29 Marzo 2026
Fabio Cagnazzo prosciolto, e ora?
Gup Salerno proscioglie Cagnazzo: riflessioni su custodia cautelare e verità.

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Il Gup presso il Tribunale di Salerno ha prosciolto dalle accuse il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, rinviando a giudizio gli altri imputati per l’omicidio del sindaco Angelo Vassallo. Si tratta di una notizia che ha sorpreso molti, ma che in realtà si pone nel solco delle due ordinanze della Corte di Cassazione e del pronunciamento del Tar, che avevano già messo seriamente in discussione l’impianto accusatorio contro l’ufficiale.
Gli scenari legali e il paradosso della carcerazione
Il Codice di Procedura Penale ci impone di sottolineare che tecnicamente non è ancora finita: la Procura della Repubblica di Salerno potrebbe teoricamente impugnare il proscioglimento. Inoltre, si attende ancora la decisione del Riesame dopo il secondo rinvio disposto dalla Cassazione sulla valutazione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Cagnazzo.
Qui tocchiamo il paradosso: mentre arriva il proscioglimento del Gup, si discute ancora su una carcerazione avvenuta nel 2024.
È auspicabile che la Procura e il nuovo Procuratore Cantone prendano atto di quanto sottolineato ripetutamente dalla Cassazione e, infine, dal Gup.
La facilità della custodia cautelare
Resta aperta una domanda fondamentale: e ora? Questa vicenda impone diverse considerazioni doverose. In primis, appare evidente quanto sia troppo facile finire in custodia cautelare. Un colonnello dei carabinieri con un eccellente stato di servizio è finito in carcere sulla base di dichiarazioni di pentiti già ritenuti inattendibili e di elementi indiziari deboli.
Nonostante si fosse ipotizzato di rendere collegiale la decisione sulle misure cautelari per superare il concetto monocratico del Gip, ad oggi nulla è cambiato. Se la separazione delle carriere è un obiettivo politico, forse la vera urgenza è la separazione territoriale: il Riesame dovrebbe appartenere a un tribunale diverso rispetto a quello che ha emesso l’ordinanza.
Il peso del processo mediatico
Un secondo punto critico riguarda il processo mediatico iniziato un secondo dopo l’arresto di Fabio Cagnazzo. I mezzi d’informazione sono stati, nel migliore dei casi, “freddi”. Sono stati in pochi, http://giustizianews24.it/2024/11/24/omicidio-vassallo-e-lora-del-riesame-le-opacita-nel-racconto-del-pentito-i-tanti-ho-dedotto-e-la-prova-regina-che-non-ce/ https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/cronache/giudiziaria/2025/05/10/vassallo-unindagine-flop-tra-buchi-e-contraddizioni https://ilsud-est.it/attualita/inchiesta/2025/02/10/fabio-cagnazzo-quei-ventitre-minuti-di-troppo/ , a sottolineare da subito quelle criticità formalizzate solo mesi dopo dalla Cassazione. Non è una notazione figlia di vanteria ma una amara considerazione.
La mancanza di una cronaca investigativa coraggiosa è un danno collettivo. Approfondire gli atti è un dovere per evitare condanne mediatiche che rischiano di diventare un marchio indelebile. Perché, ad esempio, alcune trasmissioni televisive di successo dedicano ore a dimostrare l’innocenza di condannati in via definitiva e non hanno trovato spazio per la complessa vicenda del colonnello Cagnazzo e dell’omicidio del sindaco Vassallo?
Alla ricerca della verità per Angelo Vassallo
Realisticamente, il processo che si terrà difficilmente porterà a individuare l’assassino del “sindaco pescatore”, dato che la Procura non ne ha individuato l’esecutore materiale. Una “pista” sbagliata non è solo un danno per l’innocente in carcere, ma anche per i familiari delle vittime che vengono illusi e per l’intera società.
Trovare il vero colpevole dell’omicidio di Angelo Vassallo resta un dovere collettivo a cui non vogliamo sottrarci.
Infine, resta il punto più doloroso: chi potrà mai ripagare le ferite patite da Fabio Cagnazzo e dalla sua famiglia? Si dice spesso che “male non fare, paura non avere”, ma nell’epoca dei social i processi e la custodia cautelare lasciano segni profondi causati dal fango mediatico.
Appare quindi necessario che strumenti quali il processo e la custodia cautelare siano strettamente subordinati a una solida prospettiva di condanna
Per quanto riguarda Fabio Cagnazzo ora è tempo di lasciarlo ai suoi affetti e a quella divisa che ha sempre onorato. Saprà la Giustizia fare la cosa giusta in una vicenda già troppo ingiusta?
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