23 Marzo 2026
Per Trump il caos e l’avventurismo sono la regola

Di Fulvio Rapanà
Nel gioco delle tre carte dove i napoletani pensano di esserne i maestri si è inserito un nuovo fuoriclasse che per le dimensioni delle giocate li supera tutti anche per una soluzione alternativa a quella classica, in cui una vince e due perdono, nella variabile trumpiana c’è una carta che vince una che pareggia e una perde. Il caso concreto è proprio nella guerra tra America, Israele e l’Iran. E’ l’ennesimo caso di scuola che ci propina trumpone in cui Israele vince, l’Iran pareggia, gli Stati Uniti, e l’Occidente, perdono. La situazione è talmente ingarbugliata, soprattutto per la complicità dei media americani, che per capirci qualche cosa è necessario analizzare fatti che provengono da fonti certe e da persone inequivocabili per trovare le tracce vere e non quelle fasulle, anche montate con l’Intelligenza Artificiale, che portano fuori dalla realtà. Dopo una settimana la situazione si è andata assestando su tre situazioni che ho segnalato nell’articolo della scorsa settimana: uno, le aeronautiche americana e israeliana continuano a colpire tutto ciò che sta in piedi e ad assassinare la leadership dello Stato Islamico; l’Iran, con droni e missili, continua a bucare le difese missilistiche sia americane che israeliane e colpire centri di comando, postazioni radar, basi di rifornimento, e a prosciugare difese antimissile che difficilmente possono essere sostituiti con la stessa velocità con cui vengono utilizzati. Solo per ultimo due missili balistici sono caduti vicino alla base americana nell’isola di Diego Garcia a 4000 chilometri di distanza certificando che gli americani sono sotto tiro ovunque. Nella giornata di ieri un missile balistico ha centrato la base nucleare israeliana di Dimona nel Neghev uno dei centri più protetti da Israele. Terzo: i pasdaran con il minimo sforzo e poche azioni dimostrative hanno bloccato lo stretto di Hormuz mettendo in crisi l’intera economia mondiale. Per attenuare le conseguenze di questo blocco Trump ha tolto le sanzioni ai prodotti petroliferi e gas della Russia e incredibile a dirsi ha autorizzato la consegna del petrolio iraniano in transito, per il NYT “ Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che la rimozione delle sanzioni sul petrolio iraniano ridurrebbe i prezzi globali”. Gli Stati Uniti incoraggiano il flusso di petrolio iraniano mentre gli israeliani per rimettere a posto la situazione il giorno dopo hanno bombardato pesantemente le installazioni energetiche iraniane!. Il Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, chiede 200 mld. di $ al Congresso, per compiere il “volere divino” di vincere anche questa guerra, ma i repubblicani vogliono che anche i democratici votino a favore per un esborso che porterà in un colpo solo a 40.000 mld. di $ il debito federale.
Israele vince ma gli Stati Uniti perdono
Questa evidenza, avvalorata da tutti gli esperti di geopolitica, è confermata dalle indicazioni delle diverse opinioni pubbliche. Quella israeliana è al 70% favorevole alla guerra nonostante le notevoli distruzioni subite dalle città e infrastrutture industriali e militari che mai prima si erano verificate. Negli Stati Uniti le ultime rilevazioni di vari enti di sondaggi dicono che Trump ha un appoggio medio del 38% dell’opinione pubblica totale divisa fra il 50% dei repubblicani e il 20% dei democratici. Sono percentuali che preoccupano, in vista delle elezioni di midterm, più i Congress Man del partito repubblicano che i componenti della lobby mistico-sionista dell’amministrazione. Probabilmente Trump vorrebbe dichiarare vittoria al più presto ma non può imporre la resa a un governo che rifiuta di trattare un cessate il fuoco. Anche dopo i gravi danni subiti dall’esercito iraniano, il regime teocratico ha forti incentivi a proseguire il conflitto e conserva una varietà di strumenti per sostenere una guerra di logoramento. Trump non può imporre un cessate il fuoco nemmeno a Israele. I leader israeliani sanno perfettamente che Trump vorrebbe cercare di porre fine rapidamente a questo conflitto, ma si oppongono fermamente provocando continue escalation contrari ad uno status quo che lasci sostanzialmente intatta la Repubblica islamica, il possesso di materiale nucleare arricchito e le capacità missilistiche che con l’appoggio di Cina e Russia potrebbe addirittura essere ulteriormente potenziato in breve tempo. Israele sa perfettamente che l’opinione pubblica americana incomincia ad essere molto meno favorevole all’alleanza e soprattutto punta l’indice all’influenza nefasta, per gli interessi americani, delle sue lobby nelle decisioni di questa come delle future amministrazioni. Sempre che ce ne saranno. L’unica possibilità nelle mani di Netanyahu è quella di costringere gli Stati Uniti a schierare truppe di terra, in un territorio molto simile a quello dell’Afghanistan.
L’Iran non può vincere ma può uscire rafforzato
L’obiettivo strategico dell’Iran ora è quello di imporre costi elevati agli Stati Uniti, agli stati del Golfo e alle economie dell’Occidente, per sfiancare le opinioni pubbliche che potrebbero punire elettoralmente governi quasi tutti traballanti. I leader iraniani hanno rifiutato qualsiasi mediazione compresa quella di Putin perché vogliono prolungare la guerra il più a lungo possibile e rendere il presidente americano il più debole possibile e far emergere sempre di più Israele e le lobby sioniste come colpevoli della recessione che potrebbe arrivare se la guerra durasse mesi. l’Iran non ha bisogno di ottenere grandi successi militari ogni giorno gli basterà infliggere danni sufficienti a mantenere in uno stato di continua apprensione i partner regionali, i mercati mondiali, che già iniziano a scricchiolare, e l’opinione pubblica americana. Spiega Scott Ritter “ L’Iran sta consumando le difese antimissile dell’Alleanza Epstein ad una velocità tale, e con poco sforzo e scarsi investimenti, che già fra due o tre settimane le basi americane potrebbero essere costrette ad evacuare gran parte del personale e ridurre le capacità militari. Israele potrebbe essere costretto ad evacuare altrove la sua flotta aerea per l’impossibilità di difendere adeguatamente gli aeroporti militari”. Nonostante i danni catastrofici subiti dalla marina e da altri rami delle forze armate, i pasdaran con periodici attacchi dei droni contro le petroliere che tentano di attraversare lo Stretto di Hormuz hanno paralizzato il traffico in un canale marittimo, che rappresenta un quinto dell’approvvigionamento petrolifero mondiale, soprattutto per mancanza della copertura assicurativa.
In tutto questo si inseriscono Russia e Cina che, per l’intelligence americana, stanno rifornendo di componentistica tecnologica le forze missilistiche iraniane e starebbero aiutando l’Iran con dati di puntamento degli obiettivi e tattiche avanzate per i droni. Con il protrarsi del conflitto, è certo che il prezzo dell’energia continui a salire, il che aiuterà Mosca a ottenere maggiori entrate e a far fronte al crescente deficit di bilancio derivante dalla guerra in Ucraina. Mentre la Cina spera per una azione di terra che distoglierebbe per anni l’attenzione e le risorse degli Stati Uniti dal Pacifico. Eppure già nella guerra dei 12 giorni a giugno 2025 sia Israele che gli Stati Uniti avevano avuto dei presagi sulla capacità iraniana di bucare le difese antimissile e centrare gli obiettivi in piena Tel Aviv. In un intervento su Imperium Aureum, John Mearsheimer politologo statunitense, studioso di relazioni internazionali dell’Università di Chicago afferma : “La guerra dei 12 giorni di giugno finì perché gli israeliani e americani decisero di ritirarsi perché gli iraniani stavano guadagnando il sopravvento esaurendo i missili difensivi e gli iraniani probabilmente aiutati da Cina e Russia migliorano di giorno in giorno la loro capacità di bucare le difese di Israele”. Trump dovrà scegliere tra gli interessi di sicurezza di Israele e la stabilità dei mercati globali. Per ambedue le due soluzioni è valida il titolo del romanzo di Frederick Forsyth “L’alternativa del diavolo”. Qualunque sia la decisione perdi.
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