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30 Marzo 2026

Trump elogia la Cina e mette in crisi il dogma del libero mercato

Tra ammirazione e contraddizione, il presidente statunitense riconosce l’efficacia del modello economico cinese e apre una frattura nel pensiero economico occidentale

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping durante un incontro in Corea del Sud - 30/09/2025 (Foto: REUTERS/Evelyn Hockstein)

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sorpreso elogiando apertamente la Cina e riconoscendo l’efficacia del suo modello economico, affermando che il Paese ottiene risultati impressionanti pur adottando un sistema che, secondo la visione occidentale tradizionale, non dovrebbe funzionare. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante il Future Investment Initiative Priority Summit, a Miami, secondo agenzie internazionali.

In un discorso segnato da un confronto tra modelli economici, Trump ha sottolineato la performance produttiva cinese mostrando rispetto per il Paese asiatico. Commentando il tema, ha affermato:
“Devo dire che rispetto la Cina, perché è incredibile che, con un sistema che in teoria non dovrebbe funzionare — sapete, andiamo a scuola, frequentiamo le migliori business school, facciamo bene e leggiamo di libero mercato, di imprenditorialità e di tutte queste cose”.

Successivamente, il presidente ha approfondito il contrasto tra la formazione economica occidentale e i risultati concreti ottenuti dalla Cina, evidenziando la scala della produzione industriale. Secondo lui:
“Ma se guardate alla Cina, quanto stanno facendo bene, quanto producono. Voglio dire, producono così tante auto che competono su chi riesce a produrne meno, perché ne hanno troppe”.

Il riconoscimento della forza produttiva cinese

Le dichiarazioni indicano un riconoscimento esplicito della capacità produttiva della China, spesso associata al socialismo con caratteristiche cinesi — un modello fondato su una forte presenza dello Stato, pianificazione strategica e controllo dei settori chiave dell’economia.

Al termine del suo intervento, Trump ha ribadito il rispetto per i risultati ottenuti dal Paese asiatico, indipendentemente dalle differenze politiche o ideologiche:
“Bisogna avere grande rispetto per la Cina per il lavoro che fanno. Che vi piacciano o no, bisogna rispettarli”.

Queste parole assumono particolare rilevanza nel contesto delle storiche critiche di Trump alla Cina, soprattutto sul piano commerciale e tecnologico. In questa occasione, tuttavia, il presidente ha adottato un tono diverso, centrato sui risultati concreti dell’economia cinese.

Una contraddizione nel cuore del discorso americano

Il riconoscimento espresso da Trump colpisce per il contrasto con il discorso dominante negli Stati Uniti, che da sempre esalta il libero mercato e critica i modelli basati su una forte intervento statale.

Affermando che il sistema cinese “in teoria non dovrebbe funzionare”, il presidente mette in luce una tensione evidente tra ciò che viene insegnato nelle scuole di economia occidentali e ciò che accade nella realtà. È una crepa che non riguarda solo la Cina, ma l’intero impianto teorico che ha sostenuto l’egemonia economica occidentale negli ultimi decenni.

Oltre l’ideologia: un confronto tra modelli

Le sue dichiarazioni riaprono un dibattito centrale del nostro tempo: quello sui limiti e le possibilità dei diversi modelli di sviluppo. La Cina, combinando pianificazione statale, capacità industriale e integrazione selettiva nel mercato globale, si è affermata come una delle principali potenze economiche del mondo.

In questo contesto, l’elogio di Trump assume un valore simbolico significativo. Non si tratta soltanto di una constatazione pragmatica, ma del riconoscimento — anche se implicito — di uno spostamento degli equilibri economici globali.

Un segnale dei tempi

Più che una conversione ideologica, l’episodio appare come un segnale dei tempi. Il pensiero economico dominante fatica sempre più a spiegare una realtà in cui il centro della produzione e dell’innovazione non è più esclusivamente occidentale.

Riconoscendo l’efficacia del modello cinese, anche solo sul piano dei risultati, lo stesso discorso che ha sostenuto l’egemonia liberale mostra le sue crepe. E forse, per la prima volta da decenni, è costretto a confrontarsi con i propri limiti.