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16 Febbraio 2026

Il marmo del Cassinate tra ricchezza e fragilità

Il bacino dei Monti Ausoni, le sfide economiche e l’ombra delle infiltrazioni criminali

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Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Il bacino marmifero del Cassinate continua a generare valore e occupazione, ma si muove su un equilibrio instabile. Sostenibilità, infrastrutture e legalità sono oggi le vere variabili che decideranno il futuro del settore.

Un distretto lapideo nel cuore dei Monti Ausoni

Nel paesaggio aspro e stratificato dei Monti Ausoni, tra Coreno Ausonio, Ausonia ed Esperia, il marmo non è solo una risorsa naturale: è identità economica, memoria collettiva, lavoro. Qui si concentra il principale bacino marmifero del Cassinate, noto a livello internazionale per l’estrazione del “Perlato Royal Coreno”, una pietra ornamentale apprezzata per cromie e compattezza.

Il distretto si sviluppa su un’area relativamente limitata ma ad alta specializzazione, con cave attive, laboratori di taglio e aziende di trasformazione che operano lungo l’intera filiera: dall’estrazione alla commercializzazione di blocchi, lastre e semilavorati destinati in larga parte all’export.

Economia del marmo: un settore di nicchia ma strategico

A differenza di altri comparti in crisi nel Cassinate, il marmo rappresenta ancora una voce produttiva viva, seppur fragile. Le imprese sono in gran parte piccole e medie, spesso a conduzione familiare, con una forte dipendenza dalla qualità della materia prima e dai mercati esteri.

Il valore economico non si misura solo in termini di fatturato diretto, ma anche nell’indotto: trasporti, manutenzione, servizi tecnici, logistica portuale (Gaeta, Napoli, Salerno). In un territorio segnato dal ridimensionamento dell’industria pesante, il comparto lapideo resta uno dei pochi ambiti capaci di generare reddito autonomo.

Tuttavia, la mancanza di dati aggregati e aggiornati ufficiali sulla produzione complessiva del bacino evidenzia una prima criticità: un settore economicamente rilevante ma ancora poco strutturato dal punto di vista della governance e della trasparenza statistica. Poco è cambiato dal 1988 quando venivano sollevate queste criticità:

Credit foto archivio storico “Il Messaggero” numero del 2 febbraio 1988 pag. 30

Ambiente e sostenibilità: una linea sottile

L’attività estrattiva nei Monti Ausoni si confronta con vincoli ambientali stringenti. La gestione degli scarti di cava, il consumo idrico, l’alterazione del profilo montano e la viabilità pesante rappresentano punti di frizione costanti tra imprese, cittadini e istituzioni.

Negli ultimi anni, la Regione Lazio ha avviato interventi di sostegno all’economia circolare, finanziando progetti per il riutilizzo degli scarti lapidei e per l’innovazione dei processi produttivi. Un tentativo di spostare il settore da una logica puramente estrattiva a una più sostenibile e industrialmente evoluta.

Ma accanto alle buone pratiche, negli anni scorsi non sono mancati episodi di attività irregolari, con sequestri di cave abusive e contestazioni per danni ambientali. Segnali che indicano come il sistema dei controlli resti disomogeneo e vulnerabile.

Il rischio di infiltrazione malavitosa

È proprio in questa zona grigia, dove valore economico, autorizzazioni pubbliche e controlli ambientali si intrecciano, che si colloca il rischio di infiltrazione criminale. Rischio per fortuna ad oggi solo teorico.

Il settore estrattivo, per sua natura, presenta caratteristiche sensibili:

elevata movimentazione di materiali e capitali,

concessioni e autorizzazioni amministrative complesse,

difficoltà di monitoraggio continuo delle attività,

utilizzo intensivo di subappalti e trasporti.

Nel Lazio meridionale — area storicamente esposta alla presenza di criminalità organizzata di matrice camorristica e mafiosa — questi elementi potrebbero rappresentare un terreno potenzialmente e teoricamente favorevole a interessi illeciti. Non necessariamente sotto forma di controllo diretto delle cave, ma attraverso intermediazioni opache, acquisizioni societarie, gestione dei trasporti, uso del settore per il riciclaggio di capitali.

L’assenza di grandi gruppi strutturati e la frammentazione imprenditoriale possono rendere alcune realtà più vulnerabili a pressioni esterne, soprattutto in fasi di crisi o di necessità finanziaria.

Infrastrutture e controlli: i nodi ancora irrisolti

La viabilità interna al bacino marmifero è oggetto di interventi di miglioramento, ma resta un punto critico sia per la competitività economica sia per la legalità. Strade inadeguate e controlli insufficienti facilitano:

trasporti non tracciati,

incidenti stradali,

smaltimento irregolare dei materiali di risulta.

Per gli osservatori più attenti, rafforzare trasparenza, tracciabilità e controlli incrociati è oggi una priorità non solo ambientale, ma anche di sicurezza economica.

Un settore al bivio

Il bacino marmifero del Cassinate si trova a un passaggio delicato. Da un lato, rappresenta una risorsa autentica, capace di generare valore, occupazione e identità produttiva. Dall’altro, mostra tutte le fragilità di un settore esposto a pressioni ambientali, concorrenza internazionale e rischi di infiltrazione criminale.

Inoltre soprattutto Coreno Ausonio vede l’affermarsi delle attività, quasi interamente non autoctone, di frantumazione della pietra che stanno diventando maggioritarie. Che potrebbero cambiare il volto di quello che era il paese del Perlato Royal.

L’attività di frantumazione della pietra porta anche un forte impatto sulla popolazione. Con l’attività lavorativa che inizia anche alle 5 del mattino.

Il futuro dipenderà dalla capacità delle istituzioni di:

garantire regole chiare e controlli costanti,

sostenere l’innovazione e l’economia circolare,

difendere il comparto da interessi illeciti che ne snaturerebbero funzione e valore.

Perché il marmo dei Monti Ausoni continui a essere una ricchezza per il territorio — e non l’ennesimo fronte di consumo, conflitto e opacità — la legalità dovrà diventare sempre di più parte integrante del modello di sviluppo, non una voce accessoria.

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