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Cultura

Bodini torna a casa

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di MICAELA RICCI

Dopo quarant’anni dalla sua morte, nei giorni scorsi Vittorio Bodini è stato riportato finalmente nella sua amata Lecce e seppellito vicino al suo compaesano Tito Schipa.

Questa è sicuramente una giusta occasione per ricordare i meriti letterari di un poeta che incarna a pieno i valori più profondi della “meridionalità”, del suo amore per una terra dalla quale si è spesso allontanato per poi ritornare quasi per un richiamo ancestrale e viscerale.

Le circa 300 poesie che il poeta salentino ci ha lasciato sono state edite da Oreste Macrì nel 1983 nella collana “Oscar” di Mondadori per poi essere ripubblicate a distanza di quarant’anni da Antonio Mangione nella collana Bodiniana. Purtroppo però questa produzione non ha ancora ottenuto il giusto riconoscimento nelle antologie ufficiali, forse per il comportamento rissoso dell’autore che ricorda il comportamento del suo santo di riferimento, quel San Giuseppe di Copertino nominato spesso nella sua produzione letteraria. Fin dalle prime poesie si evince un rapporto contraddittorio con la terra leccese, verso la quale Bodini prova un attaccamento molto stretto e, nello stesso tempo, un’insofferenza che lo porta a cercare spesso una sua dimensione fuori dal contesto meridionale, a Firenze, a Roma e anche in una realtà più cosmopolita e internazionale come quello spagnolo. Ogni ritorno a casa rappresenta la delusione di vedere un mondo immobile che, neppure a guerra conclusa, sembra poter attuare dei cambiamenti importanti. L’autore definisce la sua terra “la fossa dei leccesi”, una realtà troppo distante da quella respirata attraverso le letture di Neruda, Aleixandre, Machado, Lorca, Alberti.

E’ proprio a ridosso della guerra che l’autore compone tra le sue poesie più belle della raccolta forse più famosa, “La luna dei Borboni”, e l’influsso dei poeti spagnoli è

sicuramente uno dei tratti distintivi. In questa opera poetica la “salentinità” è resa da un paesaggio brullo, arido, corroso, in una realtà fatta di contrasti tra l’immobilità della terra e del lavoro dell’uomo e un desiderio di riscatto irrisolto e sofferto. Il detto “tutto cambia perchè nulla cambi” sembra sintetizzare l’essenza di una realtà di gattopardiana memoria che rimane ancorata ai problemi di un sud arretrato e dimenticato.

Bodini è dunque il simbolo di quel Salento che fatica a trovare una sua strada di sviluppo e la sua voce forte ed essenziale testimonia l’essenza del legame tra l’uomo del sud e la sua terra in un modo originale e significativo. Ed è per queste ragioni che il poeta doveva ricongiungersi con la sua terra, anche dopo la morte.

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo