Mettiti in comunicazione con noi

30 Marzo 2026

“Pinocchio senza fondo”

Pubblicato

su

Credit foto https://theweek.com/cartoons/839905/political-cartoon-trump-lies-pinocchio

Di Fulvio Rapanà

La palese menzogna della trattativa tra Stati Uniti e Iran “con un bel regalo che l’Iran ci ha fatto, che vale un mucchio di denaro” secondo The Fact Checker 1) è certamente da considerare un “Pinocchio senza fondo” 2, ) per l’entità della menzogna  inventata di sana pianta su una questione di dimensioni colossali come la guerra con L’Iran.                          

    Per oltre 10 anni, The Fact Checker ha valutato l’accuratezza delle affermazioni fatte dai politici di entrambi gli schieramenti, e questa pratica continuerà. Il database è diventato un punto di riferimento infallibile per la raccolta di informazioni false, ampiamente citato in tutto il mondo come metro di giudizio della presidenza Trump. Ma Trump, con il suo insolitamente sfacciato disprezzo per i fatti, ha rappresentato una nuova sfida, poiché molte delle sue affermazioni non meritavano nemmeno una verifica.           

 Una escalation militare e di chiacchiere                                                                                    

      Un’analisi del database di Fact Checker mostra la drammatica escalation nel ritmo delle menzogne di Trump nel corso del tempo passando da una media di circa sei affermazioni al giorno nel suo primo anno di presidenza, a 16 al giorno nel secondo anno, a 22 al giorno nel terzo anno e a 39 al giorno nel suo ultimo anno del primo mandato. In altre parole, gli ci sono voluti 27 mesi per raggiungere le 10.000 affermazioni e altri 14 mesi per raggiungere le 20.000. Ha poi superato la soglia delle 30.000 in meno di cinque mesi. In tutta la prima presidenza il data base ha contato 30.573 affermazioni false o fuorvianti. Fact Checker ha anche monitorato le affermazioni da tre o quattro Pinocchi che Trump ha ripetuto almeno 20 volte, guadagnandosi un “Pinocchio senza fondo” come quella pronunciata il primo giorno da presidente il 30 novembre 2016 in cui piovve ma Trump negò che avesse piovuto durante la sua cerimonia di insediamento.                                                                                              Il database  fornisce una stima approssimativa delle principali falsità pronunciate da Trump, circa il 25% riguardava esagerazioni sui suoi successi, il 15% informazioni fuorvianti sulle sue politiche. Un altro 15% consisteva in menzogne tipo l’indagine sulla Russia o l’inchiesta relativa alla telefonata con l’Ucraina. Circa il 10% è catalogato come “Pinocchio senza fondo”  costituito da bugie inventate di sana pianta, attacchi a persone che considerava nemici, falsità sul coronavirus, affermazioni infondate sulle elezioni o dichiarazioni false sulla Harris e le sue proposte. Il record assoluto Trump l’ha raggiunto il 2 novembre 2020 con 503 affermazioni false o fuorvianti mentre girava il paese in un disperato tentativo di salvare la sua presidenza. “A causa delle continue menzogne di Trump diffuse attraverso il megafono presidenziale, sempre più americani sono scettici nei confronti dei fatti reali”, ha affermato lo storico presidenziale Michael Beschloss.  La differenza, il salto di qualità, l’escalation della protervia trumpiana a fare affermazioni non vere, che al 98% riguardano la politica interna, è che l’ultima, sulla trattativa, è particolarmente grave intanto per il momento difficile in cui è stata pronunciata e per l’ombra dell’insider trading nell’annuncio sui colloqui  sull’Iran che ha fatto impennare la borsa, far scendere il prezzo del petrolio e dell’oro e soprattutto raffreddare le turbolenze sui titoli di stato decennali del Tesoro Federale che stavano arrivando al 5%. C’è un sacco di gente del “cerchio magico” di Trump  che sulle speculazioni di Borsa sta guadagnando milioni di dollari in pochi minuti.

Sul tavolo solo i 5 punti dell’Iran e la volontà di Israele a continuare la guerra

Il 23 di marzo non c’era alcuna trattativa su 15 punti “imposti” all’Iran dagli USA. Come afferma Scott Ritter “l’iniziativa è passata all’ Iran che  ha il diritto di mettere sul tavolo le condizioni per una trattativa”. Sono  5 punti imprescindibili  dell’Iran non per un cessate il fuoco ma per la firma di un armistizio: primo: abbandono da parte degli Stati Uniti di tutte la basi in medio oriente; secondo: risarcimento dei danni procurati all’Iran che ammontano a 500 mld. di $ ; terzo: abolizione di tutte le sanzione e i dazi; quarto: totale libertà di arricchire l’uranio e sviluppare e produrre missili balistici; quinto: riconoscimento dello stretto di Hormuz come acque territoriali a sovranità iraniane. Ce ne sarebbe una sesta che non è tecnicamente una condizione e riguarda il veto su Kushner e Wickhoff come controparti. Anche gli iraniani si sono accordi dell’irrilevanza, dell’ inutilità e del dilettantismo di questi due “ che godono della totale fiducia del presidente”. Ora pare che andata a vuoto l’iniziativa vera o presunta di Putin l’unica diplomazia che l’Iran accetta è quella di un paese mussulmano nucleare: il Pakistan. 

 Un “pinocchio senza fondo” per salvare i titoli di stato federali                                                                                      

   Trump ha dovuto fare marcia indietro rispetto al penultimatum del “o riaprite Hormuz o radiamo al suolo tutta l’Iran”, perché ha guardato i mercati, soprattutto quello obbligazionario. e ha tirato un altro “pinocchio da fondo”, diciamo a fin di bene,  quando ha visto che i titoli di stato decennali del tesoro federale   stavano andando al 5%,  per farli scendere. Gli Stati Uniti con il debito al 5% e con i tassi ipotecari al 7%/8%,  vanno dritti al default. A questo aggiungete che l’Iran sta regolando il flusso monetario del petrolio in Yuan cinesi. I giapponesi hanno accettato e anche altri accetteranno.                                 

    La guerra va male e il Pentagono non dà alcuna indicazione sulle iniziative militari in corso. Oltre ai Democratici che hanno chiesto di porre limiti all’agire del Presidente ora anche i repubblicani sono sempre più preoccupati per la gestione della guerra  poiché le loro domande sugli obiettivi e sui costi, compresa la necessità o meno di un impiego di truppe di terra, rimangono senza risposta. Mercoledì, diversi parlamentari repubblicani, al termine di briefing riservati con funzionari del Pentagono si sono lamentati di  aver ricevuto pochi dettagli  sulle  prossime azioni militari  che il Pentagono intende prendere. Questo malcontento diventa sempre più forte mentre il Congresso si prepara ad una potenziale richiesta di finanziamento di 200 miliardi di dollari da parte dell’amministrazione per sostenere il conflitto che in un solo colpo farebbe aumentare il debito federale del 6% a 40.000 mld. di $.

La strategia di Trump è quella dei sionisti                                                                               

   Gli unici che sanno bene cosa sta succedendo  e cosa farà Trump è l’ alleanza sionista internazionale, soprattutto finanziaria, che lo tiene in pugno e lo sta sfruttando militarmente ed economicamente guadagnando molto denaro da questa guerra. E’ un gruppo di lobby che non  sono  minimamente attenti agli interessi degli Stati Uniti né dei loro alleati ma solo dei guadagni personali  e del progetto della grande Israele che ha come ultimo ostacolo l’Iran. Come scrissi su questo giornale il giorno dopo l’inizio della guerra il Mossad ha convinto Trump che con il primo colpo di decapitazione della leadership  iraniana il popolo si sarebbe sollevato ma mezz’ora dopo il momento in cui Khamenei  si è fatto trovare da martire a casa sua e non in un bunker si sono accorti che non è così perché il popolo iraniano anche quello che non appoggia il regime è profondamente religioso e non può accettare che pagani senza dio uccidano il loro capo spirituale. A compattare ulteriormente la società iraniana è stato il disprezzo con il quale Trump ed  Hegseth  hanno commentato l’assassinio di 174 ragazze in una scuola con un doppio attacco missilistico. In un post  il colonnello in pensione dell’esercito americano Joe Buccino ha commentato i post della Casa Bianca,  che mescolano i filmati della guerra in Iran con spezzoni di cartoni animati e videogiochi,  dichiarando di avere provato “disgusto”  per messaggi che disonorano le forze armate americane. Ora  questo progetto sionista sta evaporando. Nel Libano del sud gli Hezbollah stanno infliggendo notevoli perdite alle truppe di invasione dell’IDF,  colpendo con missili e droni le infrastrutture militari e civili nel porto di Haifa,  e convincendo il comando militare  di ridurre da 50 chilometri a solo 8 la creazione di una zona cuscinetto con la frontiera di Israele. Scott Ritter: “l’IDF non è più un esercito addestrato a combattere in campo aperto ma solo a esercitare la repressione su civili indifesi. Hamas gli ha inferto, dentro il giardino di casa, perdite pesantissime e sono più forti di prima. I Marines stanno per  sbarcare? I Persiani li stanno aspettando da 50 anni!!”.  l’Iran tutti i giorni sempre di più colpisce obiettivi dentro Israele mandando in frantumi il progetto di Israele come la casa sicura e impenetrabile  per tutti gli ebrei del mondo. Come scrive Thomas Friedman, ebreo antisionista,  sul NYT: “Israele è divenuto il posto più insicuro del mondo per il popolo ebraico”,  molti dei quali,  ignominiosamente,   provano ad andare verso posti più sicuri ma il governo sionista e messianico li tiene dentro ostacolando  l’emigrazione riducendo voli e passeggeri.  Scrisse Abraham Lincoln dopo la vittoria nella guerra civile “ il giusto ha fatto la forza”, i leaders degli Stati Unit oggi credono che solo la forza faccia la ragione, e non potrebbero sbagliarsi di più.

1) https://www.washingtonpost.com/graphics/politics/trump-claims-database/?itid=lk_interstitial_manual_10

2) https://www.washingtonpost.com/politics/how-fact-checker-tracked-trump-claims/2021/01/23/ad04b69a-5c1d-11eb-a976-bad6431e03e2_story.html

Riproduzione riservata ©