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25 Maggio 2026

L’informazione in Occidente tra democrazie illiberali a autocrazie tecnocratiche                                                

La libertà di stampa crolla nelle democrazie occidentali e israeliana

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Credit foto https://edunews24.it/mondo/libert-di-stampa-a-rischio-negli-stati-uniti-il-crescente-fenomeno-della-censura-editoriale

Di Fulvio Rapanà

Dopo quelle poche rimaste di democrazie liberali o le molte illiberali in occidente assistiamo  all’ affermazione di governi che si definiscono democratici solo perché sono stati eletti ma che non rispettano  più i principi costituzionali per essere definiti liberali. Gli Stati Uniti stanno scadendo verso una autocrazia tecnocratica e Israele sono già da tempo una democrazia elettorale. Si tratta di  forme di governo nelle  quali le prime vittime sono quelle libertà civili che qualificano la differenza fra una democrazia  e una autocrazia, uno di queste , forse la più importante,  è la protezione della libertà di esprimere le proprie idee e di conseguenza una stampa libera e indipendente.   

   Dal pluralismo alla concentrazioni in poche mani dei media                                                Negli Stati Uniti, che è stata per molto tempo la patria dei grandi giornali e del giornalismo d’inchiesta, come il Watergate,  è in corso un attacco senza precedenti all’ informazione libera. Netwok indipendenti sono stati acquistati da oligarchi,  favoriti dall’amministrazione Trump,  che stanno riducendo o condizionando  programmi di informazione ,  licenziano o  minacciando i giornalisti  sgraditi all’amministrazione. Hannah Natanson, giornalista del Washington Post e vincitrice del premio Pulitzer 2026 , alle 6:00 del mattino del 14 gennaio 2026, si è vista piombare a casa  gli agenti dell’FBI con un mandato di perquisizione pur non essendo indagata per alcun reato. Gli sono stati sequestrati  i suoi dispositivi di lavoro e personali, inclusi cellulare e notebook .  La sua “colpa” sarebbe quella di aver raccontato come l’amministrazione di  Trump, con Elon Musk e il progetto DOGE, ha smantellare lo Stato dall’interno. Tagli, epurazioni, licenziamenti in tronco via mail , agenzie svuotate, servizi pubblici indeboliti, migliaia di lavoratori espulsi e la macchina pubblica trasformata in un “laboratorio ideologico” nell’esclusivo interesse del Presidente e degli oligarchi tecnocrati che lo appoggiano  . Stephen Colbert  è  stato per 30 anni la star dei programmi notturni sulla CBS, e indicato  cosa definisce un conduttore di talk show notturno. Il signor Colbert lascerà l’Ed Sullivan Theater questo giovedì, dopo circa 1.800 puntate. La CBS ha affermato, molto sulla difensiva,  che si tratta di una decisione puramente commerciale. Ma non è un segreto ciò che è accaduto, tra una entusiasta proposta di prolungare il suo programma e l’improvviso annuncio di chiusura: la società madre della CBS, la Paramount, era sul punto di una fusione e il presidente Trump, ferito dalla satira politica di Colbert, ha chiesto, in molte occasioni,  pubblicamente che venisse “cancellato” o ” messo a tacere “ .  

Il canale ABC, di proprietà della Disney, che è il più grosso network di intrattenimento al mondo , ha già una volta sospeso il programma molto seguito del comico Jimmy Kimmel, salvo rimandarlo in onda qualche giorno dopo,  a seguito delle critiche di Trump  “Jimmy Kimmel dovrebbe essere licenziato immediatamente da Disney e Abc” e della stessa  Melania  “La retorica violenta e piena d’odio di Kimmel vuole dividere il nostro paese”, ha scritto in un comunicato: “Per quante volte ancora i capi di Abc permetteranno il comportamento atroce di Kimmel a discapito della nostra comunità?”. E’ probabile che verranno accontentati abbastanza presto in quanto la Disney è stata minacciata di revoca della licenza.

 L’ FBI  ha avviato un’indagine penale sulle fughe di notizie concentrata su Sarah Fitzpatrick, giornalista di The Atlantic che il mese scorso ha firmato un articolo molto critico sulle abitudini lavorative e l’abuso di alcool  del direttore Kash Patel.

 La CNN rischia di essere chiusa avendo la Paramount di David Ellison, molto vicino a Trumpche ha definito la CNN “un’organizzazione molto disonesta”, acquistato ad un prezzo considerato dal mercato almeno il 50% più del suo valore  la Warner Bros. Discovery che detiene la CNN.Anche il Wall Street Journal è stato denunciato per diffamazione da Trump per delle rivelazioni scomode sull’affaire Epstein, ma il giornale è un osso troppo duro per lui essendo protetto dalla lobby sionista.  Jeff  Bezos, CEO di Amazon e  proprietario del Washington Post, sta smantellando un pezzo alla volta il giornale con l’ultima lista di 300 giornalisti licenziati nel mese di gennaio.

Il governo israeliano ha reso noto che sta promuovendo un’azione legale per diffamazione contro il New York Times e l’editorialista Nicholas Kristof, due volte premio Pulitzer, per un articolo “The Silence That Meets the Rape of Palestinians”  nel quale sono raccolte  le testimonianze di quattordici palestinesi, uomini, donne, in alcuni casi minorenni, che riferiscono di aver subito violenze sessuali in detenzione: stupri commessi da guardie carcerarie con oggetti, manganelli, perfino ortaggi inflitte durante interrogatori condotti dallo Shin Bet e di abusi compiuti da coloni armati nei villaggi della Cisgiordania e della Valle del Giordano.                                                                                                                                        Lo stesso  New York Times è stato attaccato da Trump, “fallimentare” , ma il giornale è decisamente sionista e quindi non può attaccarlo troppo duramente. Il giornale è stato  accusato di partigianeria e censura dal collettivo Writers Against the War on Gaza per non avere denunciato apertamente e indiscutibilmente il genocidio di Gaza.              

 Nelle solite conferenze stampa a “mezza porta” sull’AirOne, di ritorno da Pechino,  Trump si è ancora scagliato contro i media: “hanno perso la bussola, sono diventati assolutamente pazzi, il fallimentare New York Times, il China Street Journal (che sta per Wall Street Journal), la corrotta e oramai irrilevante CNN”. Ottimo.  

  Sembrerebbero notizie scioccanti ma non sono una sorpresa, in un momento in cui la violenza politica dilaga e lo scontro aumenterà quando con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato a novembre la posta in gioco sarà decisiva per Trump che avrà la necessità di essere supportato ed esaltato  da tutti i media.                                                                                                                                                          “In un mondo pericoloso, i fatti possono costare caro”                                      

  Afferma  Julian Borger famoso giornalista   del Guardian una delle pochissime testate restate mondiali indipendenti. In Europa ancora non si spara o si arrestano i giornalisti ma, come in Italia, si cominciano ad approvare leggi che non tutelano la libera informazione. In Europa negli  ultimi anni si è sempre più rafforzato  il “pensiero unico” cioè quella informazione funzionale all’appartenenza ad un sistema economico e politico. Se provi a chiarire i contorni delle vicende politiche come la guerra fra Russia e Ucraina o se sei contrario, come lo sono io,  a spendere per il riarmo sei etichettato come  filo-Putin. Se  ti schieri dalla parte delle ragioni dei palestinesi e dichiari apertamente che Israele ha commesso un genocidio sei filo-hamas.  Non leggo più Repubblica e annullato gli abbonamenti al New York Times e Washington Post da quando questi giornali che si considerano di area progressista per mesi non hanno mai scritto del   “genocidio” in corso a Gaza e hanno sistematicamente oscurato e censurato le drammatiche informazioni che provenivano da Gaza e dalla Cisgiordania. Per avere una  informazione un po’ più  indipendente meglio leggere l’Avvenire o l’  Eisenhower Media Network o il Guardian o Haaretz.

Mai come nel 2025 tanti giornalisti assassinati                                                                                                                                                                Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha registrato 129 morti tra giornalisti e altri operatori dei media nel 2025, il numero più alto mai registrato, cinque in più rispetto al precedente record, stabilito nel 2024. Scrive Julian Borger “Faccio il giornalista da oltre trent’anni e ho seguito guerre brutali, mai come ora i giornalisti sono nel mirino direttamente e non come evento casuale o sfortunato rispetto a fatti bellici,  in un modo che non avevo mai visto prima. Talebani o Vietcong prendevano di mira i media”.   

 La stragrande maggioranza dei giornalisti morti nel 2025 sono stati assassinati volontariamente dall’ IDF a Gaza, in Cisgiordania, nel Libano meridionale, nello Yemen . Il CPJ afferma che se il giornalismo mondiale si fosse espresso contro l’assassinio volontario da parte degli stati di giornalisti,  reporter e fotografi questo non sarebbe mai successo. Ma ha prevalso il “pensiero unico” di un occidente che è in declino anche a causa della troppa libertà di parola e di stampa che denuncia, giudica e alimenta i dibattiti su questioni sulla quali “non ci si può dividere”.

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