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18 Maggio 2026

Aspettiamo il collasso della Russia?

Analisi critica sull’escalation militare europea e i rischi del conflitto

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Credit foto https://www.altalex.com/documents/news/2022/01/29/crisi-ucraina-dopo-la-risposta-usa-alle-garanzie-di-sicurezza-occorre-tornare-agli-accordi-di-minsk

Di Fulvio Rapanà

Sui giornali e media italiani e europei nei giorni scorsi è stato posto l’accento sulle dimensioni contenute della parata militare a Mosca per l’anniversario della vittoria su nazismo. I commenti andavano da: Putin ha finito le armi a Putin ha paura di un attacco di droni e ha concordato con gli USA un mezzo cessate il fuoco con l’Ucraina che comprendesse la Piazza Rossa dove si svolgeva la parata.

Per l’Europa 1200 miliardi di spesa strategica 

Contemporaneamente Mertz, primo ministro tedesco, parlava con enfasi della nuova fabbrica di carri armati da destinare anche agli ucraini e ai nuovi missili e droni a lunga gittata da utilizzare in profondità sulle infrastrutture russe. A dare ulteriore spinta a tutta questa enfasi Mario Draghi in un discorso tenuto ad Aquisgrana, per la consegna del premio Carlo Magno, ha confermato ancora una volta: ” la precedente stima di circa 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi mesi, a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno in media per i prossimi anni”. Spesa strategica sta per militare o comprende anche la realizzazione di infrastrutture o l’ammodernamento di quelle esistenti. Costi enormi da recuperare come? Né Draghi né gli altri campioni di sovranità lo dicono ma io presumo di saperlo. I termini  “diplomazia” e “trattativa” sono spariti sostituiti dalla  “prepariamoci ad una guerra inevitabile” infervorati dalle pseudo finte vittorie di Zelensky e dalle voci di una grave malattia di Putin. Come ho scritto sono totalmente contrario all’aumento delle spese militari per un continente che già spende più della Russia e che, secondo quello che dice Draghi, dovrebbe spendere il 20% in più di quanto attualmente fanno gli Stati Uniti e il doppio della Cina. Per capire meglio quale è realmente la situazione  sia dal punto di vista militare che geopolitico ho consultato fonti credibili e qualificate. George Beebe ex Direttore degli analisti sulla Russia della CIA e attuale direttore di strategia globale al Quincy  Institute,  in una intervista a Glenn Diesen, afferma  “Credo che ci stiamo avviando verso un periodo di ulteriore  instabilità proprio legata alla riduzione militare disordinata degli Stati Uniti dal territorio europeo che spinge gli europei invece che a cercare una soluzione negoziale e diplomatica che ponga fine alla guerra ad aumentare il coinvolgimento militare degli europei verso l’Ucraina contro la Russia. Si preannuncia con enfasi la produzione di massa di droni per colpire in profondità nel territorio russo, di  carri armati e si dichiara apertamente la scelta condivisa con gli ucraini degli obiettivi da colpire nel territorio russo.  Sempre di più gli europei sembrano volersi coinvolgere in una guerra diretta con i russi”.  Non mi sorprendo,  all’abbandono americano della questione ucraina, che loro hanno più di tutti determinato e provocato, gli europei vogliono dimostrare agli americani che possono farcela da soli a far vincere l’Ucraina. I politici europei e i vertici dell’Unione si sono convinti che la Russia abbia finito le energie per alimentare la guerra e si trovi in una situazione di stabilizzazione della situazione militare per non subire un contrattacco ucraino supportato dalle armi degli europei. Mi sembra  un gravissimo errore che può portare alla distruzione della Comunità Europea e della NATO. Afferma Beebe “i russi hanno utilizzato sono una  parte della loro potenza militare, molto poco della loro potenza aerea, in parte perché non vogliono annettersi montagne di macerie e cadaveri in parte per lasciare la porta aperta ad una trattativa con ucraini ed europei”. Non riesco sinceramente a capire l’atteggiamento spavaldo e arrogante dei vertici politici europei  pur sapendo che non esiste la possibilità di far entrare in guerra tutti e 27 gli stati contro la Russia soprattutto perché il retroterra politico di chi prende le decisioni è totalmente devastato. Merz è al 13% del consenso, Macron al 27%, Starmer non sa se domani mattina sarà ancora primo ministro della Gran Bretagna, la Merloni, vedova di Trump, e ancora stordita dalla sconfitta al referendum,  sta al 26%. I governi di tutta l’Europa dell’est hanno consensi debolissimi e sono sempre in bilico.  Orban  “guappo di cartone” ha subito una sconfitta nettissima e così in Bulgaria e potrebbe succedere un cambio di governo in Romania. Abbiamo ai vertici della Comunità Europea  personaggi come Kaja Kallas,  rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,  che vorrebbe “fare a fette la Russia”. Si è enfatizzato molto sulla difesa della legalità e del diritto internazionale ora questo argomento dopo Gaza e l’Iran è stato accantonato. In occidente la democrazia è in pericolo e in fase  di arretramento non a causa di Putin o Xi Jimping ma per l’incapacità delle nostre elite politiche ed economiche a governare le crisi e gestire i cambiamenti. Il prezzo dell’energia è più micidiale della minaccia militare russa per la gran parte dell’opinione pubblica europea salvo, in parte, per quella dei paesi baltici. Cosa  stanno facendo i governi europei e i vertici della Comunità sul punto caldissimo? . Nulla o quasi. Chiunque prova o per conoscenza della materia, come l’ a.d. dell’ENI, Discalzi,   o per realismo politico, come il primo ministro finlandese,  a suggerire che sarebbe il caso che l’Europa prenda in mano il proprio destino  riaprendo un tavolo serio di trattativa con Mosca viene insultato e zittito come filo-putiniano.   Discalzi dice che “prima o poi, con la crisi nel Golfo,  bisognerà prendere in considerazione l’ipotesi di rivedere i rapporti con la Russia nell’impossibilità di reperire altrove gas nella quantità e al prezzo che serve all’economia europea”.  In una lunga intervista al Corriere della Sera è stato il primo ministro finlandese, Alexander Stubb, a invocare la via diplomatica. “Ci sono tre scenari possibili. La guerra continua, si fa una tregua e poi un accordo di pace o una delle due parti collassa, probabilmente la Russia? “.

Aspettiamo il collasso della Russia

Nel frattempo che la Russia collassi, e per confermare che Putin non ha più armi da gettare nella mischia, nella nottata di giovedì 15 ha lanciato sull’ucraina 1600 tra missili e droni avvertendo che un ulteriore coinvolgimento dell’Europa nel conflitto  potrebbe portare ad una escalation incontrollata della crisi. Sempre Beebe :” Se l’Europa fornisce sempre più armi e migliori informazioni agli ucraini per colpire in profondità le infrastrutture russe credo che i russi reagirebbero bombardando in modo massiccio Kiev e le altre città ucraine, cosa che i russi fino ad ora non hanno fatto, infliggendo gravi danni non avendo gli ucraini un sistema antimissile e antiaereo  sufficiente a contrastare l’escalation. A quel punto o gli europei si fermano oppure potrebbero alzare ulteriormente il livello dello scontro, a quel punto non ho dubbio che in pieno diritto internazionale i russi potrebbero colpire sul suolo NATO le catene di approvvigionamento e le fabbriche di armi  che riforniscono gli ucraini! . In teoria scatterebbe l’art. 5 del trattato di Washington e gli europei potrebbero invocare  l’intervento americano, ma Trump, e nessun altro presidente americano, interverrà accusando gli europei di non avere fatto nulla per arrivare ad un trattato di pace”.  Putin  non è in difficoltà in guerra ma all’interno con i falchi che vorrebbero utilizzare tutta la forza convenzionale a disposizione per costringere ucraini e europei al tavolo di trattative. Una soluzione realistica è possibile e non è quella di provocare il collasso della Russia. Non ci sarà. Non lo dico io ma i vari generali, che vengono intervistati sempre più raramente, perché comunicano una narrazione diversa da quella posta dai politici. Per ultimo il Gen. Mini ex comandante della NATO  ” verifico che l’Unione Europea non fa altro che sabotare qualsiasi prospettiva di pace….ho l’impressione che ci siano molti che traggono vantaggi a continuare la guerra”. Più o meno sulla medesima linea  gli ex generali Camporini  e Tricarico. Raniero Della Valle è ancora più netto “mi sembra che Bruxelles sia fuori dal mondo perché continua a combattere una guerra che non c’è più. Era una guerra combattuta per delega dagli ucraini per conto degli americani ora che questi l’hanno abbandonata la guerra è finita”. Le opinione pubbliche  europee, nonostante la montagna di disinformazione messa in piedi dai governi a sostegno della guerra,  è totalmente contraria ad uno scontro diretto con la Russia, ma è lì che si arriverà se non viene fermata ora.

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