17 Maggio 2026
Roma. Grande successo alla Scuola Libica per il simposio “L’infanzia nel mirino” sui diritti dei minori nelle zone di conflitto
Simposio a Roma sui diritti dei minori nelle zone belliche

Di Maddalena Celano
Roma – L’Associazione Internazionale di Amicizia Italo Araba sotto l’egida della missione diplomatica della Lega degli Stati Arabi, in collaborazione con la Scuola Araba Libica e Welcome Association Italy, ha presentato nella sede di Roma della Scuola Araba Libica l’evento dal titolo:”L’infanzia nel mirino – Simposio sui diritti dei minori nelle zone di conflitto”.
L’appuntamento di questo 14 maggio, presso la Scuola Libica di Roma, in via Massaua, ha riaffermato i profondi legami storici che uniscono i componenti della diplomazia araba. Molti gli Ambasciatori, i giornalisti, gli esperti e gli osservatori per riflettere su uno dei nodi più complessi dello scenario internazionale: la tutela dei minori nelle zone di conflitto.
All’incontro, moderato con precisione dal Dott. Talal Khrais, hanno preso parte attiva e presenziato le seguenti autorità e figure istituzionali:
Dott. Talal Khrais, Presidente dell’Associazione ASSADAKAH;
Dott.ssa Najat Aqhiela, Preside della Scuola Araba Libica di Roma;
S.E. Muhannad Younes, Ambasciatore della Libia in Italia;
S.E. Khalid bin Youssef al Sada, Ambasciatore dello Stato del Qatar in Italia;
S.E. Monica Robelo Raffone, Ambasciatrice della Repubblica del Nicaragua;
Dott.ssa Inalvis Bonachea González, Ministra Consigliera dell’Ambasciata della Repubblica di Cuba;
S.E. Enas Sayed Mohamed Aly Mekkawy, Ambasciatrice della Lega degli Stati Arabi;
Lama Safadi, Primo Consigliere dell’Ambasciata dello Stato di Palestina in Italia;
Dott. Francesco Terrone, Presidente onorario dell’Associazione Assadakah;
Dott. Carlo Palumbo, Vice segretario nazionale della Welcome Association Italy;
Dott.ssa Maddalena Celano, che è intervenuta con un’apprezzata relazione focalizzata sui “Diritti negati nei teatri di guerra”.
Di seguito si riporta integralmente e fedelmente il testo del discorso pronunciato dall’Ambasciatrice S.E. Mónica Robelo Raffone:
L’intervento integrale di S.E. Mónica Robelo Raffone
«Buon pomeriggio a tutti,
desidero innanzitutto rivolgere un cordiale saluto ai colleghi Ambasciatori presenti e un sentito ringraziamento all’Associazione di amicizia italo araba Assadakah, alla Preside della Scuola Libica, Dott.ssa Najat Aqhiela, e a quanti hanno reso possibile l’organizzazione di questo incontro.
Oggi con la nostra presenza vogliamo riaffermare una verità semplice, eppure troppo spesso ignorata: i diritti dell’infanzia non conoscono confini. Non appartengono a una nazionalità, a un interesse politico o a una geografia del privilegio. Sono diritti universali, intrinseci ad ogni bambino, ovunque nasca e cresca.
Eppure, viviamo in un tempo in cui la verità viene frequentemente distorta, manipolata e il linguaggio stesso diventa uno strumento di negazione dei fatti e dei diritti.
Le guerre vengono troppo spesso presentate come “missioni di pace”, e le distruzioni come inevitabili “effetti collaterali”. Ma dietro queste formulazioni si nasconde una verità che non può essere nascosta: la sofferenza di intere popolazioni.
La cosa grave è che l’indifferenza o l’assuefazione rischia di rendere invisibili i volti e le storie di madri, padri e soprattutto bambini. Bambini palestinesi, libanesi, iraniani, libici e di tanti altri popoli che, oltre alla violenza materiale dei conflitti, subiscono anche una forma di cancellazione simbolica, quando la sofferenza non trova spazio neanche nei dibattiti, nei media, nell’agenda della politica e della stessa diplomazia.
Perché l’ingiustizia sta diventando normalità, ed il pericolo non è soltanto ciò che accade, ma la progressiva abitudine a tollerare l’intollerabile.
Dobbiamo dirlo chiaramente: non siamo davanti ad episodi isolati e ciò a cui assistiamo non sono conseguenze inevitabili delle guerre. Siamo di fronte ad un sistema di violenza ed impunità che vuole determinare e decidere chi ha diritto a vivere con dignità e chi deve essere relegato ai margini dell’umanità.
E questa è una dinamica che sta colpendo in modo particolarmente drammatico l’infanzia, che sono le prime e più indifese vittime dei conflitti.
Oggi, millions di bambini nascono e crescono sotto le bombe, privati non solo della sicurezza fisica, ma anche della possibilità stessa di immaginare un futuro. Gli viene negato il diritto alla vita, ma anche il diritto fondamentale all’educazione. Ogni scuola distrutta non è soltanto un edificio abbattuto: è una negazione del futuro, una frattura irreversibile nello sviluppo di una società. L’istruzione non è un privilegio, ma un diritto.
Il nostro Paese conosce profondamente il significato di queste realtà. La nostra storia nazionale è stata segnata a più riprese dalle conseguenze della guerra e delle instabilità indotte sulle nuove generazioni. Proprio per questo abbiamo capito, attraverso l’esperienza, che la difesa del diritto all’educazione anche nei momenti più difficili è una condizione indispensabile per la costruzione di una pace reale e duratura.
Il Nicaragua sempre ha sostenuto la propria solidarietà piena e incrollabile verso il popoli e paesi amici portando la propria voce in ogni istanza internazionale.
Nel 2024 abbiamo presentato presso la corte int di giustizia, un istanza di intervento nel procedimento avviato dal Sudafrica contro il Governo di Israele, per violazione della Convenzione contro il genocidio nella Striscia di Gaza. E poi denunciando la responsabilità degli stati che continuano a fornire sostegno militare all’offensiva contro Gaza.
Non possiamo poi ignorare che i diritti dell’infanzia hanno a che vedere anche con il diritto all’alimentazione.
L’uso della fame come metodo di guerra è una violazione grave del diritto internazionale umanitario, riconosciuto dall’articolo 8 dello statuto di Roma della corte penale internazionale e condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e deve essere riconosciuto per ciò che è: una forma di violenza deliberata ed un crimine di guerra. Il blocco degli aiuti umanitari e l’abuso di sanzioni che incidono sulla vita delle popolazioni civili, non sono concetti astratti, ma realtà concrete che colpiscono popolazioni intere, soprattutto e direttamente i bambini che sono la fascia più vulnerabile.
Di fronte a tutto questo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che gli strumenti tradizionali della diplomazia internazionale non sono stati sufficienti, né nella prevenzione dei conflitti né nella loro gestione tempestiva.
Dobbiamo interrogarci con onestà su questo limite per rilanciare una diplomazia che non sia subordinata agli equilibri di potere, ma che torni ad essere realmente al servizio della vita, della protezione dei civili e del futuro delle nuove generazioni.
Perché senza la tutela dell’infanzia, non esiste alcuna pace possibile.»

