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02 Marzo 2026

Il Mezzogiorno diventa leader nazionale nella crescita delle rinnovabili tra 2004 e 2022

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Il Sud moltiplica per cinque la propria quota grazie a condizioni climatiche favorevoli e nuovi investimenti

Negli ultimi due decenni il sistema elettrico italiano è stato attraversato da una trasformazione profonda, che ha progressivamente modificato il mix di produzione e il peso relativo delle diverse fonti energetiche. Al centro di questo cambiamento si colloca la crescita dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, divenuta uno degli assi portanti delle politiche ambientali ed economiche nazionali. L’arco temporale compreso tra il 2004 e il 2022 rappresenta una finestra particolarmente significativa per osservare questa evoluzione, perché include sia la fase iniziale di sviluppo delle nuove tecnologie sia il periodo di massima espansione legato agli incentivi, fino alla più recente fase di consolidamento. L’analisi dei dati aggregati per Nord, Centro e Mezzogiorno consente di cogliere non solo l’aumento complessivo della quota di rinnovabili, ma anche il modo in cui la transizione energetica abbia inciso in maniera differenziata sui territori. Se nei primi anni Duemila il primato spettava chiaramente al Nord, grazie al peso storico dell’idroelettrico alpino, nel corso del tempo il Mezzogiorno ha progressivamente assunto un ruolo trainante, sostenuto soprattutto dallo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico. Il Centro, dal canto suo, ha mostrato una crescita più equilibrata, consolidando la propria posizione senza registrare variazioni estreme. Questa dinamica non è soltanto un fenomeno tecnico o ambientale, ma riflette scelte politiche, incentivi economici, innovazioni tecnologiche e condizioni naturali differenti. Comprendere come e perché si sia verificato questo riequilibrio territoriale permette di interpretare meglio le sfide attuali della decarbonizzazione e di delineare le prospettive future del sistema elettrico italiano, in un contesto europeo sempre più orientato alla neutralità climatica.

L’analisi dei dati sull’energia elettrica da fonti rinnovabili nelle regioni italiane tra il 2004 e il 2022 evidenzia un’evoluzione profonda e differenziata del sistema energetico nazionale. Nel complesso, il periodo mostra una crescita significativa della produzione rinnovabile, ma con traiettorie molto diverse tra Nord, Centro e Sud, e con oscillazioni che riflettono fattori strutturali (disponibilità di risorse naturali), politiche di incentivazione e dinamiche di mercato. Nel Nord Italia emerge innanzitutto il ruolo storico dell’idroelettrico alpino. La Valle d’Aosta presenta valori nettamente superiori a tutte le altre regioni lungo l’intero periodo: si parte da 242,2 nel 2004, si supera quota 300 in più anni (304,7 nel 2009; 310,4 nel 2013; 323,1 nel 2015; 314,5 nel 2020), ma si registra anche una flessione nel 2022 (213,9), con una variazione complessiva negativa (-28,3; -11,68%). Questo andamento altalenante è tipico della produzione idroelettrica, fortemente dipendente dalla piovosità e dall’accumulo nivale. Il dato del 2022, in calo, può essere collegato anche alla siccità che ha colpito il Nord Italia. Una dinamica simile, seppur meno estrema, si osserva in Trentino-Alto Adige/Südtirol: da 129,1 nel 2004 si arriva a un picco di 209,5 nel 2014, ma si scende a 97,1 nel 2022, con una variazione negativa complessiva (-32; -24,79%). Anche qui l’idroelettrico domina il mix regionale, e le oscillazioni riflettono la variabilità climatica. Il Piemonte mostra invece una crescita moderata nel lungo periodo (da 21 a 29,2; +39,05%), con un picco nel 2014 (44,6) e una successiva fase discendente. La Lombardia cresce da 14,1 a 19 (+34,75%), con un massimo nel 2014 (29,4) e un calo finale. In queste regioni si nota un ciclo comune: forte crescita tra il 2008 e il 2014, seguita da una fase di stabilizzazione o ridimensionamento. Liguria e Veneto presentano livelli più contenuti ma in crescita. La Liguria raddoppia più che proporzionalmente (da 3,4 a 7; +105,88%), pur rimanendo su valori modesti. Il Veneto passa da 12,3 a 21,3 (+73,17%), con un massimo nel 2014 (30,2) e una lieve flessione successiva. Il Friuli-Venezia Giulia cresce da 16,5 a 22,4 (+35,76%), con picco nel 2014 (36,4). L’Emilia-Romagna mostra una dinamica interessante: da 5,8 nel 2004 a 19,6 nel 2022 (+237,93%), con crescita marcata tra 2009 e 2014. Qui si coglie l’effetto degli investimenti nel fotovoltaico e nelle bioenergie, che hanno compensato la minore disponibilità di grandi impianti idroelettrici. Nel Centro Italia si osserva una crescita significativa ma più equilibrata. La Toscana, già su livelli relativamente alti (28,6 nel 2004), cresce fino a 38,5 nel 2022 (+34,62%), con punte oltre 40 tra 2014 e 2020. La presenza della geotermia, storicamente radicata, conferisce stabilità alla serie. L’Umbria mostra un andamento più volatile: dopo un calo nel 2007 (15,9), cresce fino a 47,8 nel 2013, per poi chiudere a 32,9 nel 2022 (+16,67% rispetto al 2004). Le Marche registrano una delle crescite percentuali più rilevanti del Centro: da 7,6 a 26,5 (+248,68%), con un’accelerazione marcata tra 2009 e 2013. Il Lazio, partendo da 6,2, arriva a 15,1 (+143,55%), con un picco nel 2021 (16). In queste regioni il contributo di fotovoltaico ed eolico appare decisivo, specialmente nel periodo degli incentivi più generosi (Conto Energia), che spiegano l’impennata tra il 2010 e il 2013. Il Mezzogiorno rappresenta l’area con la trasformazione più evidente.

 L’Abruzzo cresce da 27 a 39,4 (+45,93%), con un massimo nel 2015 (53,2). Il Molise passa da 24,6 a 79,3 (+222,36%), mantenendo valori molto elevati dal 2011 in poi. La Campania quintuplica quasi la produzione (da 6,2 a 31,6; +409,68%), con crescita costante soprattutto tra 2008 e 2013. Il caso più emblematico è la Puglia: da 3,9 nel 2004 a 56,4 nel 2022, con un incremento percentuale straordinario (+1346,15%). La crescita è rapidissima tra 2008 e 2013 (da 9,7 a 44,3) e prosegue fino a superare 50 dal 2017 in avanti. Questo andamento riflette il boom dell’eolico e del fotovoltaico in una regione caratterizzata da alta ventosità e forte irraggiamento solare, oltre che da ampia disponibilità di suolo. La Basilicata segue un percorso simile: da 15,2 a 117,4 (+672,37%), con crescita quasi continua e valori sopra 100 dal 2019 in poi. Anche la Calabria mostra un’espansione marcata (da 27,5 a 76,4; +177,82%), con livelli stabilmente elevati dal 2013. Le isole evidenziano tassi di crescita percentuale impressionanti. La Sicilia passa da 1,5 a 28,6 (+1806,67%), moltiplicando quasi per venti la produzione in meno di vent’anni. La Sardegna cresce da 4,2 a 39,1 (+830,95%), con una progressione particolarmente forte tra 2008 e 2013. In entrambe le regioni l’eolico e il fotovoltaico hanno avuto un ruolo centrale, trasformando territori tradizionalmente dipendenti da fonti fossili in poli importanti della produzione rinnovabile. Osservando il quadro complessivo, si distinguono tre fasi principali. La prima (2004-2008) è caratterizzata da una crescita moderata e disomogenea. La seconda (2009-2014) rappresenta il vero boom delle rinnovabili, con incrementi rapidi in quasi tutte le regioni, soprattutto nel Sud e nelle isole. Questa fase coincide con politiche di incentivazione molto generose e con una forte riduzione dei costi delle tecnologie solari ed eoliche. La terza fase (2015-2022) mostra una maggiore stabilizzazione: in molte regioni si osservano oscillazioni o lievi cali rispetto ai picchi precedenti, segno di una maturazione del settore e di un rallentamento degli investimenti dopo la riduzione degli incentivi. Un altro elemento rilevante è il riequilibrio territoriale. Se nel 2004 la leadership era chiaramente alpina e legata all’idroelettrico, nel 2022 il Mezzogiorno appare protagonista della crescita, con valori molto elevati in Puglia, Basilicata, Calabria e Molise. Ciò segnala una transizione energetica che ha ridisegnato la geografia produttiva, valorizzando il potenziale solare ed eolico del Sud. Tuttavia, le oscillazioni finali in alcune regioni del Nord indicano la vulnerabilità delle fonti idriche ai cambiamenti climatici. Al contrario, le regioni con forte componente solare ed eolica mostrano andamenti più stabili nel lungo periodo, pur con variazioni annuali legate alle condizioni meteorologiche. In conclusione, i dati testimoniano un progresso sostanziale delle rinnovabili in Italia tra 2004 e 2022, con una crescita particolarmente intensa nel Mezzogiorno e nelle isole. La transizione energetica appare quindi non solo come un processo ambientale, ma anche come un fattore di riequilibrio territoriale. Le sfide future riguarderanno la stabilizzazione della produzione, l’integrazione nelle reti e la gestione dell’intermittenza, oltre alla necessità di continuare a investire per consolidare i risultati ottenuti e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

 Regioni2004200520062007200820092010201120122013
Piemonte2119,117,617,920,328,72629,532,841,6
Valle d’Aosta242,2229,2220,2227,2235,2304,7251,4232,7265,8310,4
Liguria3,42,3334,25,45,45,46,79,3
Lombardia14,111,612,71216,317,819,120,120,924,3
Trentino-Alto Adige129,197106,7101,7135,4150,6148,9141,7150,2176,8
Veneto12,310,210,810,712,915,915,818,220,425,9
Friuli-Venezia Giulia16,512,813,413,617,323,42221,421,927,5
Emilia-Romagna5,85,15,44,96,19,19,911,914,918,7
Toscana28,626,327,427,528,230,131,53233,437,3
Umbria28,226,726,915,918,826,337,432,12647,8
Marche7,67,76,23,17,19,210,914,819,828,1
Lazio6,25,65,53,44,65,97,48,910,515,1
Abruzzo2728,428,315,420,7363434,931,948,7
Molise24,62216,420,226,44259,167,478,689,3
Campania6,266,45,8711,315,115,320,324,6
Puglia3,94,75,56,89,713,417,825,836,444,3
Basilicata15,215,515,115,716,730,337,43649,865
Calabria27,531,226,921,922,144,753,951,25879,8
Sicilia1,52,62,74,257,31113,820,823,6
Sardegna4,26,56,77,97,611,415,91925,338
 Regioni201420152016201720182019202020212022Var Per
Piemonte44,643,637,335,541,842,643,536,929,239,05
Valle d’Aosta310,2323,1277,2243,5297,2263,9314,5255,1213,9-11,68
Liguria10,48,68,67,38,58,68,37,37105,88
Lombardia29,424,223,821,72424,427,324,41934,75
Trentino-Alto Adige209,5141,2136,8116,7146,9149180,1144,797,1-24,79
Veneto30,224,224,221,32525,929,326,521,373,17
Friuli-Venezia Giulia36,425,82723,329,429,633,131,522,435,76
Emilia-Romagna21,52019,519,219,720,522,120,519,6237,93
Toscana41,439,441,639,239,44042,741,338,534,62
Umbria4739,239,737,245,137,337,642,632,916,67
Marche27,827,626,92726,72626,825,826,5248,68
Lazio15,11413,513,215,615,115,31615,1143,55
Abruzzo51,853,245,944,65148,242,445,939,445,93
Molise91,185,586,884,489,285,88385,179,3222,36
Campania24,924,126,826,427,92931,43331,6409,68
Puglia45,947,449,752,548,55254,755,356,41346,15
Basilicata64,961,980,890,196,3109,1109,6111,5117,4672,37
Calabria80,871,776,872,679,280,380,177,776,4177,82
Sicilia24,823,726,225,127,227,9262828,61806,67
Sardegna37,134,837,43634,238,237,63939,1830,95

L’andamento dei dati relativi alla quota (o all’indicatore) di energia elettrica da fonti rinnovabili tra il 2004 e il 2022, aggregati per Nord, Centro, Mezzogiorno e Italia nel complesso, mostra con chiarezza la traiettoria della transizione energetica italiana e mette in luce un profondo riequilibrio territoriale. Il periodo considerato è sufficientemente lungo da evidenziare tre fasi distinte: una fase iniziale di relativa stabilità, una fase di forte accelerazione (2009-2014) e una fase più recente di consolidamento con alcune oscillazioni. Nel 2004 il quadro appare sbilanciato a favore del Nord, che registra un valore di 18,8, superiore sia al Centro (16,9) sia soprattutto al Mezzogiorno (8,2). L’Italia nel complesso si attesta a 15,5. Questo assetto riflette il peso storico dell’idroelettrico nelle regioni settentrionali, che già prima del boom delle nuove rinnovabili (eolico e fotovoltaico) garantiva una quota significativa di produzione verde. Il Mezzogiorno, invece, parte da livelli molto più bassi, segno di un sistema ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili e con minore infrastrutturazione rinnovabile. Tra il 2004 e il 2008 si osserva una dinamica relativamente contenuta. Il Nord oscilla tra 15,6 e 19,9, il Centro tra 13,3 e 16,9, mentre il Mezzogiorno cresce solo leggermente (da 8,2 a 10). L’Italia passa da 15,5 a 16,2. In questa prima fase le rinnovabili crescono, ma senza ancora un’accelerazione decisiva. Si tratta di un periodo preparatorio, in cui si pongono le basi normative e tecnologiche per lo sviluppo successivo. La svolta avviene tra il 2009 e il 2014. In questi anni tutte le macroaree mostrano un incremento molto marcato. Il Nord passa da 24,1 nel 2009 a 38,8 nel 2014. Il Centro cresce da 16,8 a 29,2 nello stesso intervallo. Il Mezzogiorno compie il salto più impressionante: da 16,1 nel 2009 a 39,7 nel 2014, più che raddoppiando in cinque anni. L’Italia nel complesso passa da 20,5 a 37,3. Questo periodo coincide con il pieno dispiegarsi degli incentivi al fotovoltaico (Conto Energia) e con una forte espansione dell’eolico, in particolare nel Sud. Il calo dei costi tecnologici e l’attrattività degli investimenti determinano un’espansione capillare degli impianti, modificando profondamente il mix elettrico nazionale. Il Mezzogiorno emerge come protagonista assoluto della crescita. Se nel 2004 era nettamente in ritardo, nel 2013-2014 supera sia il Nord sia il Centro, attestandosi su valori intorno a 39-40, superiori al Nord (38,8 nel 2014) e ben oltre il Centro (29,2). Questo sorpasso è strutturale e non temporaneo: dal 2012 in poi il Mezzogiorno mantiene stabilmente il primato. Il dato del 2012 (30,2) segna già l’avvicinamento ai livelli del Nord (27,1), mentre nel 2013 il divario si ribalta (38,7 contro 33,2). Dal 2015 in avanti si entra in una fase più matura. Il Nord mostra un calo significativo nel 2016 (30,6) e nel 2017 (27,7) rispetto al picco del 2014, per poi risalire parzialmente (32,8 nel 2019) e scendere di nuovo a 25,1 nel 2022. La variazione complessiva rispetto al 2004 è comunque positiva (+6,3; +33,51%), ma il dato finale è lontano dal massimo raggiunto a metà periodo. Questo andamento suggerisce una certa dipendenza dalle condizioni idrologiche, oltre a una minore espansione di nuovi impianti rispetto al Sud. Il Centro mostra una crescita più regolare: da 16,9 nel 2004 a 26,7 nel 2022, con una variazione assoluta di +9,8 e percentuale del +57,99%. Dopo il picco del 2014 (29,2), i valori si stabilizzano tra 26 e 31, con oscillazioni moderate.

Il Centro appare quindi meno volatile del Nord e meno esplosivo del Mezzogiorno, ma comunque in progresso costante nel lungo periodo. Il Mezzogiorno è l’area con la trasformazione più radicale. Dal valore iniziale di 8,2 nel 2004 si arriva a 45,4 nel 2022, con una variazione assoluta di +37,2 e una crescita percentuale straordinaria (+453,66%). Già nel 2016 il Mezzogiorno supera quota 40 (41,5) e da allora rimane stabilmente sopra tale soglia, con un massimo nel 2021 (47). Anche nel 2022, pur con una leggera flessione rispetto all’anno precedente, il valore resta molto elevato. Questo andamento riflette il ruolo trainante di eolico e fotovoltaico nelle regioni meridionali, favorite da condizioni climatiche ottimali (maggiore irraggiamento solare e ventosità) e da una maggiore disponibilità di superfici per grandi impianti. L’Italia nel suo complesso segue una traiettoria intermedia ma chiaramente crescente. Dal 15,5 del 2004 si scende leggermente nel 2005-2007 (fino a 13,3), poi inizia una crescita quasi continua fino al picco del 2014 (37,3). Successivamente si osserva una fase di stabilizzazione tra 31 e 37, con un nuovo massimo nel 2020 (37,4), probabilmente influenzato anche dalla riduzione della domanda elettrica durante la pandemia, che ha aumentato l’incidenza percentuale delle rinnovabili. Nel 2022 il valore si attesta a 30,7, comunque quasi il doppio rispetto al 2004 (+15,2; +98,06%). Dal punto di vista territoriale, il dato più significativo è il riequilibrio tra le macroaree. Nel 2004 il Nord aveva un vantaggio di oltre 10 punti percentuali sul Mezzogiorno (18,8 contro 8,2). Nel 2022 la situazione è rovesciata: il Mezzogiorno supera il Nord di oltre 20 punti (45,4 contro 25,1). Questo cambiamento segnala una trasformazione strutturale del sistema elettrico italiano, in cui il Sud non è più periferia energetica ma motore della produzione rinnovabile nazionale. Inoltre, mentre il Nord cresce “solo” del 33,5% nel periodo considerato e il Centro del 58%, il Mezzogiorno registra una crescita superiore al 450%. Ciò evidenzia come la transizione energetica abbia avuto un impatto differenziato, con effetti di sviluppo territoriale potenzialmente rilevanti in termini di investimenti, occupazione e infrastrutture. Le oscillazioni finali (2021-2022) mostrano però che il sistema resta esposto a variabili congiunturali: condizioni climatiche, dinamiche della domanda, evoluzione normativa. La leggera flessione del 2022 in tutte le macroaree suggerisce la necessità di rafforzare ulteriormente la capacità installata e le reti, per consolidare i progressi ottenuti. In sintesi, i dati delineano una transizione energetica profonda e territorialmente asimmetrica. Il Nord mantiene un ruolo importante ma non più dominante; il Centro cresce in modo equilibrato; il Mezzogiorno diventa il fulcro della produzione rinnovabile italiana. L’Italia nel suo insieme quasi raddoppia il proprio indicatore in meno di vent’anni, segno di un cambiamento strutturale ormai consolidato, anche se ancora bisognoso di ulteriori investimenti e politiche di sostegno per garantire stabilità e continuità nel lungo periodo.

Macro Regioni2004200520062007200820092010201120122013
Nord18,815,616,315,819,924,124,125,327,133,2
Centro16,915,615,713,314,816,819,32021,328
Mezzogiorno8,298,98,31016,120,423,330,238,7
Italia15,513,814,113,316,220,522,223,826,933,7
Macro Regioni201420152016201720182019202020212022Var Per
Nord38,838,430,627,732,332,827,331,825,133,51
Centro29,227,327,926,628,627,730,230,726,757,99
Mezzogiorno39,738,941,541,442,444,545,64745,4453,66
Italia37,333,133,131,134,334,937,435,130,798,06

L’osservazione dei dati dal 2004 al 2022 restituisce l’immagine di un Paese che ha quasi raddoppiato il proprio livello di produzione elettrica da fonti rinnovabili, passando da valori ancora contenuti a quote strutturalmente rilevanti nel mix energetico nazionale. La crescita non è stata lineare, ma si è concentrata in particolare nel quinquennio 2009-2014, quando l’intreccio tra politiche di incentivazione e riduzione dei costi tecnologici ha determinato un’accelerazione senza precedenti. In quella fase si è compiuto il salto dimensionale che ha cambiato in modo permanente la geografia energetica italiana. Il risultato più evidente è il ribaltamento del divario territoriale. Il Nord, inizialmente leader grazie all’idroelettrico, mantiene un ruolo importante ma non più dominante, anche a causa della maggiore variabilità legata alle condizioni climatiche. Il Centro consolida una traiettoria di crescita stabile, mentre il Mezzogiorno emerge come nuovo fulcro della produzione rinnovabile, con incrementi percentuali straordinari. Questo spostamento verso Sud non rappresenta soltanto un dato statistico, ma un elemento strutturale che ridisegna equilibri economici, infrastrutturali e strategici. Al tempo stesso, le oscillazioni registrate negli ultimi anni indicano che la transizione non può dirsi conclusa. La stabilizzazione dei livelli raggiunti richiede investimenti continui, potenziamento delle reti, sistemi di accumulo e politiche coerenti nel lungo periodo. L’esperienza degli ultimi vent’anni dimostra che quando quadro normativo, innovazione e risorse territoriali convergono, la crescita può essere rapida e significativa. La sfida futura consiste nel trasformare questo slancio in un percorso stabile e resiliente, capace di sostenere gli obiettivi di decarbonizzazione e di sicurezza energetica del Paese.

Fonte: ISTAT-BES

Link: www.istat.it

Commercialista, pubblicista, innovation manager, ricercatore, professore a contratto presso l'Università LUM GIuseppe Degennaro e presso l'Università di Bari Aldo Moro.