14 Giugno 2026
Portinari commuove Pechino: quando l’arte del popolo incontra il socialismo reale
Mostra di Portinari a Pechino unisce Brasile e Cina.

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
“Lo sviluppo della Cina è ciò che mio padre sognava per il Brasile”, con queste parole João Candido Portinari coglie lo spirito di una mostra storica che trasforma 56 tele originali in un ponte tra civiltà
Ci sono inaugurazioni che sono atti politici. L’apertura di “O Brasil de Portinari” al Museo Nazionale della Cina, a Pechino, martedì 9 giugno, è stata una di esse, e il discorso del figlio dell’artista, João Candido Portinari, ha dato la misura esatta di ciò che era in gioco. Nell’ambito del programma ufficiale dell’Anno Culturale Brasile-Cina 2026, la mostra riunisce 56 opere originali ed esperienze immersive nel principale museo della Cina, dove resterà aperta quattro mesi e potrà accogliere fino a 4 milioni di visitatori. Ma i numeri, da soli, non catturano ciò che è accaduto nella cerimonia inaugurale. In un colloquio con Brasil 247 durante l’apertura, João Candido Portinari, figlio dell’artista e presidente dell’Associazione Culturale Candido Portinari, ha fatto un’affermazione che attraversa estetica e politica con uguale precisione: “Ho la sensazione che lo sviluppo della Cina sia ciò che Portinari sognava per il Brasile.” — João Candido Portinari, durante l’inaugurazione della mostra a Pechino La frase non è retorica. Sintetizza una convergenza reale tra l’opera di Candido Portinari, militante del Partito Comunista Brasiliano, figlio di immigrati italiani nato a Brodowski nel 1903, pittore dei lavoratori rurali, dei migranti, degli esclusi, e il processo storico che la Cina ha vissuto negli ultimi decenni: la fuoriuscita di centinaia di milioni di persone dalla povertà estrema e la collocazione dello sviluppo umano come priorità strategica dello Stato.
Il pittore che rifiutò la neutralità Pochi artisti del Novecento sono stati politicamente consapevoli quanto Portinari, e pochi hanno saputo trasformare questa posizione in arte di portata universale. Nato tra le piantagioni di caffè dell’interno dello stato di São Paulo, crebbe vedendo da vicino la realtà dei lavoratori che sostenevano la ricchezza del paese senza parteciparvi. Quella prima esperienza non fu uno sfondo: fu la materia prima centrale di tutta la sua traiettoria. Opere come Retirantes, Criança Morta, Lavrador de Café e O Café sono diventate documenti storici sulla disuguaglianza brasiliana. Ma Portinari non ha mai dipinto la povertà come spettacolo. I suoi personaggi hanno forza, grandezza e umanità. Sono protagonisti — non oggetti di compassione. “Portinari non dipingeva soltanto figure; dipingeva l’essenza stessa della condizione umana.” — João Candido Portinari, testo di presentazione della mostra al pubblico cinese Iscritto al PCB, credeva che l’arte dovesse essere impegnata con la realtà sociale e con la costruzione di una società più giusta. Non fu una scelta estetica marginale, fu la colonna vertebrale del suo progetto artistico. Ed è esattamente questo progetto che è arrivato nel cuore di Pechino. Il paradosso di Brodowski e Parigi Nel suo discorso inaugurale, João Candido ha narrato al pubblico cinese il paradosso fondante della traiettoria di suo padre, invocando a tal fine una voce che i presenti avrebbero riconosciuto immediatamente: “Il grande maestro cinese Lu Xun scrisse: ‘Solo ciò che è profondamente caratteristico di una nazione può appartenere davvero al mondo.’ È con questo spirito che portiamo oggi a Pechino la potente epopea di Candido Portinari, che traduce in colori e forme l’anima stessa del popolo brasiliano.” — João Candido Portinari, discorso inaugurale al Museo Nazionale della Cina Il riferimento a Lu Xun non era ornamentale. Ha stabilito un asse intellettuale per tutta la cerimonia: l’affermazione che identità nazionale e universalismo non si contraddicono, il secondo esiste solo come sviluppo della prima. Fu proprio a Parigi, negli anni Venti, che Portinari capì di dover rivolgere lo sguardo a Brodowski. L’estero fu lo specchio che rivelò il Brasile che portava dentro di sé. Guerra e Pace all’ONU: l’orizzonte etico Nel testo di presentazione della mostra al pubblico cinese, João Candido ricorda che l’impegno di suo padre con l’umanità raggiunse un apice monumentale: “L’impegno assoluto di mio padre con l’umanità culminò nel monumentale dittico Guerra e Pace, alle Nazioni Unite, un manifesto etico e un appello all’armonia tra i popoli. — João Candido Portinari, testo di presentazione della mostra.
Il dittico, considerato una delle più grandi opere dell’arte brasiliana, sintetizza la dimensione universale di Portinari: un artista che, partendo dal più locale e specifico, la terra rossa dell’interno paulista, i corpi segnati dal lavoro — è arrivato alle questioni più ampie dell’esistenza umana. Il messaggio acquista un peso particolare nel 2026, quando conflitti geopolitici e tensioni internazionali tornano a fare della pace un tema urgente. Una convergenza tra civiltà La mostra si svolge in un momento di approfondimento delle relazioni Brasile-Cina e di rafforzamento dei BRICS. La Cina è il principale partner commerciale del Brasile dal 2009 ed è diventata uno dei maggiori investitori in infrastrutture, energia e tecnologia nel paese. Ma le relazioni durature non si costruiscono solo con contratti. Dipendono anche dalla conoscenza reciproca tra civiltà. In questo senso, l’Anno Culturale Brasile-Cina 2026 è una scommessa sul fondamento più profondo di questa relazione: la scoperta di esperienze umane condivise. E Portinari, con la sua insistenza nel collocare i lavoratori e gli esclusi al centro della narrazione nazionale, offre al pubblico cinese una chiave di lettura del Brasile che va ben oltre gli stereotipi abituali. “Vedere l’opera di Portinari è vedere il popolo brasiliano — le sue lotte, la sua fede e la sua resilienza. Ma è più di questo: è vedere un ponte.” — João Candido Portinari, testo di presentazione della mostra Concludendo il suo messaggio ai visitatori cinesi, João Candido ha tradotto in una frase lo spirito dell’intera iniziativa: “Che questa mostra sia l’abbraccio tra le nostre culture e la prova che, attraverso l’arte, i nostri popoli cammineranno sempre insieme.” Una rete costruita da due paesi La realizzazione della mostra ha mobilitato istituzioni di entrambi i paesi. João Candido ha ringraziato il direttore del Museo Nazionale della Cina, Luo Wenli, i curatori Zheng Ye, Baihui Li e Stacy He, Expomus, Marcello Dantas e il Governo Brasiliano. Petrobras è lo sponsor principale della mostra, avendo reso possibile la presenza delle opere a Pechino. Grupo Pátria e lo studio legale Veirano Advogados hanno fatto parte della rete di sostegno. A più di sei decenni dalla morte di Candido Portinari, i suoi lavoratori, migranti e contadini arrivano nel cuore della Cina. E il figlio dell’artista ha trovato lì, davanti a un museo che potrà accogliere 4 milioni di visitatori, l’immagine più precisa di ciò che suo padre si aspettava dal mondo: che lo sviluppo, quando mette il popolo al centro, diventa anche un’espressione di umanità.
Fonti: Leonardo Attuch (Brasil 247), reportage da Pechino, 8–9 giugno 2026. Dichiarazioni di João Candido Portinari raccolte in loco durante l’inaugurazione de “O Brasil de Portinari”, Museo Nazionale della Cina.

