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08 Febbraio 2026

Il ritorno della saga dei Florio di Stefania Auci

Benvenuti su “Oasi Culturale” rubrica de IlSudEst a cura di Sara D’Angelo.
Questa settimana parliamo del libro “L’alba dei leoni” di Stefania Auci .
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Di Sara D’Angelo

Lo aspettavamo da tanto in una sala d’attesa inesistente, eppure capace di accendere l’adrenalina negli animi interessati alle vicende dei Florio.
Edito dalla casa editrice Nord, il 13 gennaio ha ricevuto il battesimo letterario  “L’alba dei leoni”, il nuovo romanzo di Stefania Auci, autrice dei due bestseller “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei leoni”, entrambi improntati sull’ascesa economica, politica e sociale della famiglia Florio.
La casa editrice che ha venduto oltre un milione e mezzo di copie dei romanzi tradotti in 42 paesi e una serie tv diretta da Paolo Genovese con Michele Riondino e Miriam Leone,
ha così decretato questo straordinario successo:
“Li abbiamo visti arrivare dal nulla, e dal nulla costruire un impero. Abbiamo visto il loro impero crescere e poi farsi cenere. Abbiamo visto la struggente parabola della famiglia che per un lungo istante ha illuminato il mondo, ma non ne abbiamo mai visto l’inizio. Questo è l’inizio…”.
La scrittrice Stefania Auci nata a Trapani ma trapiantata a Palermo dove vive e lavora come insegnante, nel nuovo capitolo della storia dei Florio riparte dalla data emblematica (1772) che fu genesi di speranze da Bagnara Calabra alla città siciliana, porto e àncora per un futuro migliore.
Tanto lavoro, immani fatiche affidate a un destino troppo lento per non deludere quel primo tempo storico.
Ed è proprio come un viaggio nelle pagine di storia che, con ambientazioni suggestive e una ricostruzione attenta, la scrittrice circonda il romanzo e avvolge il lettore in un’atmosfera senza tempo. Eppure una data c’è che conduce al 1772, quando le generazioni del tempo preparavano le generazioni future con conflitti sociali degni di una guerra che avrebbe lasciato ferite come fossero eredità. Il destino viene manipolato perché tanto forte è il desiderio di libertà sui tremori della paura abituata a vincere la causa. E allora la fuga viene intesa come unica (e ultima) sfida per sopravvivenza,
perché restare significherebbe diventare ciò da cui si sta scappando, e a volte il coraggio più grande è avere la forza di non combattere più.
Nel nuovo capitolo dei Florio la scrittrice ritorna alle origini della famiglia seduta alla tavola sazia di fame e fatica, stordita però da un incontenibile orgoglio che sarà protagonista del salto oltre lo stretto di Messina. Cosa potrà offrire la terra promessa a Vincenzo e Rosa Bellantoni in Florio, lui spirito inquieto fortemente proteso alla manipolazione del destino, lei moglie e madre senza permesso di voce se non quella destinata alla custodia del focolare domestico.
Dotato di una notevole intraprendenza al commercio, il figlio Paolo si trovò davanti a tanti ostacoli, per lui insuperabili, nel commercio di spezie, tessuti e prodotti coloniali. La sua figura fu comunque base e radice di quello che  sarebbe diventato un impero industriale. La città di Palermo si mostrava ostile verso le valigie di cartone che approdavano in un luogo che non concedeva nulla ai forestieri tollerati solo se restavano ai margini della società. Questa era la legge non scritta delle famiglie aristocratiche avvezze ai piaceri della vita e non alla dura arte del sopravvivere.
Nel 1807 Paolo Florio morì, e da quel momento le doti imprenditoriali dei Florio sembrarono trasmettersi per osmosi al fratello Ignazio che amministrò l’eredità per conto del nipote Vincenzo, figlio di Paolo. A volte un’esperienza luttuosa anziché annichilire le forze rimaste, le rafforza e le indirizza verso nuove energie vitali.
È in questa solida base affettiva che affondano le radici del futuro impero economico.
“L’ alba dei leoni” sveglia le prime ore della necessità intesa come motore di un intero nucleo familiare convocato dal desiderio di riscatto. Il passo che precede la partenza ha un solo paio di scarpe spesso logore dai troppi giri ostinati alla ricerca di un varco, di un’occasione, di quella dignità che non fa rumore ma pretende futuro ormeggiato a una solida speranza.
“Il prezzo della libertà è un tema centrale e a pagarne le conseguenze è soprattutto Francesco, il figlio secondogenito di Rosa e Vincenzo Florio. È un ragazzo ribelle che fatica a comprendere i confini tra volontà, desiderio e possibilità. Solo con grande difficoltà capisce che la libertà implica responsabilità. Francesco è ambizioso, come Paolo e Ignazio, ma la sua ambizione da sola non basta a portarlo lontano.
Dalla terra prodiga di polveri e ombre, dove ogni seme cade tra silenzi e ricordi, il viaggio sembra voler risarcire le tasche piene di mani avvezze  alla raccolta di fame. Quando tutto sembra perduto l’istinto riceve il battesimo dell’atto di coraggio prima di vivere in un tempo sospeso dove la dignità scrive la sua pagina più incisiva.
Ad ogni alba una storia si rialza dalle sue cadute per rinascere trasformando in lezione la forza pronta a sfidare un giorno nuovo e sconosciuto.
“La parola è uno strumento: serve a descrivere, a raccontare, a puntualizzare passaggi di una vicenda umana e professionale che in certi momenti diventa anche una voce della grande storia”.
Credo che questa sia una storia attraverso cui si può raccontare come è possibile rinascere da periodi di crisi. Viviamo un’epoca turbolenta, piena di insicurezze e, poiché a mio avviso esistono punti di contatto con il Settecento nel Meridione, una riflessione sulla difficoltà di affrontare un presente complesso è strettamente connessa a questo libro”.

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