16 Febbraio 2026
L’Offensiva del Patriarcato: Tra Propaganda Negazionista e la Grande Fuga delle Donne

Di Maddalena Celano
Il recente caso di cronaca giudiziaria che arriva da Marsala non è solo una notizia di cronaca nera, ma il simbolo di una patologia sociale profonda. Un imprenditore è stato condannato in primo grado a dieci mesi per lesioni aggravate nei confronti della ex moglie; un caso che sarebbe ordinario, se non fosse che l’uomo era il presidente di un’associazione per “uomini maltrattati”. Questa vicenda svela plasticamente una strategia politica e comunicativa deliberata: il tentativo di trasformare l’oppressore in vittima per disarmare le donne.
A quarant’anni dall’apertura dei primi centri antiviolenza, dobbiamo prendere atto che lo svelamento della violenza maschile procede ancora controvento. Siamo nel pieno di un backlash istituzionale: una reazione scomposta e violenta a decenni di conquiste femministe, dove la difesa dell’autore di violenza non avviene più solo nelle aule di tribunale, ma attraverso una narrazione tossica volta a intimidire le donne e a restaurare un controllo sociale che sta scricchiolando.
1. La Fabbrica della Menzogna: I Numeri contro la Propaganda
La narrazione delle “false denunce” è il pilastro del negazionismo moderno. Figure politiche e mediatiche sostengono regolarmente, senza alcuna base empirica, che l’80% delle segnalazioni di violenza sia strumentale. Si tratta di una manipolazione intenzionale:
* La Realtà Giudiziaria: I dati della Procura Generale della Cassazione confermano che le denunce per calunnia sono una frazione infinitesimale, inferiore al 3%.
* Il Sommerso: Al contrario, l’ISTAT documenta che oltre il 90% delle violenze domestiche rimane sommerso. Il problema reale non è la “vendetta” delle donne, ma il loro silenzio forzato.
* L’Obiettivo: Paventare una “pioggia di calunnie” serve a intimidire le vittime e a fornire una sponda politica per affossare riforme cruciali, come quella sul consenso nel ddl Bongiorno. Cancellare il consenso dalla legge significa legalizzare implicitamente la sopraffazione, riportando il corpo femminile a “territorio di disponibilità”.
2. Lo Stato Complice: L’Attacco ai Centri Antiviolenza
L’ultima frontiera di questa strategia è l’attacco frontale ai luoghi della resistenza. Programmi televisivi di larga diffusione hanno iniziato a stigmatizzare il numero 1522 e i centri antiviolenza (CAV) perché “non accolgono uomini”. Questa è una mistificazione pericolosa: la violenza maschile è un fenomeno sistemico (un femminicidio ogni tre giorni), mentre la violenza subita dagli uomini è nel 90% dei casi perpetrata da altri uomini.
I CAV sono presidi politici nati per rispondere a una specificità culturale: la violenza come strumento di potere patriarcale. Neutralizzarli significa togliere alle donne l’unico spazio di protezione, lasciandole sole davanti a uno Stato che spesso pratica la vittimizzazione secondaria attraverso sentenze intrise di pregiudizio e l’uso di pseudoscienze come la PAS (Alienazione Parentale) per colpevolizzare le madri che denunciano.
3. La Resistenza Passiva: Perché le Donne dicono “No”
In questo clima di restaurazione, le donne hanno iniziato a reagire con l’unica arma rimasta: la sottrazione. La crisi demografica, il crollo dei matrimoni e l’impennata dei divorzi non sono “egoismo”, ma autodifesa. Le donne hanno capito che in un sistema dove lo Stato non garantisce la sicurezza fisica e la politica usa il loro dolore per fare propaganda mascolinista, legarsi a un uomo diventa un rischio inaccettabile.
L’indipendenza finanziaria e il rifiuto di relazioni basate sul controllo sono diventati i primi veri “centri antiviolenza” autogestiti. Le donne stanno applicando una forma di resistenza passiva: sciopero della riproduzione e della convivenza per non soccombere a un sistema che protegge l’abusante e dubita della sopravvissuta.
Epilogo: La Grande Fuga e il declino del legame sociale
I dati finali confermano che questa rottura è ormai strutturale. Non sono gli uomini a “scappare dalle responsabilità”, ma sono le donne a fuggire da un modello di relazione che è diventato una trappola mortale.
* Le Statistiche del Divorzio: Nel 70% dei casi è la donna a prendere l’iniziativa della separazione, recidendo legami che minacciano la sua autonomia e incolumità.
* L’Esodo all’Estero: Si registra un incremento significativo di giovani donne italiane — le più istruite del Paese — che emigrano. Non scappano solo per il lavoro, ma per cercare società dove il consenso è un valore normato e dove non si viene messe alla gogna se si denuncia un abuso. Molte scelgono consapevolmente relazioni internazionali, legandosi a partner di culture che hanno già processato il backlash, sapendo che in patria hanno spesso “soltanto nemici” nelle istituzioni.
* Denatalità come Grido Politico: Con un tasso di fecondità ai minimi storici (1,2 figli per donna), l’Italia sconta il prezzo della sua misoginia. Mettere al mondo figli in un Paese che punisce le madri e protegge i padri padroni è un rischio che milioni di donne non vogliono più correre.
In definitiva, la “difesa del maschio” operata da media e istituzioni ha rotto il patto sociale. Se la patria è un luogo dove denunciare significa essere condannate al dubbio e alla gogna, le donne sceglieranno sempre più la solitudine o la fuga. La fine della famiglia tradizionale non è una crisi del destino, è il risultato di una politica che ha scelto di difendere il patriarcato a costo di estinguersi.

