Oasi Culturale
Paolo Crepet, il professore che risveglia l’anima
Benvenuti su “Oasi Culturale” rubrica de IlSudEst a cura di Sara D’Angelo.
Questa settimana parliamo del professor Paolo Crepet .
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Di Sara D’Angelo
Il professor Paolo Crepet nasce a Torino il 17 settembre 1951 ma cresciuto a Padova, sua città d’adozione. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova nel 1976 e poi in Sociologia presso l’Università degli Studi di Urbino nel 1980, nel 1985 ottiene la specializzazione in Psichiatria presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Padova. Figlio di Massimo Crepet, in passato pro-rettore dell’Università degli Studi di Padova e professore di Clinica delle Malattie del Lavoro.
Prima di stabilirsi professionalmente in Italia, Crepet ha lavorato in Danimarca, Svizzera, Germania e nella Repubblica Ceca. Ha insegnato nelle Università di Toronto, Rio de Janeiro e presso il Centro di Studi Europei dell’Università di Harvard.
Diverse le esperienze internazionali in Europa, India, Americhe, e collaborazioni con enti come l’OMS e il CNR.
Nella sua lunga carriera Paolo Crepet è stato insignito di numerosi riconoscimenti. Nel 2015 ha ricevuto il premio letterario La Tore Isola d’Elba con la motivazione di divulgatore culturale. Dal 2022 il suo nome è stato riconosciuto come personalità di spicco nell’ambito della psichiatria e della sociologia.
Il professor Crepet è stato presidente di giuria del Premio Campiello a Venezia e del Premio di letteratura scientifica “Galileo Galilei” a Padova.
Dal 2004 è direttore scientifico della “Scuola per Genitori”, un progetto dedicato alla formazione e al sostegno delle famiglie e alla promozione del dialogo tra genitori, scuola e società.
Attraverso conferenze e incontri pubblici, l’iniziativa promuove una cultura educativa basata sull’ascolto, la responsabilità e il benessere delle nuove generazioni.
Il suo nome magnifica la figura dello psichiatra, il sociologo, e il divulgatore della salute mentale. In più occasioni il professor Crepet ha espresso la sua esperienza professionale con Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano, ispiratore della legge 180/1978 ( che ne assume il nome) che promosse una profonda riforma della psichiatria italiana, una ristrutturazione radicale che condusse alla chiusura graduale degli ospedali psichiatrici considerati luoghi di isolamento e discriminazione, e introdusse un nuovo modello di assistenza basato su cure territoriali, centri di salute mentale e integrazione dei pazienti nella società. L’obiettivo era garantire maggiore dignità, diritti e supporto alle persone con disturbi psichiatrici.
“Basaglia è stato il nostro Martin Luther King, lottò per i diritti degli ultimi”, ha raccontato lo stesso Crepet in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Intensa e instancabile l’attività divulgativa del professor Crepet, che affronta temi come il tortuoso processo di crescita personale, il coraggio, la varietà dei sentimenti, i mille volti della fragilità esistenziale. Le sue opere rimangono per settimane nelle classifiche dei libri più venduti grazie anche alla sua forte esposizione mediatica negli ultimi decenni.
Libri portatori di un messaggio sociale che vuole essere cura del disagio in cui versa l’umana natura sempre più in seria difficoltà di fronte ai problemi e ai cambiamenti della società contemporanea.
Pubblicato nel mese di aprile, il nuovo libro di Paolo Crepet “Riprendersi l’anima” (HarperCollins) apre un varco nell’intimità dei suoi viaggi e ricordi personali che, accostati alla sua professione, non possono che dare vita a delle riflessioni intorno alla famiglia e al suo modello educativo suscettibile di profonde trasformazioni capaci di incidere sui legami affettivi e sui processi generazionali.
L’adulto non è più educatore del figlio, ma un adolescente attempato che affida alla tecnologia quel ruolo a cui, per egoismo o disattenzione, ha progressivamente abdicato.
Il saggio propone interi capitoli-denuncia dell’irresponsabilità del mondo adulto così in forte ritardo con le sfide di questo tempo tormentato.
La realtà va scandagliata nella complessità che l’epoca moderna impone, è sempre più urgente la corsa alla sanificazione del pensiero.
Torniamo ad essere umani prima che il vuoto morale e spirituale annulli la speranza di ridisegnare il volto maltrattato della società.
Per uscire da codesta condizione precaria bonificando la crisi dentro la quale siamo tutti facili prede, serve un impegno fondato su consapevolezza, responsabilità e azione concreta, capace di ricostruire equilibrio, fiducia e stabilità nelle strutture sociali e culturali. Destinatari di questo messaggio sociale sono gli adulti fotografati nel loro nido apatico, dove ogni azione è connessa con il balcone sul mondo rigoglioso di fiori stantii perché nessuno ha mai chiesto loro di guardare le meraviglie davanti al riflesso di sé.
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