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29 Giugno 2026

L’omicidio di Fiorella Ragno, una storia senza nome

L’omicidio dimenticato di Fiorella Ragno reclama rispetto e giustizia

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Credit foto archivio storico "Il Messaggero"

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Una vecchia foto tratta da un vecchio giornale. Una vecchia storia di cui non conosciamo nemmeno l’esito. Una storia di cinquant’anni fa: l’omicidio di Fiorella Ragno, 9 settembre 1976.

Una storia senza nome. Sia perché manca, almeno consultando gli archivi della stampa, il nome dell’assassino, ma anche perché manca il nome della vittima.

Fiorella Ragno: di lei non è rimasta traccia nella cronaca nera, né nella memoria collettiva. In realtà, di lei non vi è nessuna traccia nemmeno da viva.

Fiorella Ragno aveva 26 anni e viveva a Roma. In 26 anni Roma e l’Italia erano cambiate molto: le speranze dei primi anni del dopoguerra, il boom economico, poi la crisi economica degli anni ’70, l’aumento della violenza comune e politica, il terrorismo. Roma, nel 1976, era una città problematica e pericolosa.

Fiorella Ragno viveva ai margini. Il suo lavoro? Il più antico del mondo, per usare una dotta e neutra formula. In realtà, veniva definita con aggettivi molto più coloriti. La vita di strada l’aveva indurita.

Aveva 8 o 9 anni, Fiorella, quando venne approvata la legge Merlin: una legge che avrebbe potuto salvarla, ma che non ha salvato lei e tante altre.

Aveva avuto precedenti penali, liti con clienti, “colleghe” e protettori. Le cronache riferiscono che portava un coltello in borsa; visto il contesto, non stupisce. Un carattere difficile, figlio di una situazione difficile.

Viene da chiedersi che bambina sia stata Fiorella Ragno. Che sogni aveva? Cosa chiedeva a Babbo Natale? Quando ha smesso di credere nelle favole e nelle persone? Non lo sapremo mai.

Sappiamo, purtroppo, come è stata uccisa. Nove settembre 1976, pineta di Castelfusano: tra i cespugli viene ritrovato il corpo senza vita di Fiorella Ragno. Indossava un tanga rosso e un reggiseno nero. Poco lontano dal luogo del ritrovamento si trova la sua Fiat 500 verde.

A un centinaio di metri dal corpo sono fermi due profughi libanesi a bordo di una Giulia verde; i due dichiarano di aver visto allontanarsi una Giulia beige dal luogo del delitto. I due profughi vivevano da qualche mese a Roma: stavano aspettando Fiorella Ragno?

L’autopsia stabilisce che la vittima è stata colpita con circa 14 coltellate. Una recide la vena giugulare. L’arma utilizzata è un coltello a lama retrattile, forse di proprietà della stessa vittima. Quasi certamente è stata uccisa nell’auto dell’assassino.

Per gli investigatori è facile raccogliere notizie sulla vittima. Fiorella Ragno risultava ufficialmente residente in via Porta Maggiore 2, ma non ci aveva mai vissuto. Aveva “un amico” – malizioso termine degli anni ’70 – e rapporti conflittuali con le altre operatrici del sesso (a volte serve anche il politicamente corretto) e i relativi papponi, pardon, protettori. Fiorella Ragno era stata minacciata: le avevano infilato un topo morto nell’auto e le avevano tagliato le ruote della Fiat 500. Le indagini, come sempre in questi casi, si sono concentrate sul suo “amico”, sulle colleghe e sui protettori, senza escludere la rapina o un maniaco.

Ha avuto giustizia Fiorella Ragno? Non è dato saperlo. Probabilmente no, come in molti altri casi https://ilsud-est.it/attualita/inchiesta/2023/08/28/bruna-vettese-la-dignita-nella-verita/ https://ilsud-est.it/attualita/cronaca/2022/11/21/rosa-martucci-la-prima-vittima-di-un-serial-killer-rimasto-senza-nome/ https://ilsud-est.it/attualita/cronaca/2024/07/01/gisella-marisa-e-cinzia-gli-anni-passano-e-la-verita-non-arriva/ .

A Roma nel 1976 si discuteva della morte di Pierpaolo Pasolini, del crimine orrendo nella villa del Circeo. Si discuteva dell’uccisione del giudice Coco e degli uomini della sua scorta: i mitra dei terroristi avevano iniziato a sparare e avrebbero smesso oltre dieci anni dopo.

Di Fiorella Ragno non si parla. “Una come lei si è scelta il suo destino”: questo era il pensiero dell’epoca, e anche di oggi. Anzi, oggi cinicamente si dice “rischi del mestiere”.

Non è così. Ai morti, a tutti i morti, è dovuta la verità .

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