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14 Giugno 2026

In Volo Verso la Libertà: L’Incredibile Fuga in Mongolfiera dalla DDR

Due famiglie sfidano la STASI fuggendo in mongolfiera verso l’Ovest.

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Volare di notte su una rudimentale mongolfiera autocostruita, insieme alla propria famiglia. Nel buio più fitto, sospesi nel freddo, con il rischio costante di precipitare e morire o, peggio ancora, di essere arrestati.

Questo è l’azzardo che decisero di tentare Gunter Wetzel e Peter Strelzyk, due elettricisti che vivevano nella DDR, la Repubblica Democratica Tedesca.

La storia, nelle sue linee generali, ci è nota: in migliaia cercarono di fuggire dalla Germania Est; molti ci riuscirono, ma tanti altri persero la vita nel tentativo. Perché scappavano? Per lo stesso identico motivo che spinge oggi milioni di persone a fuggire lasciandosi tutto alle spalle: il desiderio profondo di ricostruirsi un’esistenza nella libertà, nella serenità e nella stabilità economica. In una parola, con dignità.

Sulla carta, la DDR doveva essere un paradiso socialista. Lo Stato si faceva carico dei cittadini garantendo lavoro, istruzione e cure sanitarie per tutti, annullando le differenze sociali ed economiche. Eppure, questo welfare assistenziale aveva un prezzo altissimo: la libertà individuale. Non era ammesso il dissenso e protestare costituiva un reato gravissimo. La STASI, la spietata polizia segreta, controllava ogni aspetto della vita quotidiana attraverso una fitta rete di informatori. La punizione per chi sgarrava era severa: anni di duro carcere o la morte. Nella DDR era proibito persino sognare o avere ambizioni personali.

A pochissima distanza, tuttavia, esisteva una realtà completamente diversa: la Germania Ovest. Agli occhi dei cittadini orientali, la Repubblica Federale appariva ricca, felice, libera e opulenta. Un vero Eden che, per molti, valeva l’infinito rischio di una fuga.

Anche Wetzel e Strelzyk decisero di rischiare, pianificando una fuga aerea. Con appena mezz’ora di volo favorevole era possibile scavalcare i confini blindati e raggiungere l’Ovest. L’idea folle e geniale fu quella di fabbricare una mongolfiera in casa. I due si misero all’opera, aiutati dalle rispettive famiglie, ma l’impresa si rivelò subito titanica. Bisognava reperire enormi quantità di tessuto idoneo senza insospettire i commercianti e i delatori della STASI, oltre a dover gestire clandestinamente il gas necessario per il gonfiaggio.

Il percorso fu costellato di tentativi falliti e cocenti insuccessi. Di fronte all’ennesima battuta d’arresto, Wetzel decise di tirarsi indietro, giudicando il piano troppo pericoloso. Strelzyk, al contrario, scelse di andare avanti da solo. Nel giugno del 1979 il pallone aerostatico era finalmente pronto e la famiglia Strelzyk prese il volo. Le cose, però, andarono male fin dall’inizio: un guasto li costrinse a un atterraggio d’emergenza a poche centinaia di metri dalla linea di confine. Il tentativo era fallito. Abbandonata la mongolfiera, dovettero rientrare in fretta a casa prima che qualcuno notasse la loro assenza, riuscendoci per un soffio.

A quel punto, la STASI si ritrovò tra le mani il pallone e avviò subito le indagini. La paura paralizzò sia Strelzyk che Wetzel: l’identificazione era solo questione di tempo. Rimaneva un’unica via d’uscita: tentare un nuovo volo, insieme, e senza margine d’errore. I due elettricisti tornarono a lavorare freneticamente a una nuova mongolfiera, consapevoli che la polizia segreta avrebbe potuto bussare alla loro porta da un momento all’altro.

La notte giusta, con le condizioni di vento ideali, arrivò tra il 15 e il 16 settembre 1979. Le due famiglie, comprese donne e bambini, salirono a bordo della navicella nei pressi della cittadina di Oberlemnitz, in Turingia. Il volo durò trenta interminabili minuti, poi il gas si esaurì improvvisamente, dando inizio a una rapida e cieca discesa. La mongolfiera impattò violentemente contro gli alberi di un bosco ma, miracolosamente, rimasero tutti illesi. Nel buio pesto e disorientante, Strelzyk e Wetzel iniziarono a camminare verso la strada finché non videro i fari di una pattuglia della polizia. Libertà o arresto immediato? Questa volta fu libertà: erano atterrati sani e salvi nei pressi di Naila, in Baviera, in piena Germania Ovest.

Da quella notte di settembre del 1979 sono passati ormai decenni e molti di quei sogni d’oltrecortina si sono trasformati in illusioni. La Germania Ovest non si rivelò il paradiso perfetto che appariva in TV. Molti ex cittadini orientali avrebbero semplicemente desiderato una DDR più democratica e aperta, senza che venisse smantellato l’intero sistema sociale: una “terza via” tra l’oppressione del regime comunista e le disuguaglianze feroci del capitalismo.

Oggi, quando guardiamo con distacco o disprezzo ai flussi migratori, e non riusciamo a comprendere le ragioni profonde di chi fugge dal proprio Paese in cerca di libertà, dovremmo ricordarci di quella mongolfiera. Non accadde in Africa, né nel Terzo Mondo, ma nel cuore geometrico dell’Europa: una famiglia sospesa nel vuoto per inseguire una realtà migliore. Un diritto che, ieri come oggi, appartiene a ogni essere umano.

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