05 Luglio 2026
Il caso Duilio Saggia Civitelli: il mistero del delitto al binario 10
Il misterioso omicidio insoluto di Duilio Civitelli a Roma Ostiense

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Una stazione ferroviaria è uno strano posto. È un luogo pieno di gente che si sfiora soltanto per un secondo, un incrocio di esistenze e di storie.
In una stazione accade di tutto: iniziano e finiscono amori, sogni si infrangono e altri si realizzano. Ma in una stazione ferroviaria si può anche morire.
Questo è ciò che accade a Duilio Saggia Civitelli, ucciso il 12 febbraio 1995 nella stazione di Roma Ostiense.
Il delitto del binario 10
Erano circa le 17:00 e Duilio attendeva il treno diretto a Formia. Sarebbe dovuto scendere alla fermata di Campoleone per poi raggiungere Torvajanica, dove viveva con la sua compagna. Su quel treno, però, non salirà mai.
Il suo corpo viene ritrovato esanime sulla banchina del binario 10. Inizialmente la vicenda assume i contorni di una morte accidentale. È la successiva autopsia a spazzare via ogni dubbio, stabilendo la reale causa del decesso: un colpo di pistola dritto alla nuca.
Le indagini partono immediatamente, scavando nel passato della vittima. Duilio Saggia Civitelli aveva lavorato come rappresentante di elettrodomestici, ma non esercitava più da molti anni. Non ne aveva bisogno: possedeva un ingente patrimonio composto da immobili e denaro contante.
Una vita apparentemente normale
La sua vita privata scorreva su binari apparentemente tranquilli. Era separato dalla moglie, con cui manteneva ottimi rapporti e che faceva visitare ogni domenica. Aveva due figli, titolari di un’agenzia di investigazioni con sede proprio nell’ex terminal della stazione Ostiense e proprietari di alcune giostre nel parco giochi “Roma 70”. Conviveva inoltre con la nuova compagna, che per lui aveva lasciato il marito.
Duilio aveva una grande passione per le ferrovie e collezionava trenini. Una quotidianità normale, all’apparenza priva di ombre.
In realtà, qualche ombra esisteva eccome, ben documentata dalle cronache dell’epoca. Civitelli avrebbe infatti dovuto rispondere dell’accusa di usura in un processo fissato per il 20 marzo 1995, poco più di un mese dopo la sua morte.
I misteri e il “buco nero”
Il passato della vittima presentava inoltre un buco nero lungo diversi anni. L’uomo si era spesso vantato di aver collaborato con i servizi segreti, sebbene si trattasse di confidenze ritenute prive di fondamento. I giornali del tempo parlarono anche del ritrovamento di un’agenda erotica e di una collezione di videocassette a luci rosse. Emerse persino che, nella villa di Civitelli, capitava di notare fino a tarda notte auto di grossa cilindrata targate Latina, Frosinone e Caserta.
Gli inquirenti hanno cercato il movente sia nella sfera economica sia in quella sentimentale, analizzando persino l’attività professionale dei figli. Il risultato? Un nulla di fatto. Il delitto è rimasto insoluto.
L’esecuzione di un professionista
Proviamo a trarre qualche elemento nuovo analizzando la dinamica dell’omicidio. Il crimine avviene alla stazione Ostiense in una domenica pomeriggio di febbraio, verso le 17:00. C’è pochissima gente in giro e comincia a fare buio. La banchina del binario 10 è praticamente deserta; mancano ancora venti minuti all’arrivo del treno.
Duilio è solo, assorto nei suoi pensieri. L’assassino si avvicina alle sue spalle. Quasi certamente la vittima non lo conosce, dato che continua a dargli le spalle senza avvertire il pericolo. Il killer alza il braccio e spara un solo colpo alla nuca. Civitelli stramazza al suolo: nessuno si accorge di nulla e l’omicida si allontana indisturbato.
Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che nessuno abbia udito lo sparo. La risposta è semplice: l’arma è stata probabilmente silenziata avvolgendola in un panno.
A un’analisi superficiale potrebbe sembrare che l’assassino abbia corso un rischio enorme colpendo in un luogo pubblico come la stazione Ostiense. Al contrario, tutto era stato studiato nei minimi dettagli attraverso meticolosi sopralluoghi. Questo esclude categoricamente l’ipotesi di uno scambio di persona, anche perché su quella banchina c’era praticamente solo Duilio.
Un segreto da proteggere
Sia nella pianificazione sia nell’esecuzione, il killer dimostra di essere un professionista. Perché affidarsi a un sicario prezzolato? Evidentemente perché era necessario eliminare Civitelli senza lasciare alcuna traccia che potesse condurre al mandante o al movente. Di conseguenza, il motivo profondo dell’esecuzione potrebbe non essere così oscuro come è apparso in tutti questi anni.
Per organizzare un omicidio di tale portata è evidente che Duilio Saggia Civitelli fosse diventato un gravissimo pericolo per qualcuno. Sebbene resti possibile, la pista sentimentale appare poco plausibile. Molto più probabili appaiono invece il denaro o un segreto inconfessabile da custodire a ogni costo.
A distanza di anni, la vita di Duilio andrebbe riesaminata da capo: un movente capace di scatenare un omicidio così ben pianificato deve aver lasciato delle tracce. Bisognerebbe inoltre stabilire se vi siano collegamenti con l’ordigno esplosivo recapitato il 23 ottobre 2005 a uno dei figli di Duilio, e se alcune inquietanti similitudini con l’omicidio di Antonella Di Veroli (uccisa a Roma nel 1994) siano soltanto semplici coincidenze.
La storia di Duilio Saggia Civitelli sembra uscita dalle pagine di un romanzo noir. È invece una tragica realtà che, proprio come nei libri, meriterebbe un finale scritto con il nome dell’assassino.
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