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04 Maggio 2026

Musk contro Altmann cane non mangia cane?                                                                                                

Processo Musk-Altman: crisi tecnologica americana e sfida strategica con Cina.

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Credit foto https://it.euronews.com/next/2026/04/27/processo-openai-perche-elon-musk-e-sam-altman-si-sfidano-in-tribunale

“II passato è il preludio del futuro” W. Shakespeare

Di Fulvio Rapanà

Nell’imminenza che la Meloni nei prossimi giorni consegni le chiavi delle 100.000 case a prezzi calmierati così come dichiarato con grande enfasi ai Tg,  negli Stati Uniti, dove si scherza su tutto ma non sui miliardi di dollari, il 21 di aprile al tribunale federale di Oakland, in California, si è aperto il processo intentato da Elon Musk a Sam Altman che tocca le fondamenta della Silicon Valley e dell’intera infrastruttura su cui poggia l’Intelligenza Artificiale negli Stati Uniti .                                                   

Acque agitate nella Silicon Valley

Non è un buon momento per il settore tecnologico americano benché sia la più rilevante fonte di ricchezza dell’America moderna, nove dei dieci americani più ricchi sono imprenditori del settore tecnologico. Solo nel mese di Aprile: Antrhopic, dichiarata dal Pentagono “pericolo per la sicurezza nazionale” per non aver autorizzato  che il suo sistema di Intelligenza Artificiale,  Claude, fosse utilizzato per scopi militari, sta facendo causa al Pentagono.  Alexander Karp ,co-fondatore di Palantir, i cui sistemi vengono utilizzati per controlli di massa in cui dentro ci sono possibili terroristi ma anche liberi cittadini che protestano per i loro diritti  riconosciuti in Costituzione, ha pubblicato un libro “The Technological Republic” in cui si criticano le grandi società tecnologiche come Meta, Amazon, Space X,   che “si dedicano  a  fare soldi con i messaggi e i pacchi invece di contribuire al rafforzamento militare degli Stati Uniti”. Apple, che cedendo alle pressioni del mondo MAGA, sostituisce alla guida dell’azienda Tim Cook inflessibile nella scelta, molto apprezzata dal mercato, di continuare a fabbricare in Cina il 90% dei prodotti che vende. Sergey Brin, cofondatore di Google, sempre nel campo progressista , si sposta a destra elogiando le politiche del presidente Trump e se ne va dalla California. L’ altro fondatore di Google Larry Page,  tra il 2025 e l’inizio di quest’anno ha anche lui traslocato una parte rilevante delle sue entità economiche fuori dalla California. Larry Ellison , proprietario di Oracle,  che con le sue attrezzature per la costruzione dei data center per l’Intelligenza artificiale  è divenuto l’uomo più ricco del mondo, per stare dietro al figlio che vuole diventare proprietario del secondo conglomerato mediatico di entertainment e news  dopo Disney, è diventato anche uno dei più indebitati avendo garantito personalmente con 40 mild $ la scalata a Warner Bros Discovery che ha dentro l’odiata Cnn.                                                                                                                                 

   La grana più grossa, da 150 mld. di $, è certamente questa tra Musk e Altmann che accende ulteriormente le luci su un settore come l’IA che è già attenzionato per i debiti accumulati e che non si sa bene quanti ancora investimenti ci vorranno per raggiungere obiettivi concreti che restano ancora un po’ vaghi.  Musk tutti sanno chi è, meno conosciuto Sam Altmann CEO di OpenAI, la società leader nel settore dell’Intelligenza Artificiale che ha realizzatp ChatGPT.  La questione della contesa è ben precisa. Nel 2015, Altman e Musk iniziarono a lavorare a quello che avrebbe dovuto essere un laboratorio tecnologico innovativo, come affermava Altman  “ l’intelligenza artificiale porterà probabilmente, anzi quasi certamente, alla fine del mondo” ipotesi condivisa da Musk, e ancora: “perché non creare un baluardo contro le altre aziende di intelligenza artificiale per il bene del mondo”? dichiarava preoccupato Musk:  “Stiamo evocando il demone”. OpenAI sarebbe quindi dovuta essere il “Progetto Manhattan” per una Intelligenza Artificiale pacifica , un’iniziativa senza scopo di lucro, “open sources”, quindi accessibile gratuitamente da tutti,  uno scudo contro i comportamenti predatori di organizzazioni meno benevole. Musk afferma che è stato lui a dare il nome alla società OpenAI proprio per affermare la natura non speculativa. Ma già nel 2016 i loro obiettivi hanno cominciato  a divergere quando ad Altman è risultato chiaro la montagna di denaro in gioco. Nel 2018 Musk è uscito da OpenAI che nel 2024 si è trasformata in una società a scopo di lucro.  Musk ha dichiarato che Altman, il presidente di OpenAI, Greg Brockman, oltre che dirigenti e investitori, si sono “arricchiti ingiustamente per miliardi di dollari”, con lo sviluppo e la vendita di ChatGPT,  pur dovendo essere questo un sistema “open sources”.  “Una storia da manuale di avidità  contro l’altruismo” l’ha definita  Musk in apertura del processo. Effettivamente in breve tempo il valore in borsa di OpenAI ha raggiunto circa 1.000 miliardi di $. Alle accuse di Musk , Altman ha dato una risposta non molto centrata sul contendere “ siete voi ad essere avidi. Il Sig.  Musk si è tirato indietro quando non è stato in grado di assumere il controllo dell’intera impresa”. La base giuridica invocata da Musk per intentare il processo si basa non su elementi contrattuali ma extracontrattuali insistendo sul principio giuridico dell’ “ ultra vires”  che significa “oltre i poteri”, Musk sostiene che OpenAI ha svolto attività diverse da quelle definite nel suo statuto.                                                               

Quale strada per L’intelligenza Artificiale

La causa, per settore tecnologico e dell’Intelligenza Artificiale in particolare, si verifica in un momento  poco propizio con gli investitori che hanno investito molto ma  che continua a non produrre utili. OpenAI nel 2024 ha portato circa 24 mld. di $ di perdite e per stessa ammissione di Altman solo nel 2030 inizierà a produrre utili. Ma il dilemma che arrovella le notti agli investitori è il dubbio se la strada intrapresa dal settore americano sia giusta  o piuttosto abbiano ragione i cinesi. Le aziende americane del settore pur proponendosi al mercato, compreso il Pentagono, continuano a inseguire la così detta Intelligenza Artificiale Generativa (AGI) un sistema di intelligenza artificiale in grado di eguagliare o superare la cognizione umana, inclusa la capacità di apprendere e realizzare cose nuove: una superintelligenza di tipo umano. Pochi giorni prima del secondo insediamento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ad esempio, Altman ha detto a Trump che l’AGI sarebbe stata realizzata entro il suo mandato. Scienziati informatici non legati a iniziative economiche sono molto scettici su questo punto. Andrew Ng,  del MIT, è piuttosto scettico: “dati i limiti dei sistemi esistenti, è improbabile che la superintelligenza sia effettivamente imminente, nonostante i sistemi continuino a migliorare”. Il mondo accademico pieno zeppo di Nobel fissa il punto centrale  per comprendere come evolverà il settore e chi vincerà la competizione: la ricerca teorica di base,  sviluppata in gran parte nei laboratori scientifici delle università e finanziati da risorse pubbliche. In questo settore , come è successo per il “Progetto Manhattan” la presenza dello stato gioca un ruolo cruciale. A differenza degli attori privati, motivati da ritorni commerciali, il sostegno pubblico offre a scienziati e altri ricercatori la libertà di esplorare nuove frontiere della conoscenza, apparentemente astratte. Su questo aspetto, gli Stati Uniti stanno diventando pericolosamente carenti. Secondo le statistiche ufficiali della National Science Foundation (NSF), i cui componenti sono stati tutti licenziati in tronco lunedì 29 marzo da Trump con una mail,  il finanziamento federale alla ricerca di base nel 2025 è scesa a  45 mld di $ e per il 2026 si prevede che non supererà  i 30 mld.  A questo si aggiunge il danno procurato con  l’indebolimento dell’istruzione superiore, e alla ricerca  che c’è dentro, sotto  l’attacco di Trump deciso a costringerla ad adottare programmi di tipo conservatore ed escludere quelli incentrati su diversità, equità e inclusione.  Jimmy Goodrich, esperto del Center for Strategic and International Studies, prevede che entro tre o quattro anni al massimo gli USA saranno superati dalla Cina per il doppio degli investimenti nella ricerca di base.                        Al contrario, la Cina  si sta muovendo più rapidamente su una strada diversa. Spinge il sistema pubblico per l’integrazione dei sistemi di IA, come AI Plus, nella società e nell’economia e  punta a raggiungere un utilizzo diffuso di questi sistemi in tutti i settori entro il 2027 e parte essenziale dell’infrastruttura nazionale entro il 2030. Parallelamente il governo ha investito nella ricerca di base , pareggiando nel 2024 quanto investito dagli Stati Uniti. Xi Jinping, esattamente all’ opposto di Trump, è sul solco del testamento politico di Deng  Xiaoping:  “sviluppo scientifico come pilastro dell’innovazione di una società comunista“. Xi, ha sostenuto che “rafforzare la ricerca di base è un requisito prioritario per raggiungere una maggiore autosufficienza e forza nella scienza e nella tecnologia, ed è l’unico modo per diventare un leader mondiale in scienza e tecnologia“.                                                 

La proiezione mediatica dei due cani che provano a sbranarsi nelle aule del tribunale di Oakland rappresenta  la sintesi della competizione fra i  due ecosistemi scientifici e tecnologici  americano e cinese in competizione. Nell’Intelligenza Artificiale vincerà il sistema a trazione privata degli USA o quello misto politico-privato  della Cina. Il quesito dall’IA si trasmette a quello energetico: vinceranno gli Stati Uniti puntando sul petrolio e sui fossili oppure la Cina e gli asiatici in genere che puntano sull’elettrico e sulle rinnovabili? Sono domande secondarie rispetto alla madre di tutte le domande: è più affidabile Trump o Xi  Jinping.

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