quello che gli Stati Uniti hanno sempre fatto: protezione in cambio di soldi. Simon propose all’Arabia Saudita e a tutte le petromonarchie , che gli Stati Uniti si sarebbero impegnate a proteggere e garantire la sopravvivenza della famiglia Saud e degli altri stati in cambio dell’impegno ad accettare il dollaro come unica moneta nelle transazioni petrolifere, inoltre una parte rilevante dei dollari incassati sarebbero stati investiti per acquistare titoli del Tesoro americano a prezzi politici . In questo modo il Tesoro stampava dollari, che continuavano a non avere un ancoraggio alla ricchezza nazionale, ma che veniva , e in gran parte succede ancora , comprato da chi acquista petrolio dai paesi petroliferi, compreso la Russia e l’Iran, che a loro volta in parte li rinvestono negli Stati Uniti acquistando titoli di stato. Questa soluzione chiamata “petrodollaro” è alla base dell’economia e del debito colossale accumulato dagli Stati Uniti. Gli iraniani che bombardano le basi americane in tutto il Golfo Persico e in parte anche le infrastrutture petrolifere hanno fatto saltare la protezione garantita dagli Stati Uniti ai paesi del golfo e rischiano di far saltare il petrodollaro. Trump ha capito perfettamente che se la guerra fosse durata ancora qualche mese oltre che subire una più rilevante sconfitta militare si sarebbe ritrovato fuori militarmente da tutto il medioriente ma anche con un petrodollaro fortemente indebolito che avrebbe portato gli Stati Uniti dritto al default finanziario. E si è fermato. Almeno per il momento.
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