31 Agosto 2026
Mundare lo mondo da Sigfrido Ranucci

Di Rosamaria Fumarola
In tutti questi anni in cui Report, prima con Milena Gabanelli, poi con Sigfrido Ranucci è andato in onda, gli italiani sono passati dalla fruizione di un format giornalistico dall’ indiscusso valore, a quella di un numero sempre crescente e prima inimmaginabile di inchieste, che cercavano di annodare fili in apparenza distanti e che scoperchiavano verminai che in tanti credevano relegati a un passato ormai lontano. Gli italiani assistevano a questi approfondimenti, che spesso riguardavano la politica, domandandosi da un lato come fosse possibile un livello tanto alto di corruzione e malaffare, dall’ altro come mai quella stessa politica non avesse reagito con qualche forma di censura, che tornasse a nascondere interessi in palese conflitto con le leggi del nostro paese. Era per tutti dunque solo una questione di tempo e Report e Ranucci sarebbero stati silenziati e nella maniera peggiore e più diffamatoria. Il curriculum di Lavitola lo ha reso la figura più adatta allo scopo. Come canta il testo di un brano di Cocciante ”era già tutto previsto…” così come lo stesso Lavitola aveva ben delineato ogni atto di quel copione che in tanti, lui compreso, stanno da mesi mettendo in scena. Il conflitto tra Tele Meloni ed una trasmissione che voleva essere di servizio per i cittadini andava sanato, non potendo la destra di governo tollerare che in una rete pubblica ogni settimana si raccontasse puntualmente la dimensione più oscena di una certa politica. E Ranucci, per decisione di quella compagine è stato estromesso da Report. La politica potrà ora tornare a fissare i paletti dell’ informazione giornalistica in RAI, manifestando per l’ennesima volta una vocazione antidemocratica nei confronti della stampa ed ovviamente degli italiani stessi. Resta da chiedersi se questi ultimi siano disposti a fare a meno di qualcosa che era ormai diventato un rito. Ma si sa, i sudditi non sempre desiderano essere cittadini, perché della verità e della libertà spesso non saprebbero che farsene. Ed i giornalisti, quei colleghi di Ranucci, tanti, che non vedevano l’ora di abbaiargli contro, che futuro si aspettano? Faranno la guardia ai potenti di turno, che oggi tronfi dichiarano di aver finalmente “mundato lo mondo” dal male. Il copione è lo stesso da sempre e se si leggono le narrazioni degli storici antichi non si faticherà a cogliere le somiglianze con i conflitti di cui oggi siamo testimoni. Sigfrido Ranucci, la cui onestà intellettuale si fondava sulla credibilità del proprio lavoro è stato leso pubblicamente in quella integrità e si sa, la calunnia, per chi non ha il potere come scudo si rivela essere un’ arma di distruzione da cui è impossibile difendersi. Allo stato attuale la magistratura ha chiarito alcuni punti della vicenda, pochi ma fondamentali: Ranucci fu vittima di un attentato e Lavitola è agli arresti e per questo indagato. Le ragioni dell’ attentato, da questi esplicitate, appaiono a tutt’ oggi a chi indaga poco credibili. Tutte le illazioni, le migliaia di articoli dei giornalisti al soldo di Angelucci, che hanno fatto di Ranucci persino un molestatore di improbabili colleghe ed allo stesso tempo un omosessuale in una relazione con Lavitola non trovano fondamento. Sono cioè null’altro che calunnie, decine di calunnie elevate a sacre ragioni per sollevare il giornalista dalla regia e dalla conduzione di Report. Ma cosa sarà Report senza la professionalità di Ranucci e dei suoi collaboratori, senza il lavoro di ricostruzione minuziosa dei fatti che nessuno o pochi altri erano capaci di fare oltreché disposti a fare? Report non sarà più niente di tutto questo e soprattutto non sarà più un programma di giornalismo d’inchiesta, se per giornalismo di inchiesta si intende proprio quella ricostruzione della realtà a cui Report ci aveva abituato. Perché il giornalismo d’inchiesta o è tutto questo o non è.


