Mettiti in comunicazione con noi

15 Giugno 2026

“Trump non sa nemmeno come arrendersi” Paul Krugman                                                                                         

Stati Uniti e Iran vicini a un accordo sullo stretto

Pubblicato

su

Credit foto https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/iran-usa-media-battuta-darresto-in-negoziati-ancora-distanti-su-questioni-chiave_4VocowZ38Wn5iWH2aAN3gx

Di Fulvio Rapanà

Secondo quanto riportato, il presidente Trump e l’ayatollah Mojtaba Khamenei, guida suprema dell’Iran, avrebbero raggiunto un accordo preliminare per la riapertura dello Stretto di Hormuz piano per  successivi colloqui sul programma nucleare iraniano.   Ora che la bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran è sul tavolo, si moltiplicano le speculazioni sul contenuto preciso dell’intesa. Venerdì il presidente Trump ha insistito sul fatto che le notizie circolanti sui dettagli dell’accordo proposto fossero errate. In un post sui social media, ha affermato che i termini che “l’Iran ha fatto trapelare” ai media “non hanno NULLA a che vedere con i termini che sono stati concordati per iscritto”. I media iraniani hanno fornito versioni contrastanti dell’accordo: un organo di stampa conservatore ha riportato termini più favorevoli all’Iran, mentre l’agenzia di stampa statale ha offerto una descrizione più misurata. Venerdì, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che un accordo “non è mai stato così vicino”, aggiungendo però che “i media dovrebbero astenersi dal fare speculazioni sul suo contenuto”. 

 Dietro le quinte gli avvenimenti si sono susseguiti drammaticamente                                              

Per parte americana messi da parte i dilettanti sono intervenuti i diplomatici di carriera e questa è già una buona notizia. Anche per questo molti aspetti dell’accordo  rimangono oscuri, con entrambe le parti desiderose di presentarlo come una vittoria. La sequenza dei fatti che emerge dalla lettura della stampa qualificata estera sarebbe questa. Lunedì il Pakistan aveva deciso di ritirarsi dalla trattativa,  sarebbe intervenuto il Qatar  al tavolo delle trattative su un documento che si è basato, come da mesi, sui 14 punti che aveva posto l’Iran l’8 di aprile. Come primo atto di buona fede, fatto su pressione del Qatar, gli Emirati Arabi Uniti  hanno scongelato 3 miliardi di dollari dell’Iran che detenevano a titolo di sanzioni su un totale di 20 mld. di $ che verranno inviati a Teheran nei prossimi giorni. In questo modo si è dimostrato all’Iran che le sue condizioni incominciavano  a essere  soddisfatte. Le altre condizioni sono: l’eliminazione totale delle sanzioni, il riconoscimento della sovranità dell’Iran sullo stretto di Hormuz per quella parte in cui si tratta di acque territoriali dell’Iran, la fine del blocco navale degli Stati Uniti e il cessate il fuoco in Libano seguito da una ritiro dell’esercito Israeliano dal Libano e da Gaza. Come questi eventi verranno attuati sono precisati  proprio il documento che le due parti chiamano “Memorandum di intesa”. Successivamente alla firma verranno scongelati tutti i beni dell’Iran quindi si passerà alle fasi successive. Stando alle poche informazioni trapelate  questi sarebbero i dettagli       

•          Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati sul programma nucleare iraniano. I negoziati dovrebbero durare al massimo 60 giorni e, per tale periodo, la guerra si fermerebbe su tutti i fronti, Libano compreso. In quella fase della trattativa si discuterà della questione delle scorte di uranio altamente arricchito dell’Iran, e il futuro del suo programma nucleare.  

•          L’Iran aprirebbe lo Stretto di Hormuz al passaggio delle navi e gli Stati Uniti revocheranno il blocco navale sui porti iraniani nel Golfo Persico.

•          Durante il periodo di negoziazione di 60 giorni, l’Iran e i paesi della regione discuteranno della futura gestione dello stretto. Il mese scorso, è emerso che l’Oman aveva discusso di una possibile collaborazione con l’Iran per imporre tariffe di servizio alle navi che attraversano lo stretto, ignorando gli avvertimenti dell’amministrazione Trump contro tale piano. Se l’accordo verrà approvato, la cerimonia di firma dovrebbe tenersi nei prossimi giorni a Ginevra,  o come trapela nelle ultimissime per  via elettronica. All’aumentare delle informazioni è partito il fuoco di sbarramento da parte di funzionari del governo israeliano che  hanno espresso preoccupazione per l’accordo, temendo che l’Iran eviti di fare concessioni sul suo programma nucleare nel prossimo ciclo di colloqui. Netanyahu ha appena mandato a monte questo accordo annunciando alla televisione israeliana che Israele non lascerà il Libano,  e continuerà a uccidere persone e a rubare le loro terre perpetrando il nuovo  genocidio in corso nel Libano meridionale. Inoltre protestano per l’evidenza che nell’accordo non si fa menzione dei missili balistici.                                                                                                                                                           Il ruolo di Israele è certamente  la parte più complicata. Dovrebbe abbandonare il Libano e la parte di Gaza che occupa dopo 3 anni di guerra e 2000 o forse 3000 soldati morti o gravemente feriti e più di 2000 civili in cambio di cosa?. Ma anche in Israele i militari hanno avvertito il governo che le vittorie militari sia in Libano che a Gaza sono impossibili senza il supporto logistico degli USA . Inoltre hanno sconsigliato di mandare aerei sull’Iran senza l’appoggio degli USA in quanto le  nuove armi antiaeree fornite dai cinesi e i sistemi radar “invisibili” a bassa frequenza si sono rivelate particolarmente precise ed efficaci. Gli Emirati Arabi Uniti che si sono sempre schierati con Israele hanno pensato bene di farsi avanti con l’atto di buona volontà  incominciando a restituire i soldi all’Iran e inoltre la martedì una delegazione ha fatto una visita di due giorni a Teheran.

Una geopolitica totalmente sconvolta  

E’ tutto un sistema geopolitico che come lo conoscevamo  si sta sgretolando. Arabia Saudita e Qatar stanno trattando con il Pakistan un riassetto della sicurezza che sostituisca gli Stati Uniti. Si ipotizza che senza gli USA il Kuwait sarebbe riassorbito dall’Iraq di cui ne ha sempre fatto parte fino a quando a Londra non sono arrivate valige di dollari per creare uno stato indipendente. Israele deve rimettere nel cassetto il progetto della grande Israele e di dominio sul Medioriente. Sia l’Arabia Saudita che l’Oman non gli concedono più di sorvolare il loro spazio aereo per colpire l’Iran. La Turchia che è stata  più volte minacciata da Israele ora è al fianco del Pakistan per creare una NATO islamica di autodifesa.                                                                                                                                   Gli Stati Uniti sarebbero fuori dal Medioriente con una fronda interna bipartisan al soldo di Israele che minaccia Trump di approvare un impeachment e far decadere Trump che potrebbe finire in prigione e la distruzione della sua famiglia. Sempre in casa  i petrolieri americani guidati dalla Exxon-Mobil hanno avvertito che se Hormuz resta ancora chiuso il prezzo dell’energia salirà molto di più e l’inflazione andrà al  6..7% e ancora di più si potrebbe arrivare ad una sospensione delle forniture di energia a tutti i livelli. I sondaggi dicono che l’opinione pubblica americana al 63% è contraria a sostenere Israele e chiede di prenderne le distanze, e il 73% è contrario a riprendere la guerra. Non ci sono ancora elementi certi che aiutano a farsi un’ idea precisa e spero che prevalga la ragione ma ci sono forze potenti che vanno verso la guerra. La guerra per molti è un affare. Da domenica negli Stati Uniti influencer pro-israele sia cristiani evangelici  che ebrei hanno lanciato un attacco durissimo contro Trump. Anche dentro l’Iran vi sono forze che vogliono chiudere una volta per sempre la questione con gli Stati Uniti e  Israele.  Vedremo.                                                                                                                                                

RIPRODUZIONE RISERVATA ©