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La nostra difesa della cultura

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di CINZIA RIPA

Ecco cosa prevede la tanto contestata riforma Gelmini

Tante nei mesi scorsi sono state le manifestazioni contro la riforma Gelmini, ormai diventata legge; milioni di studenti in piazza per difendere la cultura e il diritto allo studio.

I primi a essere colpiti sono i ricercatori, che per molti anni hanno lavorato come insegnanti a titolo gratuito, perché la loro figura non ha alcun riconoscimento giuridico.



I ricercatori a tempo determinato hanno un contratto di durata triennale, il quale può essere rinnovato una sola volta per altri tre anni; il posto viene assegnato attraverso una selezione pubblica per titoli e pubblicazioni e vince il contratto chi ha il punteggio più alto.

Secondo il comma 4 dell’ art. 6 della legge Gelmini, ai ricercatori a tempo indeterminato, che hanno svolto i tre anni di insegnamento, viene assegnato il titolo non di professori, bensì di professori aggregati per l’anno accademico in cui svolgono i loro corsi.

Tale titolo, però, è conservato nei periodi di congedo, nei quali si svolge ricerca; ma come, insegnano e sono professori aggregati?

Quello che più colpisce le Università sono i tagli della Legge 133, che causeranno un aumento delle tasse e una minore qualità e quantità dei servizi per gli studenti.

La legge 133/08 prevede un taglio di 1.5 miliardi di euro e questo consente la trasformazione degli Atenei in fondazioni private.

Altri tagli sono quelli operati alle borse di studio, pari all’89,54%; ciò porterà molti studenti a rinunciare agli studi; studenti che, per lo più, vivono in condizioni precarie e fanno domanda per la borsa di studio per continuare gli studi.

Nel 2009 il fondo nazionale era pari a 254 milioni di euro e 1 studente su 2 percepiva la borsa.

Coloro che riuscivano ad avere la borsa di studio erano il 54,40%.

Attualmente il fondo è di 25 milioni di euro, di cui 13 andranno alle provincie autonome.

Le borse di studio passano da 246 milioni di euro nel 2009 a 70 milioni di euro nel 2011.

In tutta Italia gli idonei sono 184.043; con una simile quantità di denaro gli idonei saranno più dei borsisti vincitori.

Ricordiamo che lo studio è un DIRITTO COSTITUZIONALMENTE GARANTITO.

Il comma 1 dell’ art. 1 della legge Gelmini dice: “ Le università sono sede primaria di libera ricerca e di libera formazione nell’ambito dei rispettivi ordinamenti e sono luogo di apprendimento ed elaborazione critica delle conoscenze; operano, combinando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica”; ora, come è possibile che ci sia una libera formazione se la stragrande maggioranza degli studenti non può continuare il suo percorso formativo, perché non può pagarsi gli studi?

La lettera i del comma 1 dell’art 2 della legge parla di: “designazione o scelta degli altri componenti(per l’organizzazione interna delle università), tra candidature individuate, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un’ esperienza professionale di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale”.

Questo comporta un’introduzione di soggetti privati nella Governance universitaria, che secondo il Ministro serviranno a finanziare le università; in realtà questo condurrà a una privatizzazione delle università stesse.

Il Ministro afferma, inoltre, che con la riforma si intende eliminare il baronato, ma questo comma fa capire il contrario: sono o no queste “personalità” dei baroni?

E non basta…lettera m dello stesso comma: “sostituzione della figura del direttore amministrativo con la figura del direttore generale, da scegliere tra personalità di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali”; le facoltà diventeranno in poche parole delle imprese.

Si è discusso molto anche dell’accorpamento delle Facoltà.

La legge Gelmini stabilisce una riduzione delle facoltà e dei dipartimenti attraverso un accorpamento, con un conseguente cambiamento delle loro competenze.

Ogni dipartimento avrà un numero minimo di professori e ricercatori. (art. 3 )

Questi sono i punti fondamentali per cui tanti studenti sono scesi in piazza.

Non ci fermiamo alle manifestazioni ma facciamo anche delle proposte.

A partire dal maggio scorso è stata elaborata l’AltraRiforma, dove c’è la nostra idea di università, dove c’è la nostra riforma per l’università.

È possibile trovarla sul sito www.stopgelmini.blogspot.com

E come dice Roberto Vecchioni “i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli nelle piazze perché ci stanno uccidendo il pensiero”!

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo