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12 Gennaio 2026

Il diritto internazionale è morto da tempo, sarebbe stato saggio accorgersene prima

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Credit foto www.ilfattoquotidiano.it

Di Rosamaria Fumarola

Almeno una volta nella vita a tutti sarà capitato di domandarsi quale sarebbe la reazione di un uomo nato e vissuto in un’epoca lontana dalla nostra, magari nel Medioevo, nel vedersi improvvisamente catapultato nella realtà quotidiana attuale. La risposta non è facile a darsi, ma diventa semplice se si osserva quanto sta accadendo nello scenario politico mondiale. Basterà infatti descrivere lo smarrimento, la sorpresa, l’impotenza che tutti o quasi stiamo provando di fronte al passo indietro che i rapporti tra le potenze internazionali stanno subendo, in direzione di una cancellazione dei diritti e delle garanzie che dopo i due conflitti mondiali l’Occidente intero aveva scelto di assicurare ai propri cittadini. Abbiamo di fatto in un tempo relativamente breve polverizzato quanto la morte di milioni di persone ci aveva insegnato e siamo ritornati ad un ancien régime che ci lascia privi delle tutele fondamentali per le quali la nostra generazione non ha dovuto versare nemmeno una goccia di sangue e che credevamo provenire dall’ ordine naturale delle cose e non dalle dure lotte di quanti ci hanno preceduto. Forse anche per questo non ci siamo distinti per l’impegno nella loro salvaguardia. Oggi tutti si domandano perché il diritto internazionale non venga più rispettato ed a prevalere sia esclusivamente l’uso della forza.

Ci sono sempre stati momenti di profonda crisi nella storia, in genere nelle fasi di transizione, di passaggio da un potere ad un altro. Se durante l’antichità romana ad esempio, la produzione di leggi era prerogativa esclusiva dello stato, dal Medioevo in poi la frammentazione del potere vide nuovi attori politici legiferare, con norme di contenuto antitetico alle tante che ora l’imperatore, ora il re o il conte o il principe emanavano o avevano emanato. La questione di quale tra queste, rispetto ad una determinata materia prevalesse e fosse da considerarsi cogente impegnò i maggiori giuristi del tempo, che giunsero a risultati talvolta opposti, tra i quali ho sempre ritenuto più sensato quello che sosteneva che andava considerata valida la norma che dalla generalità dei consociati veniva vissuta come tale. Questo perché nel diritto esiste anche una dimensione consuetudinaria, che si nutre di ciò che gli esseri umani, nella comunità di un dato momento storico, considerano vincolante indipendentemente dalla fonte, magari gerarchicamente inferiore ad altre, che in quanto tali risulterebbero più cogenti. Confesso che i miei studi di Storia del Diritto Italiano risalgono a molti anni orsono, eppure quanto appena scritto è ciò che mi è venuto in mente quando ho appreso la notizia del rapimento di Nicolas Maduro, ordinato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il mondo intero si chiede come mai ci sia stata una violazione tanto macroscopica del diritto internazionale. In tanti immagino si stiano chiedendo quali siano gli strumenti che il diritto internazionale mette a disposizione per riparare il vulnus creatosi e tanti credo si stiano rispondendo che i mezzi per esprimere una condanna, dotata di una qualche forza nei confronti dell’ aggressore Trump sono praticamente inesistenti. Certo ci saranno decine, centinaia di norme che per decenni hanno vincolato l’Occidente al rispetto di una precisa liturgia nei rapporti tra gli stati. È però di tutta evidenza quanto il presidente americano si senta libero da quegli obblighi, che oggi appaiono obsoleti, armi spuntate ed inservibili nell’ attuale contesa. Nessun accordo tra esseri umani vale per sempre ed ogni legge prima o poi viene violata. C’è piuttosto da chiedersi perché accada oggi. Forse perché i poteri che avevano espresso il diritto internazionale non esistono più, sostituiti da altri, come quelli nati nella Silicon Valley, che sostengono compatti l’amministrazione Trump e che dominano il pianeta di fatto, senza bisogno più di alcuna firma condivisa su un accordo di diritto internazionale.

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Giornalista pubblicista, scrittrice, critica jazz, autrice e conduttrice radiofonica, blogger, podcaster, giurisprudente (pentita), appassionata di storia, filosofia, letteratura e sociologia, in attesa di terminare gli studi in archeologia scrivo per diverse testate, malcelando sempre uno smodato amore per tutti i linguaggi ed i segni dell'essere umano