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Cleopatra

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di MARIAPIA METALLO

“La sua bellezza non era di quel genere incomparabile che afferra istantaneamente gli altri, ma il suo fascino era irresistibile,


 

e all’attrattiva della persona e della parola si aggiungeva una forza di carattere che ne pervadeva il discorso e il gesto, e che lasciava ammaliati coloro che le stavano vicino. Era una delizia anche solo sentire il suono della sua voce…”.


Così Plutarco rappresenta Cleopatra, la regina la cui personalità colpì poeti grandissimi come Dante, che la …cantò nella Divina Commedia, Shakespeare, che le dedicò la tragedia Antonio e Cleopatra, e altri ancora. Di lei si disse che, se avesse avuto il naso più lungo, sarebbe cambiata la storia. Spiritosa e colta, padrona delle lingue mediterranee, abituata a primeggiare a Corte e in qualsiasi salotto, Cleopatra affascinava non solo con la sua bellezza ma anche con la sua straordinaria personalità. Non poteva essere altrimenti, se dopo 2000 anni il suo nome è ancora celebrato. Cleopatra fu regina d’Egitto, ma si sentiva soprattutto greca, in quanto erede del più grande e antico regno ellenistico. Era detestata dalla casta dei sacerdoti, che vedeva minacciato da lei il proprio ascendente sul faraone dodicenne: fu allontanata dal trono, ma all’arrivo in Egitto di Cesare ottenne che questi, con la forza delle armi, le restituisse il potere. Da quel momento ella strinse con Cesare un rapporto non solo personale, ma anche politico, in quanto sperava di essere aiutata nella realizzazione di un unico grande Stato, comprendente anche Roma e i suoi territori, in cui i popoli orientali e quelli occidentali godessero di uguali diritti.


Fu questa sua ambizione a renderla odiosa quando Cesare la condusse con sé a Roma, oltre alle abitudini stravaganti che ella aveva portato con sé: un serraglio, lussi senza limiti, pretese scandalose.
Morto Cesare, Cleopatra fece ritorno in Egitto, dove ben presto giunse, in qualità di governatore, Marco Antonio, che era stato il miglior generale di Cesare e il suo difensore. I due concepirono un progetto ardito: creare in Oriente una monarchia universale che si opponesse a Roma. Quando la sconfitta di Azio stroncò il loro disegno, Antonio si trafisse con una spada; Cleopatra si fece mordere da un serpente velenoso. Stando alla leggenda, la regina si fece servire un cesto di frutta dentro il quale si allungava un aspide, un serpentello dal morso mortale. Gli storici hanno però i loro dubbi, condivisi dai naturalisti. O si trattava di un cobra o, più probabilmente, Cleopatra si diede la morte – o se la fece dare – con un pugnale. Né è escluso che si sia avvelenata con una qualche pozione, senza affrontare i denti acuti del rettile. Tuttavia la versione più romanzesca è tuttora viva: e in ogni quadro la bella egiziana viene rappresentata insieme al suo serpente, pronta ad avvelenarsi.

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo