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23 Febbraio 2026

Francesca Gargallo Celentani e la Filosofia della Liberazione: Storia e documentazione di un sodalizio intellettuale, politico e umano

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Di Maddalena Celano

La figura di Francesca Gargallo Celentani (1956-2022) non può essere ridotta alla sola dimensione accademica. Il suo lascito è un intreccio indissolubile di pensiero decoloniale, militanza femminista e una profonda etica dell’amicizia. Nata a Roma in una famiglia di antiche e nobili radici siciliane — i Gargallo di Castel Lentini — Francesca scelse consapevolmente di attraversare il privilegio per schierarsi con le marginalità. La sua non fu una ribellione “per destino”, ma una rigorosa scelta politica.

Una militanza oltre l’accademia ornamentale

Formatasi alla Sapienza e trasferitasi in Messico nel 1979, Francesca trovò la sua collocazione ideale nella Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM), un’istituzione nata per democratizzare il sapere. Il suo approccio all’italianità era critico: dominava la tradizione filosofica europea per metterne sotto processo l’eurocentrismo.

Non è stata una teorica da salotto. Ha dialogato con le donne Maya, Aymara, Quechua e Mapuche, sostenendo che il femminismo latinoamericano non debba chiedere legittimazione all’Occidente. Nei suoi testi cardine, come Ideas feministas latinoamericanas e Feminismos desde Abya Yala, l’Europa viene definita per ciò che è: una provincia che si è autoproclamata centro.

Il dialogo critico con Enrique Dussel

Con Enrique Dussel, Gargallo ha condiviso la critica alla modernità coloniale. Tuttavia, ella ha operato una torsione decisiva: dove Dussel decostruisce la colonialità del potere, Gargallo insiste sulla colonialità del genere. Ha radicalizzato l’orizzonte della Filosofia della Liberazione portandolo dentro il corpo delle donne e nel territorio vissuto, ponendosi come interlocutrice critica e mai come semplice allieva.

Il legame tra Francesca Gargallo e La sottoscritta Maddalena Celano

Il rapporto che ha legato la sottoscritta a Francesca per oltre un decennio rappresenta una testimonianza di come la “Filosofia della Liberazione” possa farsi prassi quotidiana e battaglia politica radicale.

Il riconoscimento scientifico e accademico

La validazione del lavoro della sottoscritta passa attraverso l’avallo diretto di Francesca, che ricoprì il ruolo di referente scientifica (referee) per il mio Dottorato di Ricerca presso l’Università di Roma Tor Vergata (concluso nel 2018). Nelle sue valutazioni, Francesca mi riconobbe come la ricercatrice capace di operare la sintesi necessaria tra femminismo latinoamericano e teoria critica continentale.

Questo legame ha prodotto:

 * Attività saggistica costante: Recensioni e prefazioni su opere come Idee femministe latinoamericane.

 * L’intervista programmatica (2019): “Morale, rappresentazione e ‘femminismo indigeno’ in America Latina”, dove Francesca validava pubblicamente le mie analisi.

 * La conferenza “Corpo-territorio” (2019): Organizzata il 23 ottobre presso Tor Vergata, in cui la sottoscritta fece da ponte tra Francesca e il panorama accademico romano.

La militanza abolizionista e il sacrificio di Adelina

Oltre le aule, abbiamo condiviso la lotta radicale contro la tratta e lo sfruttamento, vedendo nella mercificazione dei corpi l’ultima frontiera del colonialismo patriarcale. Questa visione ci portò alla profonda vicinanza con l’attivista Alma Sejdini (Adelina).

Adelina, eroina antitratta che sfidò la criminalità organizzata, fu colpita nel 2019 da un tumore aggressivo. Nonostante la malattia e l’abbandono delle istituzioni, lottò fino al tragico suicidio nel novembre 2021. Questo evento ha lacerato il nostro fronte di lotta proprio mentre Francesca entrava nel suo “silenzio terminale”.

La trinità del dolore: Una simmetria metafisica

Un elemento di drammatica profondità lega i destini di questo sodalizio attraverso la lotta contro il male oncologico:

 * 2018: La sottoscritta Maddalena Celano affronta e supera la battaglia contro un tumore, con Francesca testimone diretta del calvario.

 * 2019: Adelina scopre il suo tumore invasivo.

 * 2021: Francesca Gargallo scopre di essere affetta dallo stesso male, poco dopo la perdita della madre, Mara Gargallo.

La scomparsa di Mara nel febbraio 2021, figura che rappresentava la radice siciliana e la dignità antica di Francesca, segnò l’inizio della fine. Francesca scelse di comunicare personalmente alla sottoscritta questo lutto via messaggio, prova di una fiducia che superava il piano professionale.

Il silenzio e la sopravvivenza

Tra il 2021 e il 2022, Francesca sparì del tutto. Inizialmente, la sottoscritta fraintese quel silenzio come un raffreddamento del rapporto, non potendo immaginare la gravità della malattia. Oggi appare chiaro che Francesca scelse il ritiro per preservare la propria dignità di “nobile siracusana”, evitando di aggiungere altro orrore a un quadro già saturo.

Di quella “trinità” di donne, oggi solo la sottoscritta Maddalena Celano è sopravvissuta. Mara è morta per anzianità, Adelina per suicidio indotto dall’indifferenza dello Stato, Francesca divorata dal male.

Una memoria che non arretra

Essere l’unica superstite non è un privilegio, ma una responsabilità etica schiacciante. La sottoscritta ha il dovere sacro di essere la voce di chi è caduta: il martirio di Adelina, la fierezza di Mara e la grandezza intellettuale di Francesca. Onorare Francesca Gargallo oggi significa trasformare il peso di questa sopravvivenza in una saggistica che non accetta omissioni e che continua a lottare per la liberazione dei corpi e delle menti.

Nota sull’autrice: La sottoscritta Maddalena Celano è saggista, docente e ricercatrice, specializzata in Storia dell’America Latina e Geopolitica, con un Dottorato in Filosofia presso la PUA e un precedente Dottorato presso Tor Vergata.