29 Giugno 2026
“Speranza” di Irene Gianeselli: un romanzo tra memoria, desiderio e responsabilità politica nel cuore di Roma
Nuovo romanzo di Gianeselli tra memoria, traumi e responsabilità politica.

A cura di Fabia Tonazzi
Speranza è il titolo del nuovo romanzo di Irene Gianeselli, edito da Giuntina con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Un’opera intensa e stratificata che attraversa memoria, desiderio e responsabilità politica, interrogando il nostro tempo attraverso una storia di incontri, silenzi e ascolto. Ambientato a Roma, tra i vicoli del quartiere ebraico, il romanzo mette in scena il confronto tra Nora, giovane musicista inquieta, e Leone, psichiatra ebreo di mezza età, portatore di una memoria storica che non smette di ferire. Nora è abitata da un’eredità che non ha vissuto direttamente ma che la attraversa come una vibrazione sotterranea, una musica senza tempo che la espone alla fragilità del presente. Leone, invece, conosce il peso della Storia come ferita rimossa e come ritorno costante: la Shoah, la diaspora, l’angoscia di un oggi segnato dal conflitto in Medio Oriente, che sembra lacerare ancora una volta l’identità ebraica e rendere impossibile ogni forma di neutralità.
Il loro incontro genera un dialogo serrato fatto anche di pause, di silenzi sospesi, di una tensione sottile che sfiora l’intimità senza mai cedere alla semplificazione. In questo spazio di relazione, ciascuno si riflette nell’altro e misura i propri limiti, mentre la città di Roma diventa essa stessa un corpo di memoria, un luogo in cui il passato continua a interrogare il presente. Speranza si configura così come un romanzo capace di intrecciare intimità e politica, trauma individuale e trauma collettivo, interrogando il senso della cura, il ruolo della psichiatria come spazio di ascolto e responsabilità, la crisi delle ideologie novecentesche e il ritorno della violenza geopolitica come questione morale ineludibile. La musica attraversa il testo come forma di resistenza e testimonianza, non come evasione, mentre il tempo si manifesta come ripetizione, eterno ritorno di una Storia che non smette di chiedere attenzione e consapevolezza.
«L’idea di questo romanzo nasce nel 2017, da una mattina trascorsa al Quartiere Ebraico di Roma, quando lo spazio della città ha cominciato a imporsi come spazio della memoria», racconta Irene Gianeselli, «Ho scelto di mettere in relazione uno psichiatra ebreo che interroga la crisi del marxismo e una giovane pianista attraversata dalla violenza della Storia. Non essendo un’autrice ebrea, ho sentito il dovere di muovermi in una postura di ascolto, con il massimo rispetto: custodire una memoria non negoziabile e misurarmi con un presente che non consente neutralità, ma chiede rigore e umanità».
Roma è molto più di una semplice ambientazione: sembra quasi un personaggio. Quale ruolo svolge la città nella costruzione della vicenda?
La città sa tutto. I muri, le strade, i vicoli ricordano; sono testimoni. Mi interessava mostrare come le atrocità compiute siano ancora lì, impresse nelle lapidi e nelle pietre d’inciampo che spesso calpestiamo con troppa leggerezza.
E mi interessava dire che anche Gaza, pur ridotta a macerie, continuerà a ricordare. Potete costruirci sopra i resort, così come oggi sulle pietre d’inciampo si possono mettere i tavoli dei ristoranti e dei bar, ma quei luoghi continueranno a ricordare e a ricordarci il male compiuto. Non esiste assoluzione.
Roma è l’incarnazione di questo monito. Se si cammina tra le rovine di Largo Argentina, lì c’è ancora Cesare che muore assassinato; nel Circo Massimo e nel Colosseo resta l’impronta di chi è stato schiavo, perseguitato, gettato tra i leoni. Il male è il male. Non diventa una cartolina sbiadita e folkloristica solo perché qualcuno ci fa business.
Nel romanzo convivono memoria privata e memoria collettiva. Quanto è importante, oggi, conservare e interrogare il passato?
Per me conservare e interrogare il passato è un dovere civile e politico. Sono un’allieva della scuola di italianistica di Leone de Castris e il mio maestro all’Università di Bari è stato Bepi Bonifacino. La mia formazione è radicalmente gramsciana. Non a caso Leone de Castris pubblicò nel 1997 un saggio dal titolo eloquente: Gramsci rimosso.
La parola che mi interessa è proprio questa: rimozione. Speranza è un romanzo sui rimossi. Mi interessano le persone, le storie e le verità espulse dal discorso pubblico perché disturbano il presente e le sue narrazioni dominanti.
Chi oggi vuole essere davvero anti-crociano e anti-gentiliano? Chi esercita ancora una critica e un’autocritica di classe, di partito e individuale? Mi indigna profondamente che la pedagogia neoliberista citi a sproposito Gramsci e Pasolini, trasformandoli in autorità addomesticate, innocue, buone per ogni discorso pubblico. Li si nomina continuamente, ma raramente li si legge davvero. Lo stesso accade con il marxismo: viene contestato, liquidato, ridicolizzato senza essere studiato. Marx non lo si legge; lo si respinge per sentito dire. E non è un caso che oggi si assista a un ritorno vertiginoso al gentilismo e al crocianesimo più spudorati.
Irene Gianeselli è stata assegnista di Ricerca in Psicometria presso la Libera Università di Bolzano (Facoltà di Scienze della Formazione). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze delle Relazioni Umane, con specializzazione in Psicologia (Università di Bari “Aldo Moro”). La sua attività scientifica integra psicometria, pedagogia e arti performative, con particolare attenzione all’educazione inclusiva, alla formazione metacognitiva e all’apprendimento trasformativo. Autrice di numerose monografie e articoli scientifici, presenta i suoi lavori in convegni internazionali ed è membro attivo di associazioni di ricerca internazionali in psicologia e pedagogia. Pianista diplomata al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, ha esordito come cantautrice con Cuore Antico (2025), concept album che accompagna il suo secondo romanzo Tutta stesa sul mare (Les Flâneurs Edizioni, 2025), vincitore del Premio Ludovica Castelli 2025, dopo Il movimento del ritorno (Les Flâneurs Edizioni, 2021). Giornalista e critica cinematografica del SNCCI, ha scritto e diretto tre cortometraggi premiati in festival nazionali e internazionali, selezionati in concorso per il Premio David di Donatello: Il misuratore del mondo (2021), Alma diletta (2022, Premio Miglior Attrice – Swedish International Film Festival) e Le stanze di Nausicaa (2024, Premio Best Actress – Paris Film Awards).

