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Cronaca

Santino Tuzi, alcune considerazioni

Tuzi merita lo stesso rispetto invocato giustamente per gli imputati, perché presunzione di non colpevolezza è sacra. Per tutti.

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Credit foto www.sora24.it

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

A giugno. Forse a giugno arriverà la sentenza del processo d’appello per l’omicidio di Serena Mollicone.

Giugno, l’ultimo mese della breve vita di Serena. Le udienze in tribunale continuano. Continua anche il processo mediatico.

Appare, purtroppo, evidente che a livello mediatico è stata poco rispettata la presunzione di non colpevolezza degli imputati. Specialmente della famiglia Mottola. Vengono presentati solo gli elementi d’accusa lasciando poco spazio alle tesi difensive.

Allo stesso modo avviene un “processo” anomalo nei confronti di Santino Tuzi.

Essendo le sue dichiarazioni presenti nel processo è ovvio che bisogna accertare la sua attendibilità.

A tal fine è necessario ribadire alcuni aspetti.

Santino Tuzi non ha mai accusato i Mottola. Anzi a domanda diretta risponde che secondo lui non sono stati Franco e Marco Mottola ad uccidere Serena Mollicone.

Santino Tuzi non ha mai affermato di aver visto con certezza Serena in caserma il 1° giugno 2001. Anzi esprime con chiarezza e continuamente i sui dubbi. Non è sicuro. Lo ripete decine di volte.

Tuzi difficilmente può essere un testimone chiave proprio perché specifica di non essere sicuro, di avere forti dubbi. Tuzi non è un bugiardo perché non afferma con certezza di aver visto Serena. “Poteva essere il giorno uno ma anche il due o il tre…”.

Santino Tuzi cerca di ricostruire un ricordo, a distanza di sette anni, assecondando la dichiarazione di un suo superiore secondo cui esistevano prove della presenza di Serena in caserma. In realtà non era così.

Santino Tuzi non ha sentito urlare Serena Mollicone. Nel 2007 Tuzi presenta una querela nei confronti del Maresciallo Evangelista nella quale specifica di esser stato accusato ingiustamente di essere coinvolto nella morte della ragazza.

Una persona che ha qualcosa da nascondere non presenta una querela del genere. Tuzi “non si era nascosto ma aveva tentato di difendersi ” come scrive la Corte d’assise di Cassino.

Ci sono diversi testimoni che dichiarano che Santino Tuzi era tranquillo la mattina del giorno 11 aprile 2008, poche ore dopo si uccide. Cambia umore solo dopo aver parlato con la sua ex amante.

Non era, quindi, particolarmente scosso dagli interrogatori dei giorni precedenti.

La mattina della sua morte Santino prende in caserma la sua pistola. Ufficialmente perché il giorno dopo era di servizio presso i seggi elettorali. In realtà porta via solo la pistola e lascia in caserma la buffetteria compreso il fodero della pistola.

Perché? Aveva già intenzione di suicidarsi? O non si sentiva sicuro quella mattina? Inoltre perché aveva un secondo fodero per la pistola in auto?

Ufficialmente Santino Tuzi si uccide per amore. Sinceramente non convince.

Il 9 aprile 2008, presso la Procura di Cassino, Tuzi ha un confronto con la sua ex amante. Confronto di cui non sembra esistere verbale o registrazione. Cosa si sono detti?

Perché pensare che il suicidio sia collegato ad un rifiuto sentimentale e non a quel confronto?

Se Serena non è stata uccisa in caserma Tuzi non aveva da temere di essere accusato di complicità.

No, Tuzi non può nemmeno aver ucciso Serena Mollicone. Questo lo dice la Procura di Cassino e lo dice la logica.

Quella mattina del 1° giugno 2001 Santino Tuzi poteva incontrare Serena o in caserma o intorno alle 13:30 quando Tuzi da Arce torna a casa a Sora. È stata fatta l’ipotesi che Serena, dovendo andare a Sora dal dentista, fa l’autostop nei pressi del cimitero di Arce. Tuzi la vede, le offre un passaggio e poi la uccide.

Ipotesi priva di riscontro. Serena viene legata in un luogo chiuso non in auto o per strada.

Ad escludere che Tuzi possa aver ucciso Serena ci sono anche i libri.

 Vicino al corpo vengono ritrovati i suoi libri. Se Serena torna ad Arce per quale motivo, alle 13:30, ha ancora i libri con sé? Aveva senso lasciarli presso la cartolibreria o a casa. Tuzi non poteva certo andare a prendere i libri a casa di Serena o in cartolibreria. Tuzi poteva, e sicuramente non l’ha fatto, uccidere Serena solo in caserma ma se la ragazza è entrata in caserma cade uno dei pilastri difensivi degli odierni imputati. Per i giudici di primo grado Serena non è entrata in caserma il 1° giugno 2001.

Nel 2001 furono proprio i libri ad indirizzare gli investigatori verso l’ambiente famigliare. All’epoca davano per scontato che Serena era rientrata ad Arce lasciando i libri a casa o in cartolibreria. Quindi, si pensava che far trovare i libri era un modo per allontanare l’attenzione da Arce e da un contesto famigliare.

Perché Santino Tuzi si uccide? In realtà lui lo dice. Temeva di essere arrestato da innocente, specialmente quella mattina del giorno 11 aprile 2008. Era già successo a Belli. Temeva di essere incastrato.

Era solo e stanco Santino Tuzi. Solo è anche oggi. Qualcuno lo vorrebbe eroe, altri lo vorrebbero bugiardo. Lui, invece, voleva essere solo un tranquillo pensionato.

Tuzi merita lo stesso rispetto invocato giustamente per gli imputati. Perché la presunzione di non colpevolezza è sacra. Per tutti. Specialmente per le persone che non possono più difendersi.

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