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27 Aprile 2026

Apple e il tecnologico americano sotto attacco del trumpismo

Trump arruola Big Tech: scontro ideologico e declino industriale americano.

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Credit foto https://www.avacapital.es/de-como-microsoft-y-apple-pueden-volver-a-subir-con-donald-trump/

Di Fulvio Rapanà

Una serie di fatti ha portato  all’attenzione dell’opinione pubblica questioni relative al settore tecnologico americano nel quale è entrato a gamba tesa il governo americano con il Pentagono che vuole arruolare in pianta stabile le big tech  nella “crociata divina” per  ribaltare il declino e riaffermare la supremazia globale degli Stati Uniti.  Non è  stato Trump il primo a suonare la carica perché già Biden si è impegnato con determinazione per contenere la crescita del tecnologico cinese con politiche di decoupling che incidevano nei meccanismi delle aziende come fattori amministrativi e commerciali con le aziende del settore che  per esportare dovevano chiedere una licenza al governo. Con questa amministrazione si è fatto un salto di qualità chiedendo perentoriamente  alle aziende tecnologiche americane di mettersi a disposizione dell’azione ideologica  di Trump ed Hegsteth per  una competizione  militare strumento dello scontro geopolitico.

 L’arruolamento è già in corso                                                                                      

Nel gennaio di quest’anno Dario e Daniela Amodei, figli di italiani ma nati negli USA,   titolari di Anthropic, durante le trattative per un contratto da 200 mln di $ sull’utilizzo dell’IA Claude negano, al Pentagono, che il sistema possa essere utilizzato in ambito bellico.  Trump ed Hegsteth  hanno scatenato l’inferno con invettive e minacce anche personali, ma Anthropic  ha tenuto duro sul punto. Il Pentagono ha successivamente classificato Anthropic come un ” rischio per la catena di approvvigionamento “, vietando l’utilizzo del sistema  in tutte le agenzie federali etichettato come “minaccia per la sicurezza nazionale”.  L’azienda ha intentato due cause presso i tribunali della California e di Washington, D.C. contro il Dipartimento della Difesa, sostenendo di essere stata punita per motivi ideologici. Il NYT scrive di incontro alla Casa Bianca in cui si stanno trovando soluzioni per l’utilizzo non bellico del sistema.   Da parte loro gli Amodei hanno dichiarato di essere “disposti ad un impegno costante a collaborare con il governo statunitense sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale responsabile”.    Di questi giorni è la notizia  che Tim Cook CEO di Apple lascerà la guida operativa dell’azienda entro fine anno pur rimanendo come presidente esecutivo . E’ una notizia clamorosa che da un po’ di tempo circolava negli ambienti politici ed economici. Trump e il resto del mondo MAGA, ne chiedevano la testa perché poco sopportavano l’autonomia e l’indipendenza  di una azienda considerata “intoccabile” per le dimensioni finanziarie e per la larga presenza commerciale e produttiva in tutto il mondo. Cook inoltre per i clamorosi risultati finanziari prodotti in 15 anni di gestione  era protetto da tutti i più importanti investitori di Wall Street. Ma Apple ha un grave difetto agli occhi di Trump e dei MAGA: produce praticamente tutto in Cina. L’azienda  è accusata  di avere svolto un ruolo significativo nell’ascesa della Cina come potenza tecnologica  gettando le basi  per una migliore comprensione dei sistemi di produzione e dei protocolli di miglioramento degli stessi.  Si calcola che dal 2008, Apple ha collaborato con i fornitori per formare 30 milioni di lavoratori, principalmente in Cina, investito centinaia di miliardi di dollari e ha favorito un imponente trasferimento di conoscenze pratiche su come produrre a centinaia di fabbriche cinesi.    Fino ad ora nessuno nemmeno Trump aveva osato attaccare Apple ma qualche giorno fa Patrick  McGee ha pubblicato un libro “Mela in Cina” che è una aperta critica al “sistema Apple” e alle molte aziende americane che  “ nella loro corsa ai prezzi più bassi, hanno di fatto ceduto alla Cina ampie fette  del loro know-how, dei macchinari, dei processi e dei talenti. Hanno fornito al presidente Xi le risorse necessarie per raggiungere il predominio in settori disparati come i magneti di terre rare, i wafer solari, l’acciaio e i prodotti farmaceutici. I miliardi che la Cina sta investendo nella sola produzione di auto elettriche potrebbero lasciare Detroit indietro. Per converso queste politiche hanno anche fruttato ad Apple e ai suoi investitori somme di denaro enormi. Ma i prezzi delle azioni non riflettono i costi per la nostra economia e per le nostre industrie devastate”. Questo signore non ha capito molto del sistema capitalistico moderno fatto soprattutto di azionariato e di venture capital. Terzo evento è stata la pubblicazione del libro “The Technological Republic”,  scritto da Alexander C. Karp and Nicholas W. Zamiska, rispettivamente CEO e consulente legale di Palantir Technologies. Best seller  n° 1 del New York Times: “Un grido di dolore che punta il dito contro l’industria tecnologica per aver abbandonato la sua storia di aiuto all’America e ai suoi alleati.” L’ho acquistato e letto per una cinquantina di pagine dopo il ridicolo ha preso il sopravvento. Stretto stretto: Karp, che considero il ventriloquo del vero ideologo Peter Thiel, altro co-fondatore di Palantir,  offre uno sguardo  inquietante sulla riaffermazione del potere militare statunitense. Critica aspramente la Silicon Valley per il suo insufficiente patriottismo  in cui si sostiene: “una leadership timida, la fragilità intellettuale e una visione poco ambiziosa del potenziale tecnologico nella Silicon Valley abbiano reso gli Stati Uniti vulnerabili in un’era di crescenti minacce globali.Un tempo, le menti ingegneristiche più brillanti collaboravano con i governi per promuovere tecnologie avanzate che hanno garantito all’Occidente una posizione dominante nell’ordine geopolitico. Ma ora questo rapporto si è deteriorato, con conseguenze pericolose”. Karp non lo scrive ma sottintende che il patriottismo va tutto a pagamento con appalti miliardari pagati a Palantir e alle altre società tecnologiche che operano con il Pentagono.

Un declino irreversibile che sta nella struttura dell’occidente                           

Una montagna di s…sciocchezze, di tesi velleitarie  che hanno accoglienza e risonanza nell’attualità nell’ America nazionalista e autarchica trumpiana che considera il  wrestling eguale alla box, a Hulk pari a Mohammed Alì. I guai per l’America sono iniziati con la finanziarizzazione dell’economia voluta da Regan, con gli utili che invece di essere investiti nelle aziende e nelle fabbriche è confluito verso le banche che assicurano senza troppi rischi lauti dividendi. Il declino per l’America e iniziato e continua con l’ abbandono dell’equità sociale, con i ricchi che non pagano tasse, con le rendite che hanno una tassazione più conveniente rispetto a quelle della produzione e del lavoro. I guai per l’America sono iniziati quando la corruzione si è infiltrata e  corroso il sistema politico piegando agli interessi nazionali a quelli di aziende e nazioni che hanno obiettivi diversi da quelli americani. Il declino produttivo degli USA sta esattamente nei motivi di successo di Apple e Tesla che è stato possibile in Cina ma non in patria.  Apple e Tesla, insieme a tantissime altre aziende americane e europee,  hanno delocalizzato, soprattutto in Cina ma anche nel resto dell’Asia, perché lì esiste un ambiente produttivo che negli Stati Uniti non esiste più. E non parlo solo del fattore del basso prezzo della manodopera ma anche dei fattori tecnologici di alto livello come richiesto da quelle due aziende leader a livello mondiale. E’ vero che vi è stato un enorme travaso di strumenti produttivi, organizzativi tecnologici, ma la Cina, la società cinese,  ci ha messo del proprio per realizzare questo successo. Tesla è diventata la più capitalizzata industria automobilistica mondiale con gli enormi investimenti del governo cinese ma come ammette lo stesso Musk anche per l’enorme capitale umano fornito da 25000 ingegneri che ogni anno sfornano le università cinesi, dalla capacità di quella capacità di adattarsi e risolvere velocemente i “problem solving” industriali  che gli hanno permesso di migliorare continuamente le capacità produttive. La situazione inversa di andare a produrre negli Stati Uniti non ha avuto il medesimo successo.  TSMC, l’azienda taiwanese leader nel mondo per la produzione di chip,   ha aperto, con i soldi di Biden, una super fabbrica in Arizona dove ora ci lavorano all’80% immigrati da Taiwan perché l’ambiente sociale e produttivo americano non riesce ad adattarsi ai ritmi e alla concentrazione necessari per quel tipo di produzione. Stessa situazione per LG Electronics che si è dovuta portare dalla Corea centinaia di dipendenti che quando sono stati arrestati dall’ICE, e deportati , l’azienda ha chiuso la fabbrica e l’ha riaperta solo quando il governo americano ha autorizzato il rientro e accordato un permesso di lavoro definitivo. Questi ideologi del neoconservatorismo trumpiano che vivono nelle arie rarefatte degli uffici megagalattici e che per andare da un aeroporto ai loro uffici utilizzano gli elicotteri poco conoscono la realtà di una società americana sempre più povera, sempre meno patriottica e sempre meno propensa a difendere i valori liberali di un’America che non c’è più perché identificano questi valori come quelli dei ricchi. Mentre negli ultimi 30 anni 20 milioni di americani sono scesi dal ceto medio a quello indigente 500 milioni di asiatici e 30 milioni di brasiliani sono passati dalla povertà all’ indigenza e al benessere sotto l’azione della politica che ha indirizzato le società e le economie verso quei settori che l’occidente ha abbandonato. Purtroppo il declino è solo all’inizio e già siamo alla resa dei conti!.

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