23 Febbraio 2026
Il referendum sulla giustizia spiegato facile
Il tema centrale è la separazione delle carriere. Ma si sarebbe potuto lavorare sulla già presente legge Cartabia del 2022, la quale ha già reso il passaggio tra giudice e Pm quasi impossibile. Il vero motivo della riforma è dunque un altro.

di Alessandro Andrea Argeri
Il dibattito sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo mostra tutti i danni dell’aver sospeso per anni l’insegnamento di cittadinanza e costituzione nelle scuole. Innanzitutto, questo non è un referendum costituzionale “abrogativo”, come quelli indetti negli ultimi anni, ma è “confermativo”, cioè per approvare la proposta di legge non serve il quorum del cinquanta percento più uno degli elettori. Molto banalmente: decide chi va a votare, indipendentemente da quanti si recano alle urne. Veniamo dunque alla materia.
Il tema centrale è la separazione delle carriere. Ad oggi un magistrato può iniziare come pubblico ministero e poi diventare giudice, o viceversa. Ora, il nostro processo funziona così: la difesa difende, il giudice emette la sentenza finale, il pubblico ministero trova le prove non solo della colpevolezza ma anche dell’innocenza dell’imputato. Il nostro processo non è quindi come una partita di calcio, dove c’è l’arbitro, l’attaccante e il difensore, tuttavia il problema, secondo i promotori del referendum, nascerebbe in quanto l’arbitro (il giudice) e l’attaccante (il Pm) appartengono alla stessa associazione, sono entrati in magistratura con lo stesso concorso, frequentano gli stessi circoli, sanno che un domani potrebbero scambiarsi i ruoli, per questo la difesa in un processo partirebbe in svantaggio. Oltretutto, ci sarebbe il rischio di essere giudicati dallo stesso magistrato da cui un tempo si era stati accusati, quando era Pm, in un altro processo, quindi quest’ultimo potrebbe in qualche modo essere influenzato da pregiudizi verso l’imputato.
Ma se davvero l’obbiettivo del referendum fosse stato separare le carriere si sarebbe potuto lavorare sulla già presente legge Cartabia del 2022, la quale ha già reso il passaggio tra giudice e Pm quasi impossibile, poiché oggi un magistrato può cambiare funzione una sola volta in tutta la carriere, purché lo faccia entro i primi dieci anni di carriera, inoltre deve cambiare regione per poi aspettare un periodo di “raffreddamento”. In pratica, oggi le carriere sono già “quasi” separate nei fatti.
Il vero motivo della riforma è dunque un altro. Si va al referendum per cambiare la Costituzione, secondo la quale “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente”. Ad oggi esiste un unico consiglio superiore della magistratura, dove i magistrati votano per decidere chi sarà a capo di un tribunale o di una procura, può succedere quindi che un gruppo di Pm voti per far promuovere un giudice, o viceversa, attraverso una sorta di “solidarietà corporativa”.
L’obiettivo politico dichiarato sarebbe quindi di combattere la “vicinanza culturale”: oggi i giudici sono a capo dei tribunali, mentre i Pm a capo delle procure, quindi potrebbe capitare che, siccome sono parte dello stesso organo decisionale, si “scambino favori”, ovvero un pubblico ministero decida di perdere un processo in cambio del voto per quella procura o un magistrato aiuti il Pm per poter essere assegnato poi a un tribunale più prestigioso.
Tuttavia, se magistrato e Pm diventeranno due funzioni distinte, allora non avrà più senso tenerle sotto uno stesso organo incaricato di decidere sulle loro assunzioni, stipendi, promozioni, trasferimenti. Di conseguenza, verrà creato un “consiglio superiore per i magistrati giudicanti”, incaricato di occuparsi solo di chi emette sentenze, e un “consiglio superiore per i magistrati requirenti”, per controllare l’operato di chi conduce le indagini e sostiene l’accusa. Il risultato sperato dovrebbe essere che, se il Pm non ha più voce in capitolo sulla carriera del giudice, quest’ultimo dovrebbe sentirsi più equidistante tra l’accusa e la difesa. Infine, i componenti dei due Csm verranno estratti a sorte, in modo da combattere il peso delle “correnti”, anche se il rischio è di mandare nei posti di maggiore responsabilità non i più meritevoli, bensì i più fortunati. In pratica dovremmo affidare la guida del potere dello Stato al caso. Oltretutto eventuali correnti troverebbero comunque il modo di influenzare gli eletti, anche se estratti a sorte, perché basterebbe avvicinarli dopo l’estrazione, anzi quei pochi sarebbero ancora più appetibili di corruzione.
L’impressione, invece, è che con questo referendum si svogliano creare le condizioni per porre la magistratura sotto il controllo del ministero della giustizia. Oggi il pubblico ministero è formato con l’idea di essere un organo di giustizia, cioè il suo compito non è vincere il processo a ogni costo, bensì cercare la verità, infatti, per legge, se si scoprono prove a favore dell’imputato, il pm deve presentarle. Se invece passa il referendum, il pm con la riforma dovrà occuparsi solo dell’accusa, non sarà più incaricato di trovare anche le prove dell’innocenza ma dovrà limitarsi solo a quelle della colpevolezza, inizierà quindi a ragionare come un investigatore, verrà definito solo in base a quanti processi vince, ecco come diventerà un “super poliziotto” con l’obiettivo di portare a casa il risultato, cioè la condanna dell’imputato, con ogni mezzo necessario.
Un potere così sbilanciato, in poco tempo avrà bisogno di essere controllato per evitare che chi lo detiene agisca in modo arbitrario. Chi si assumerà quest’onere? Il potere politico, ovviamente! Ma se la politica controlla chi svolge le indagini, allora può decidere quali reati hanno la priorità, ma soprattutto chi deve essere perseguito. A quel punto, il Pm non sarebbe più un magistrato autonomo, ma un funzionario del Governo che usa la polizia in base all’agenda politica del momento. Considerate le scarse competenze di chi abbiamo in Parlamento, nonché l’altro numero di processi a carico di esponenti della maggioranza di Governo, vogliamo davvero affidare questa responsabilità ai vari Salvini, Tajani, Nordio e altri ancora più impresentabili? Votate consapevolmente.

