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Eroismo senza confini

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

 

Sono giorni, settimane, mesi, che sentiamo parlare, quasi esclusivamente di confini, stranieri e migranti. E’ il trionfo dei peggiori stereotipi. “Gli zingari rubano “, “ i giovani africani vengono a fare la bella vita in Italia “, “ siamo invasi dai migranti “ , “ prima gli italiani “. In modo furbo e un po’ cialtrone, si è trovato il modo di scaricare tutti i nostri problemi sull’uomo nero. Generalizzando. Ogni nazione, ogni popolo, ogni comunità, è composta da brave persone, delinquenti, lavoratori, sfaticati, persone intelligenti e altre molto meno. Allo stesso modo diverse sono le motivazioni dei migranti che vengono in Italia. Molti vengono con buone intenzioni, altri no. Anche il concetto di cittadinanza non può essere generalizzato. Non basta essere nati in una nazione ed averne il passaporto. Non basta nemmeno essere nati da genitori con la stessa cittadinanza. La cittadinanza è senso della comunità, rispetto delle leggi, saper andare oltre gli egoismi personali per il bene comune. Si può essere cittadini di una nazione, anche se formalmente considerati stranieri. Per averne prova, basta scorrere l’elenco delle persone insignite di Medaglia d’oro al Valor Civile. La massima onorificenza concessa in Italia. Per premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano evidente virtù civica e per segnalarne gli autori come degli di pubblico onore. In oltre 160 anni sono state concesse 952 medaglie d’oro al Valor Civile. Persone che hanno deciso di rischiare la propria vita per salvare altre persone. Eroi è il caso di dire. Persone di ogni età e condizione. Non solo cittadini italiani. Ma anche stranieri, che hanno deciso di rischiare la vita, a volte morire, in un Paese che non era il loro, per persone che non conoscevano. Come Korol Anatoly, ucraino e operaio edile precario. E’ il 29 agosto 2015, Anatoly si trova in un supermercato di Castello di Cisterna in provincia di Napoli, sta facendo la spesa insieme alla figlia di due anni. Nel supermercato entrano due banditi armati di pistola. E’ una rapina. Anatoly potrebbe far finta di nulla, non è il suo Paese, ha vicino la figlia. Invece Anatoly si lancia sui banditi, riesce a bloccarne uno. Non basterà. L’altro bandito spara e uccide Anatoly. Nessuno italiano, quelli che dovrebbero venire per primi, aiuta Anatoly, anzi qualcuno dirà che doveva “farsi i fatti suoi “. I due banditi sono figli di un boss di camorra. Come Affi Augustin, ivoriano, morto dopo aver salvato due bambini da sicuro annegamento. Come Noumiy Rachid, dal Marocco, e Cigan Dragan, dalla Bosnia. Rachid e Dragan, si trovano su una spiaggia in Veneto. Sentono delle urla, dei bambini stanno annegando. Non esitano e corrono a salvarli. Ma Cigan Dragan, non ha mai imparato a nuotare. Si trova in Italia per guadagnare soldi per mantenere la famiglia rimasta in Bosnia. Non sa nuotare e la sua famiglia ha bisogno di lui, due ottimi motivi per non buttarsi in acqua. Invece lui si butta, per quel senso di umanità che non conosce confini. I bambini vengono salvati, ma Dragan muore. Il Veneto non dimentica il suo sacrificio e che “adotta “ la sua famiglia. Come Mundwiler James Peter, studente americano in gita a Roma. Peter passeggia nei pressi della Sinagoga, quando sente delle urla provenire dalle sponde del Tevere. Una donna si è buttata in acqua. Siamo in dicembre, l’acqua è fredda, la corrente impetuosa. Peter non ha esitazioni, si spoglia e si butta in acqua. Salva la donna. Una volta a riva, si riveste e va via, rispondendo a chi lo chiama eroe: “ Nothing, niente “. Come Maynard Frank Russel, militare inglese, e Thorn Erik Niels, militare danese, morti a Fregene dopo aver salvato 6 ragazzi da annegamento. Ogni giorno ci sono atti di coraggio compiuti da italiani e stranieri. Persone diventate eroi per una decisione presa non solo per coraggio ma anche perché la loro coscienza non dava altra scelta possibile. In tempi di egoismo, in tempi in cui buonismo viene usato come insulto, abbiamo bisogno di ritrovare i nostri valori, seguendo degli esempi. Leggiamo le storie delle donne e degli uomini insigniti di Medaglia d’oro, argento e bronzo al Valor Civile. Ritroviamo nelle loro gesta, il senso di appartenenza al medesimo genere. Quello umano. La giusta necessità di regolare il flusso migratorio, non giustifica la perdita di umanità. Etichettare un popolo è sempre pericoloso. Ciascuno ha la propria storia e merita di essere giudicato solo in base ad essa. Molti italiani hanno paura logorati da anni di crisi sociale ed economica. Ma perdere ogni briciolo di umanità, sarebbe la fine. Sarebbe un insulto per tutti quelli che hanno rischiato e perso la vita per qualcuno che non conoscevano. Ma che nel pericolo, hanno visto come un fratello da salvare.

Credit foto www.webalice.it/Antonello.Serri

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo