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27 Luglio 2026

Il fascismo dal volto umano: la lettura di Boaventura de Sousa Santos sull’interregno globale 

Boaventura de Sousa Santos analizza la crisi globale, il fascismo dal volto umano e la guerra.

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

L’intervista concessa da Boaventura de Sousa Santos a Luís Nassif supera ampiamente il formato giornalistico. In circa un’ora, il sociologo portoghese ricompone un’immagine del mondo contemporaneo, collegando avvenimenti che di solito arrivano frammentati dalla stampa: l’ascesa dell’estrema destra, il declino degli Stati Uniti, la crescita della Cina, la militarizzazione dell’Europa, la distruzione di Gaza e la crisi delle sinistre. 

Un mondo in interregno 

Per Boaventura viviamo un interregno. L’ordine costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale ha perso la capacità di organizzare le relazioni internazionali, mentre nessun nuovo ordine ha conquistato legittimità sufficiente per sostituirlo. Le istituzioni restano in piedi, ma la sostanza che dava loro credibilità si esaurisce ogni giorno di più. Questo vuoto storico produce mostri. 

Il Portogallo offre un esempio inquietante. Mezzo secolo dopo la Rivoluzione dei Garofani, il paese assiste allo sbiancamento della dittatura salazarista, con il colonialismo che riceve versioni sentimentali e le prigioni politiche ridotte a dettaglio scomodo, un percorso che l’Italia conosce fin troppo bene quando si tratta di riscrivere la memoria del ventennio fascista. 

Il fascismo dal volto umano 

Boaventura conia un’espressione inquietante per descrivere l’operazione in corso: fascismo dal volto umano. Gli eredi politici dell’autoritarismo eliminano la divisa e mantengono il programma, abbandonano il saluto e conservano l’odio, sostituiscono i comizi di massa con gli algoritmi. 

L’estrema destra ha imparato a usare la democrazia come una scala: partecipa alle elezioni, mobilita le frustrazioni popolari e occupa le istituzioni. Una volta al potere, svuota i meccanismi democratici e subordina la vita pubblica agli interessi privati che ne hanno finanziato l’ascesa, lo stesso itinerario che l’Italia ha visto nel passaggio dal Movimento Sociale Italiano alle forme più recenti di normalizzazione della destra radicale. È stato il percorso di Bolsonaro. È il movimento di Trump. 

Il capitale non entra più nella democrazia 

L’espansione dell’estrema destra è legata alla crescente incompatibilità tra il capitalismo contemporaneo e la democrazia. Il capitale esige libertà assoluta di circolazione e appropriazione; la democrazia, quando ha contenuto sociale, impone limiti e tassa i grandi patrimoni. Lo Stato sociale si è convertito in uno Stato del malessere, un rovesciamento che risuona anche nella memoria italiana delle conquiste operaie degli anni Sessanta e Settanta progressivamente smontate. 

Milioni di persone sentono che la propria vita peggiora e continuerà a peggiorare. L’estrema destra raccoglie questa sofferenza e offre bersagli falsi, mentre miliardari e proprietari di piattaforme digitali si presentano, in una frode colossale, come forza antisistema. 

La conquista della percezione 

Negli ultimi decenni il capitalismo ha investito massicciamente nella costruzione delle soggettività. Gli algoritmi organizzano la percezione, selezionano gli avvenimenti visibili e fabbricano l’apparenza del consenso. Il lavoratore si sente responsabile del proprio fallimento, il disoccupato interpreta la disoccupazione come una mancanza personale. 

La guerra come affare 

La crisi del capitalismo trova una via d’uscita provvisoria nella guerra. Un ponte può durare cent’anni; una bomba realizza il proprio valore economico quando viene distrutta. La guerra consuma merci su una scala incomparabile e prepara il terreno per futuri affari di ricostruzione. 

Gli Stati Uniti occupano il centro di questa crisi. Avendo perso a favore della Cina una parte decisiva della propria capacità produttiva, restano loro il dominio militare, il dollaro e le reti di intelligence. Le armi emergono come ultima risorsa di una potenza che non riesce più a preservare la propria egemonia con mezzi economici. 

Il Brasile nella disputa globale 

Il Brasile occupa una posizione centrale in questo conflitto. La sua dimensione territoriale, la sua ricchezza naturale e la sua relazione economica con la Cina fanno del paese una frontiera decisiva della disputa mondiale. Boaventura vede nell’America Latina un laboratorio di operazioni giudiziarie, mediatiche e digitali destinate a limitare i governi progressisti, un arsenale oggi ampliato dall’intelligenza artificiale capace di fabbricare video e voci false. 

Israele, antisemitismo e la critica necessaria 

Boaventura separa con chiarezza l’ebraismo, l’esperienza storica degli ebrei e lo Stato di Israele. La condanna dell’occupazione dei territori palestinesi e della distruzione di Gaza appartiene al campo della critica politica; l’antisemitismo si dirige contro un popolo, una cultura e una religione. Confondere le due dimensioni favorisce l’impunità dello Stato e alimenta pregiudizi secolari. 

Richiamando la nozione di subimperialismo di Ruy Mauro Marini, Boaventura descrive Israele come una potenza regionale articolata agli Stati Uniti, pur con ambizioni proprie, in un rapporto in cui a volte sembrano invertirsi le posizioni tra potenza principale e alleato. 

Liberare Dio, rifiutare il conformismo 

La religione appare come l’ultima frontiera del controllo ideologico. Boaventura parla di un’industria di Dio, visibile in settori del neopentecostalismo imprenditoriale, dove pastori promettono prosperità e trasformano la povertà in mancanza di fede. Gesù Cristo, ricorda l’autore, sarebbe trattato come sovversivo nel mondo contemporaneo. 

Questa riflessione conduce al nuovo libro dell’autore, Dizionario Insubmisso per il Ventunesimo Secolo, in cui definisce la vocazione dell’intellettuale critico come resistenza al torpore del conformismo. 

Le armi sarebbero la fase finale dell’impero: quando la capacità di organizzare il mondo diminuisce, resta la forza di distruggerlo. 

L’intervista di Boaventura produce inquietudine perché si rifiuta di fabbricare consolazioni. Sa anche che la storia resta aperta. Tra i viventi e i sopravvissuti, come dice con la sua amara ironia, possiamo ancora scegliere il lato della vita. Questa è l’insubmissione di cui abbiamo bisogno: lucida, colta, popolare e radicalmente umana. 

Fontes: 

Intervista di Boaventura de Sousa Santos a Luís Nassif (GGN) https://www.youtube.com/watch?v=h0BYJ0G5OoM&t=688s 

Boaventura de Sousa Santos, Dizionario Insubmisso per il Ventunesimo Secolo, Kotter Editorial