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26 Luglio 2026

Protezione Civile nel Lazio, la macchina delle emergenze tra eccellenze e fragilità

Protezione Civile nel Lazio: tra volontariato e sfide climatiche, la svolta parte dalla prevenzione

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Volontari in prima linea, territori complessi, incendi estivi, dissesto idrogeologico e nuove sfide climatiche: il sistema regionale rappresenta un presidio fondamentale, ma deve affrontare il nodo delle risorse, della formazione e della modernizzazione tecnologica.

Quando l’emergenza arriva, il tempo è già finito

C’è un momento preciso in cui un territorio scopre quanto vale il proprio sistema di Protezione Civile.

È il momento in cui il vento cambia direzione davanti a un incendio, quando un torrente supera gli argini dopo ore di pioggia intensa, quando una famiglia deve lasciare la propria abitazione nel cuore della notte, quando una comunità intera cerca risposte davanti a un evento imprevedibile.

In quei minuti non contano soltanto i mezzi disponibili o i protocolli scritti sulla carta. Conta tutto ciò che è stato costruito prima: la formazione delle persone, la conoscenza del territorio, il coordinamento tra enti, la capacità di comunicare rapidamente.

Nel Lazio questa sfida è particolarmente complessa.

Una regione che ospita Roma, una delle più grandi aree urbane d’Europa, ma che comprende anche vaste zone rurali, montagne, coste, aree industriali e territori interni caratterizzati da fragilità ambientali.

È un mosaico dove convivono rischi diversi:

incendi boschivi e agricoli;

alluvioni e dissesto idrogeologico;

eventi meteorologici estremi;

emergenze industriali;

terremoti;

crisi sanitarie.

In questo scenario la Protezione Civile regionale rappresenta una delle infrastrutture più importanti, anche se spesso lavora lontano dai riflettori.

La forza del sistema: migliaia di volontari sul territorio

Il cuore della Protezione Civile laziale è il volontariato.

Sono donne e uomini che, spesso senza clamore, garantiscono una presenza costante nelle emergenze: presidiano il territorio durante le allerte meteo, intervengono sugli incendi, organizzano assistenza alla popolazione, supportano le istituzioni durante le crisi.

La rete regionale comprende organizzazioni di volontariato e gruppi comunali iscritti nell’elenco territoriale della Protezione Civile del Lazio.

Una risorsa enorme, costruita negli anni attraverso competenza, esperienza e conoscenza diretta dei territori.

Ma proprio questa forza evidenzia anche una delle principali criticità.

Il volontario moderno non è più soltanto una persona disponibile ad aiutare durante un’emergenza.

Oggi deve conoscere:

cartografia digitale;

sistemi radio;

tecniche di evacuazione;

primo soccorso;

gestione degli incendi;

utilizzo di droni;

procedure di sicurezza.

La crescente complessità delle emergenze richiede una preparazione sempre più specialistica.

Il paradosso: aumentano i rischi, ma non sempre aumentano gli strumenti

Negli ultimi anni il quadro delle emergenze è profondamente cambiato.

Gli effetti dei cambiamenti climatici hanno reso più frequenti fenomeni estremi:

periodi prolungati di siccità;

temperature elevate;

precipitazioni intense concentrate in poche ore;

aumento del rischio incendi.

Nel Lazio gli incendi rappresentano una delle emergenze più ricorrenti.

Le aree rurali e boschive del basso Lazio, dei Monti Ausoni e Aurunci, della provincia di Latina e di molte zone periferiche della capitale sono particolarmente vulnerabili durante la stagione estiva.

Il problema, però, non è soltanto il fuoco.

L’incendio spesso è il risultato finale di una combinazione di fattori:

abbandono delle campagne;

vegetazione secca;

mancata manutenzione delle aree private;

presenza di infrastrutture vicine alle zone verdi;

comportamenti irresponsabili o dolosi.

Spegnere un incendio è necessario.

Prevenirlo è molto più efficace.

La grande sfida: trasformare l’emergenza in prevenzione

Per anni il modello italiano è stato prevalentemente emergenziale: intervenire quando il problema si manifesta.

Ma una Protezione Civile moderna deve anticipare.

Significa conoscere prima:

quali aree sono più esposte;

quali strade possono diventare impraticabili;

quali persone necessitano di assistenza;

quali aziende presentano maggiori rischi;

quali risorse sono disponibili sul territorio.

La prevenzione richiede investimenti meno visibili rispetto al soccorso, ma spesso molto più efficaci.

Una strada pulita prima di un incendio, un argine controllato prima di un’alluvione, una popolazione informata prima di un terremoto possono evitare conseguenze drammatiche.

Le criticità da affrontare

Piani comunali di emergenza: troppi documenti, poca esercitazione

Ogni comune deve avere un piano di emergenza aggiornato e realmente operativo.

Il rischio è che alcuni strumenti rimangano soltanto documenti amministrativi. L’assessorato alla Protezione Civile della regione Lazio, che oggettivamente opera con spirito costruttivo e di efficienza, dovrebbe verificare che ogni singolo comune sia dotato dei mezzi e strumenti per realizzare il piano operativo.

Ci sono tende o strutture per alloggiare sfollati? il comune è dotato almeno di un mezzo Antincendio Boschivo (AIB)? Ci sono nel comune professionisti sanitari formati per il primo soccorso? Eventuali defibrillatori funzionano correttamente? Se la risposta è No è la Regione che deve fornire mezzi e strumenti.

Il 1° agosto, ad esempio, a Coreno Ausonio (FR) ci sarà una cena di beneficienza per acquistare un mezzo AIB per il locale gruppo di Protezione Civile. Lodevole iniziativa ma per l’acquisto difficilmente basterà.

Siamo certi che la Regione farà la sua parte per dotare il territorio di Coreno Ausonio, martoriato da incendi estivi, di uno strumento di prima e pronta risposta.

Che i gruppi comunali di Protezione Civile siano nelle condizioni di dare una veloce ed efficace risposta è fondamentale.

Perché in caso di terremoto o alluvione le strade potrebbero essere inutilizzabili ritardando l’arrivo delle colonne mobili e dei Vigili del Fuoco.

Per quanto riguarda gli incendi invece la feccia che appicca incendi dolosi usa sempre più spesso la tattica di saturare i gruppi di Protezione Civile e i Vigili del Fuoco. In questo contesto un gruppo comunale capace di intervenire presto e bene è fondamentale.

Credit foto TGR Rai Sardegna

Inoltre un piano efficace deve essere conosciuto:

dagli amministratori;

dai volontari;

dalle forze dell’ordine;

dai cittadini.

Servono esercitazioni periodiche, anche nei piccoli comuni, dove spesso le risorse umane sono limitate. E qui torniamo al ruolo fondamentale della Regione Lazio.

Continuiamo, i sindaci sono autorità comunali di protezione civile. Spesso, però, non hanno la competenza . La Regione dovrebbe chiedere ai sindaci di delegare la prevenzione, l’addestramento e il coordinamento dei gruppi comunali ad ex appartenenti al corpo dei Vigili del Fuoco o del Corpo Forestale dello Stato.

Non si può improvvisare. Perché l’improvvisazione porta vittime.

Mezzi e tecnologia: la Protezione Civile del futuro deve essere digitale

Le emergenze moderne richiedono strumenti moderni.

Occorre potenziare:

sistemi di monitoraggio satellitare;

droni per controllo incendi e frane;

sensori ambientali;

piattaforme digitali condivise;

reti di comunicazione autonome.

La tecnologia non sostituisce le persone.

Ma permette alle persone di lavorare meglio e più rapidamente.

Formazione: il volontario deve essere sempre preparato

La qualità della risposta dipende dalla qualità della preparazione.

Servono percorsi formativi continui:

corsi regionali omogenei;

addestramenti pratici;

esercitazioni congiunte;

specializzazioni operative.

Un volontario formato rappresenta una risorsa straordinaria.

Un volontario senza adeguata preparazione può invece esporsi a rischi inutili. Inoltre la Regione Lazio, e non solo, dovrebbe limitare l’uso dei volontari di Protezione Civile da parte dei Comuni come sostituti di altre figure, mancanti, della dotazione organica del Comune.

Ci permettiamo quindi di suggerire cinque proposte per una Protezione Civile laziale più forte

1. Un piano regionale permanente per il rinnovo dei mezzi

Molte associazioni necessitano di investimenti programmati per:

automezzi;

dispositivi di protezione individuale;

apparecchiature radio;

attrezzature specialistiche.

Non possono dipendere soltanto da finanziamenti occasionali, dalle cene di beneficienza appunto.

2. Più prevenzione contro gli incendi

Serve una strategia stabile:

controllo delle aree più vulnerabili;

manutenzione delle fasce di sicurezza;

maggiore sorveglianza nei periodi critici;

collaborazione con proprietari terrieri e aziende agricole.

3. Una rete tecnologica unica regionale

Un sistema integrato che permetta di condividere rapidamente:

dati meteorologici;

immagini satellitari;

segnalazioni dal territorio;

disponibilità dei mezzi.

4. Educazione alla sicurezza nelle scuole

La Protezione Civile deve diventare cultura civica.

I cittadini devono sapere cosa fare prima ancora dell’arrivo dei soccorsi.

5. Valorizzare il volontariato come infrastruttura strategica

Il volontario non è una soluzione economica.

È una componente essenziale della sicurezza pubblica.

Deve essere sostenuto, formato e considerato un investimento.

La sicurezza di un territorio si costruisce prima della calamità

La Protezione Civile del Lazio rappresenta una realtà complessa: fatta di professionalità, sacrificio e grande capacità di mobilitazione, ma anche di problemi che richiedono scelte precise.

La domanda decisiva non è soltanto se il sistema sia in grado di intervenire quando arriva una calamità.

La vera domanda è un’altra:

quanto siamo capaci di evitare che una calamità naturale diventi una tragedia umana?

La risposta passa dalla prevenzione, dalla tecnologia, dalla formazione e soprattutto dalla consapevolezza che la sicurezza di un territorio non nasce nel giorno dell’emergenza.

Nasce molto prima.