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LA GESTAZIONE SOLIDALE A CUBA

UN “COMPROMESSO” TRA ABOLIZIONISMO E RISCHI DEL MERCATO PROCREATIVO
L’ idea, le ragioni e la prospettiva

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Di Maddalena Celano

LA GESTAZIONE SOLIDALE A CUBA:

UN “COMPROMESSO” TRA ABOLIZIONISMO E RISCHI DEL MERCATO PROCREATIVO

L’ idea, le ragioni e la prospettiva

Il Contesto: massima estensione dei diritti sociali e civili per i genitori o/e care-giver di minori

Di recente, nella Gazzetta Ufficiale Ordinaria n. 145 del 14 dicembre 2021, è stato pubblicato il nuovo Decreto-Legge 56/2021 “Sulla maternità della lavoratrice e la responsabilità delle famiglie”. Si tratta di un provvedimento normativo di straordinaria importanza sia per la maternità, la paternità che per la famiglia in generale, sia per la società e lo Stato, non solo per il suo contenuto, ma anche per il grado di tutela che stabilisce al fine di garantire la sostituzione dell’attuale generazione di uomini e donne cubani. Questa disposizione normativa trova i suoi fondamenti nella crisi demografica cubana, negli alti livelli di invecchiamento della popolazione cubana, nonché nella necessità di stimolare la fertilità e di estendere la tutela ai figli minori. In questo senso, come novità nei suoi contenuti, questo nuovo strumento normativo contestualizza la relazione che intercorre tra maternità e cura, oltre a promuovere la responsabilità familiare condivisa per la cura dei figli e delle figlie minori. Benché nella precedente normativa la cura del minore fosse comunque presa in considerazione, ora a partire dal proprio titolo, questo organismo giuridico tiene conto che non è solo la madre a dispensare la cura e la sola responsabile della cura del figlio o della figlia, ma che la famiglia debba diventare uno spazio di condivisione, in cui si realizza la piena uguaglianza tra uomini e donne. Questo decreto legge ci presenta un modello inclusivo dei settori economici, in cui sono integrati sia il settore statale che quello non statale. La maternità sicura, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprende la promozione e la protezione del diritto al più alto standard di salute raggiungibile per donne, madri e neonati, nonché l’accesso a una salute adeguata e a sistemi sanitari sicuri ed efficienti, che si realizza a Cuba ad un livello avanzato, sia nel sistema sanitario che nel sistema previdenziale in generale. In questo sforzo Cuba si trova di fronte a un nuovo corpo normativo più completo, poiché estende il concetto di maternità, riconoscendo alla madre lavoratrice un insieme di diritti che tutelano il suo rapporto di lavoro. Inoltre, tiene conto di alcune prestazioni complementari, contribuendo alla maternità e paternità responsabili nei confronti dei figli e delle figlie minorenni. Certamente, fin dai primi anni della Rivoluzione, la maternità è stata tutelata come parte della previdenza sociale attraverso le varie leggi che sono state promulgate e applicate in questi ultimi 63 anni, che hanno mostrato anche maggiore sollecitudine per la cura e l’attenzione dei minori. Tra le più importanti si possono citare: la Legge n. 1263 “Sulla Maternità della Lavoratrice”, emanata già il 14 gennaio 1974; Decreto Legge n. 234 del 2003 sulla maternità delle lavoratrici; o il più recente decreto legge dell’ 8 dicembre 2016, n. 339. A partire dal DL 234 del 2003 sono stabiliti i diritti relativi alla paternità, estendendosi anche agli altri familiari. Ciò ha costituito un esempio dell’attuazione del principio di uguaglianza nell’esercizio di tali diritti, legati all’assistenza dell’infanzia. Quanto sopra si armonizza con i postulati difesi nel Codice del Lavoro cubano, in vigore dal 2014, che stabilisce “i diritti del lavoro e della sicurezza sociale che sono conferiti alla lavoratrice, per tutelare la sua maternità e facilitarne le cure mediche, il riposo e l’assistenza pre e post-natale di figli minori”. Questa legge dedica un intero capitolo alla tutela della lavoratrice gestante e madre, tutelandola nei termini di importanti diritti connessi alla sua attività lavorativa, che sono rafforzati nel decreto legge di recente promulgazione. Dal canto suo, e collegata a questo tema, la Costituzione della Repubblica promulgata con referendum il 24 febbraio 2019, nel Capitolo V dedicato a diritti, doveri e garanzie fondamentali, fa riferimento alla parità di trattamento e di opportunità, nonché alla tutela dei maternità. Inoltre, nel suo articolo 68 si dichiara che attraverso il sistema previdenziale è garantita un’adeguata protezione alla madre e al padre, nonché ai nonni o ad altri parenti del minore. La protezione è basata sulla cura e l’attenzione verso il minore, e nell’articolo 84 si riconosce che la maternità e la paternità sono tutelate dallo Stato. In primo luogo, va notato che vengono mantenuti tutti i principi e benefici della maternità e paternità responsabili, questi infatti sono estesi e costituiscono un importante fondamento per tutelare la madre attraverso le cure mediche durante la gravidanza, il riposo pre e postnatale, l’allattamento al seno, la cura del neonato e le cure prestate non solo in tenera età, ma anche estensivamente fino al compimento dei 17 anni di età, diritti già concepiti per entrambi i genitori. In tale normativa sono disciplinati anche i benefici che già erano concessi nella precedente normativa, tra i quali si possono citare:

– il congedo di maternità come recesso obbligatorio della durata di 6 (o 8) settimane, con carattere di sospensione del rapporto di lavoro della gestante, a partire dalle 34 settimane di gravidanza (o 32 se multiple) per garantirne il riposo prima della prossimità del parto e le 12 settimane dopo per la sua guarigione, concedendo i corrispondenti benefici economici durante queste 18 settimane.

– La tutela della lavoratrice durante la gravidanza mediante prescrizione medica, al fine di scongiurare i rischi che possano insorgere, avrà invece una tutela pecuniaria che viene calcolata sulla retribuzione percepita nei 12 mesi precedenti il ​​momento in cui detta pausa lavorativa è stata decisa.

– Un altro beneficio che si conserva, ed era già riconosciuto nella precedente normativa, è il beneficio sociale concesso alla madre, al padre o ai nonni materni o paterni cui è affidata la cura del minore, dalla scadenza del congedo di maternità fino all’arrivo del suo primo anno di vita. Va notato che a Cuba esiste anche il congedo di paternità, un concedo che supera di gran lunga quello di molti paesi dell’America Latina, che generalmente concedono solo da 3 giorni a 3 settimane dalla nascita del figlio o della figlia. Nel caso di Cuba ha un’estensione maggiore che va dalle 12 settimane dalla nascita, fino a un totale di 40 settimane di pausa lavorativa, continuativa o in fasi diverse, anche alternando i familiari, a seconda della situazione. In tal modo il congedo di paternità è un diritto inviolabile che si completa con la prestazione sociale, il cui importo è pari al 60% della retribuzione media mensile, calcolata su quanto percepito nei 12 mesi immediatamente precedenti la nascita del minore. Al termine del loro godimento, il lavoratore ritorna alla sua posizione e al suo posto di lavoro. Ribadiamo che uno qualsiasi di questi benefici può essere esteso sia alla madre che al padre, al nonno materno o paterno, o alla nonna o ad altro familiare, che può usufruire del congedo e percepire il beneficio sociale.

Cosa prevede esattamente la legge sulla GpA a Cuba?

La maternità surrogata è la pratica mediante la quale, previo accordo con un’altra coppia o persona, una donna rimane incinta, porta a termine la gravidanza e dà alla luce un bambino per l’altra persona o coppia, che diventano legalmente il genitore o i genitori del bambino. L’origine di questo modo di creare una famiglia è nata negli anni Settanta grazie allo sviluppo della fecondazione artificiale. Negli anni ’80, i progressi tecnologici nella fecondazione in vitro hanno consentito la maternità surrogata gestazionale, in cui la madre surrogata e la madre genetica sono chiaramente divise. La madre genetica, che può benissimo essere la madre intenzionale o una donatrice, contribuisce alla fecondazione in vitro dei suoi ovuli con lo sperma di questo padre intenzionale o di un donatore. Gli embrioni vengono trasferiti alla madre surrogata che partorisce il bambino senza avere alcuna relazione genetica con il bambino; Non è suo biologicamente, perché è composto dagli ovuli e dallo sperma di altre due persone che non hanno nulla a che fare con lei. La maternità surrogata si divide in due possibilità: gestazione solidale, in cui non ci sono interessi finanziari, e quella che è comunemente nota come madre surrogata, in cui è coinvolto uno scambio economico.

Secondo il quotidiano cubano Trabajadores, la gestazione solidale introdotta dal Nuovo Codice della Famiglia Cubano si realizza a beneficio delle donne con qualche patologia medica che impedisca loro la gestazione, a beneficio delle persone sterili, di uomini soli o in coppia, come avviene in diversi paesi del mondo. Secondo il quotidiano cubano, sebbene la maternità surrogata sia una tecnica sempre più diffusa, c’è una parte più conservatrice della popolazione cubana che tuttora si oppone a questa procedura. Diversi gruppi femministi cubani si sono posizionati contro il processo, considerando che le donne non sono “macchine riproduttive” o “beneficiarie”. La “mercificazione” del corpo femminile è uno degli argomenti più utilizzati per disapprovare questa pratica. Proprio per questo, con l’ approvazione del Nuovo Codice di Famiglia Cubano, si vieta qualsiasi tipo di compenso o dono, al di là dell’obbligo di fornire cibo e compensare le spese generate durante la gravidanza e il parto, il che significa che in nessun caso verrà legalizzata a Cuba la pratica della maternità surrogata a pagamento. Al fine di verificare l’assenza di compenso, Il Nuovo Codice di Famiglia Cubano stabilisce una serie di requisiti per accedervi:

  •  stabilisce che la gestazione solidale debba avvenire solo per ragioni altruistiche o estranee a qualsiasi remunerazione monetaria o commerciale,
  • che sia valida solo tra persone unite da legami familiari o convivenza,
  •  a beneficio di donne con una condizione medica che impedisca loro di portare avanti una gravidanza, coppie lesbiche o coppie di maschi, a condizione che non sia messa in pericolo la salute di coloro che sono coinvolti nel processo medico.
  •  Inoltre è vietato qualsiasi tipo di compenso ad eccezione del vitto a favore del concepito, e del rimborso delle spese mediche generate dalla gravidanza e dal parto (in caso di complicazioni o cure extra).
  • In ogni caso è necessaria un’autorizzazione giudiziaria e i requisiti per ottenere la suddetta autorizzazione sono estremamente complessi:
  • è necessario provare e documentare che si siano tentate altre tecniche di riproduzione assistita ma che esse abbiano fallito;
  • che la candidata alla gestazione solidale goda di buona salute fisica e mentale;
  • che la stessa non abbia precedentemente subito un processo di gestazione solidale;
  • che la futura gestante non fornisca il suo ovulo se non nel caso in cui stia per assumere la maternità nell’ambito di un rapporto familiare multiparentale, per il quale comunque deve portare il consenso del coniuge o del convivente.
  • Inoltre la candidata alla gestazione solidale deve provare (tramite documentazione medica) che il suo partner non possa avere la possibilità di concepire o portare a termine una gravidanza.

Il Nuovo Diritto di Famiglia Cubano prevede che la donna sottoposta alla gestazione solidale goda di un beneficio aggiuntivo come lavoratrice, in quanto riceverà, nel tempo previsto dal certificato di prescrizione medica, il 100% della retribuzione media percepita nei 12 mesi immediatamente precedenti all’interruzione del lavoro. Lo stesso vale per la lavoratrice gestante del settore non statale, rispetto al pagamento del 100% della base contributiva media al suo regime previdenziale. La concessione di un’indennità in denaro alla madre o al padre con figli malati fino a 17 anni di età, che può essere estesa per decisione della madre alla nonna o al nonno, che si occupa della loro cura. In questo caso, la madre deve provare la malattia del minore attraverso il relativo certificato medico. Il datore di lavoro è tenuto a garantire che la lavoratrice gestante smetta di lavorare al raggiungimento della 34a settimana di gravidanza e usufruisca del congedo di maternità di 18 settimane, suddivise in 6 prima del parto e 12 dopo il parto, e a corrispondere il beneficio economico quando la lavoratrice. La madre sottoposta alla gestazione solidale dovrebbe accreditare le sue condizioni con il relativo certificato medico. Inoltre, è tenuta a custodire e conservare la documentazione sulla maternità e sui benefici che gli vengono concessi, siano essi per le licenze economiche, sociali o complementari previste dalle normative.

Per concludere, la gestante non sarà mai esclusa dalle relazioni famigliari o affettive con il concepito, con cui allaccerà una relazione costante.

Disinformazione sul Nuovo Codice Della Famiglia Cubano

Dopo il 1 febbraio 2022, data in cui è iniziata la consultazione popolare sulla bozza del Codice della Famiglia a Cuba, sui social sono circolate numerose disinformazioni relative al suo contenuto. I più ricorrenti sono legati al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’adozione e alla potestà genitoriale. Gli sciami si riferivano ad un altro testo precedente sull’argomento, pubblicato sul giornale Tremenda Nota. L’articolo esprimeva la preoccupazione che la pratica della maternità surrogata possa verificarsi a Cuba anche in via illegale (o clandestina). È importante che se ne parli, perché Cuba si tratta di un paese in cui, per le sue specifiche circostanze economiche, storiche e sociali, il mercato nero è molto diffuso. Sebbene la legge sia molto chiara sul fatto che non vi possa essere una compensazione finanziaria, chi esclude la possibilità di un mercato nero per gli uteri? Tuttavia si tratta di un falso problema: la GpA illegale si sarebbe praticata o si praticherebbe anche al di fuori di una qualsiasi forma di regolamentazione (e in qualsiasi stato). Anzi: una relativa regolamentazione (sul modello cubano) serve proprio ad individuare i casi di illegalità e correggerli. Il testo di Tremenda Nota sostiene che è specificato, nel Novo Codice di Famiglia, che la gestazione solidale possa essere praticata solo quando interviene una donna diversa da quella che vuole assumere la maternità. Questo, secondo l’autore dell’articolo, implica diversi pregiudizi: in primo luogo, sebbene la maggior parte delle donne cisgender (quelle la cui identità di genere coincide con il loro fenotipo sessuale) siano biologicamente preparate alla gestazione, non sono le uniche persone ad avere un utero. Gli uomini trans potrebbero anche restare incinti, perché la loro biologia lo consente. Tuttavia, il Codice non menziona questi casi, li rende invisibili giacché parla genericamente di “genitorialità” o genitori. Le perplessità, ovviamente, sono state usate e strumentalizzate per creare confusione o polemiche futili.

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