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Cronaca

Trattativa Stato e …

In questa sede non sarà analizzata l’attualità legata alla sentenza. Diamo spazio, invece, ad una ricostruzione storica.
La mafia tratta con le istituzioni non da oggi. Dal lontano 1943. Praticamente è quella la prima trattativa Stato/mafia.
Lo Stato era quello statunitense che tratta con la mafia per agevolare l’invasione della Sicilia.

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"No mafia" by Rino Porrovecchio is licensed under CC BY-SA 2.0

“No mafia” by Rino Porrovecchio is licensed under CC BY-SA 2.0

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Grande scalpore ha suscitato la recente sentenza del processo per la trattativa Stato/mafia. A suscitare scalpore soprattutto le diverse assoluzioni.

In questa sede non sarà analizzata l’attualità legata alla sentenza.  Diamo spazio, invece, ad una ricostruzione storica.

La mafia tratta con le istituzioni non da oggi. Dal lontano 1943. Praticamente è quella la prima trattativa Stato/mafia.

Lo Stato era quello statunitense che tratta con la mafia per agevolare l’invasione della Sicilia.

Gli americani dopo aver ricevuto l’aiuto mafioso, si sdebitano dando posti di rilievo ad esponenti mafiosi nella nascente macchina amministrativa siciliana.

Nelle istituzioni della Repubblica entra la mafia. E ci rimarrà.

Poi diversi partiti hanno dialogato con la mafia.

Perché la mafia controllava voti. Perché la mafia assicurava la necessaria manovalanza per stroncare le legittime richieste di contadini e lavoratori.

Non è corretto poi limitare l’analisi solo alla trattativa Stato/mafia.

Lo Stato italiano, inteso come le massime autorità politiche, ha trattato con svariati soggetti non sempre cristallini.

Per recuperare il carteggio Churchill-Mussolini, con l’operazione svolta dal leggendario agente dei servizi italiani Aristide Tabasso. Morto poi in circostanze misteriose.

Per risolvere l’esplosiva vicenda De Gasperi-Guareschi-De Toma .

La trattativa che ha portato alla «fuga» di Herbert  Kappler dall’ospedale militare del Celio.

Gli accordi segreti con i terroristi palestinesi e il Lodo Moro.

La trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo.

I negoziati con Gheddafi. Che di giorno cacciava gli italiani e di notte trattava con l’Italia ricchi contratti di forniture.

Trattative spesso imbarazzanti.

Solo una volta lo Stato italiano non ha trattato.

Per la liberazione di Aldo Moro. Pur avendo i canali e la «merce» di scambio, lo Stato non ha voluto trattare.

Questo è il vero mistero dei 55 giorni.

Aldo Moro nelle sue lettere esprime l’amara sorpresa nel constatare che uno Stato dalle trattative non sempre onorevoli, lo stava abbandonando.

Dimentichiamo spesso la Storia del nostro Paese.

Quando lo Stato italiano trattava l’armistizio con gli Alleati, continuando a parole la guerra con «l’alleato germanico».

Falcone e Borsellino avevano la piena consapevolezza del dialogo tra Stato e mafia.

Avevano chiaro il concetto di mafia istituzionale.

Ci indignamo, ora, per la trattativa Stato/mafia.  E non ci siamo chiesti perché per anni i magistrati e gli investigatori sono stati privati di mezzi, uomini, risorse e strumenti legislativi.

Non ci siamo chiesti perché Dalla Chiesa venne inviato in Sicilia senza uomini e poteri.

Non ci siamo domandati perché l’iter per l’approvazione della legge Rognoni/La Torre viene accellerato solo dopo l’omicidio di Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Perché non è stato istituito un divieto di sosta/fermata davanti l’abitazione della madre di Paolo Borsellino.

Troppi hanno ritenuto più ragionevole dialogare e guadagnare con la mafia piuttosto che combatterla.

La svolta arriverà quando alle decisioni ragionevoli saranno preferite decisioni onorevoli.

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