31 Agosto 2026
L’IMPERO DEI BOT
Come la caduta di Fernando Cerimedo svela l’ingegneria digitale dell’estrema destra in America Latina

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Il 18 agosto, all’aeroporto di Viru Viru, in Bolivia, la polizia ha fermato un uomo che stava per imbarcarsi verso Buenos Aires. Fernando Cerimedo era, fino a quel momento, più noto nei retroscena delle campagne elettorali latinoamericane che nella cronaca nera: l’argentino ha contribuito a eleggere o sostenere, in meno di un decennio, Jair Bolsonaro in Brasile, Javier Milei in Argentina, Nasry Asfura in Honduras e Rodrigo Paz in Bolivia. Un mese dopo, il fascicolo a suo carico riunisce già tre procedimenti giudiziari (tentato femminicidio, arricchimento illecito e protezione a voli legati al narcotraffico) e ha messo in luce, con nomi e prove nelle mani della Procura boliviana, l’ingegneria di manipolazione digitale che ha sostenuto una parte rilevante dell’ondata di destra nella regione.
L’arresto e ciò che ha rivelato
Cerimedo è stato arrestato poche ore dopo che la sua ex compagna, l’avvocata boliviana Nadia Beller, era stata colpita da colpi di arma da fuoco sparati da due uomini a Santa Cruz de la Sierra. Beller, incinta di quattro-sei settimane, è sopravvissuta a tre proiettili e sostiene che il figlio che aspetta sia di Cerimedo, che l’avrebbe accompagnata a un’ecografia e avrebbe pagato il conto dell’ospedale un giorno prima dell’attacco (la difesa di lui nega la paternità). La Procura ha imputato Cerimedo per tentato femminicidio, sulla base di messaggi in cui avrebbe chiesto a un intermediario di “eliminare” l’ex compagna; lui nega e, in una lettera inviata dal carcere di Palmasola, afferma che il suo ruolo di collaboratore non gli dava “alcuna autorizzazione o potere per agire” a nome dello Stato.
Le perquisizioni nelle sue proprietà hanno aperto altri due fronti: arricchimento illecito, dopo il ritrovamento di oltre mezzo milione di boliviani in contanti e una “fattoria di bot” con telefoni satellitari; e protezione a voli irregolari legati al narcotraffico nel dipartimento di Beni, causa che coinvolge anche il governo boliviano e la first lady Maria Elena Urquidi Barbery. Il presidente Rodrigo Paz ammette che Cerimedo ha collaborato alla sua campagna e all’inizio del governo, ma nega qualsiasi incarico formale.
L’operatore passato per quattro paesi
Fondatore del portale La Derecha Diario, Cerimedo somma passaggi documentati nella campagna di Bolsonaro nel 2018 e nel 2022 (è stato l’unico straniero incriminato dalla Polizia Federale brasiliana nell’inchiesta sul tentativo di colpo di Stato, che cita il suo nome 65 volte), nella comunicazione digitale di Milei, nella campagna vittoriosa di Asfura in Honduras nel 2025 (il cosiddetto “Hondurasgate”) e in quella di Rodrigo Paz in Bolivia. The Economist lo aveva già definito “l’uomo del MAGA in America Latina”.
In Brasile è diventato la fonte più citata dal bolsonarismo per sostenere la tesi della frode elettorale e, nel luglio 2026, è comparso in una diretta con Eduardo Bolsonaro tornando ad attaccare l’affidabilità delle urne elettroniche, episodio che ha spinto il Partito dei Lavoratori (PT) a rivolgersi al Tribunale Superiore Elettorale (TSE). Nadia Beller ha raccontato al quotidiano Folha de São Paulo che Cerimedo le avrebbe detto che la campagna “era difficile, ma che avrebbero combattuto”, frase che lei ha interpretato come segnale di sostegno alla precampagna di Flávio Bolsonaro. Le accuse secondo cui la sua caduta avrebbe ridotto l’engagement digitale di Flávio e di Milei non hanno invece ancora conferma indipendente; un deputato messicano di Morena ha inoltre accusato Cerimedo e il suo socio Javier Negre di gestire bot contro Claudia Sheinbaum.
CIA, sì o no?
L’ipotesi di un legame con la CIA, sollevata da Beller, non ha ancora riscontri documentali pubblici. Ciò che esiste è la vicinanza di Cerimedo all’entourage di Trump, incluso Brad Parscale, a capo di una società registrata presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per campagne di influenza digitale per conto di Israele. Sheinbaum ha detto solo che il gruppo “è collegato a qualche agenzia degli Stati Uniti”, senza specificare quale: un’accusa seria, ma ancora priva di conferma indipendente.
Bannon e Cerimedo: stessa logica, scale diverse
Il confronto con Steve Bannon non è casuale. Documenti rivelati da openDemocracy mostrano che fu lui a presentare Cambridge Analytica al finanziatore del Leave.EU, mesi prima della Brexit, e diversi politici britannici hanno già evidenziato somiglianze tra quella strategia digitale e quella di Trump nel 2016. La differenza è di grado, non di metodo: come Bannon, anche Cerimedo sembra aver funzionato come connettore di una rete che amplifica digitalmente forze politiche già esistenti, senza esserne l’unico autore del risultato elettorale.
Il Brasile, l’ultima corona?
La tesi secondo cui il Brasile sarebbe l’ultimo tassello latinoamericano a essere “catturato” da questa ingegneria, il completamento di una ricomposizione emisferica sotto il controllo di Washington, trova riscontro in uno schema reale: Argentina, Bolivia, Honduras, Ecuador e Perù hanno già rotto con governi di sinistra, e il Brasile resta la maggiore economia della regione e il perno dei BRICS. È una lettura politica difendibile, soprattutto alla luce delle recenti richieste di Washington al paese. Ciò che l’inchiesta permette di affermare con certezza è più circoscritto: esiste una rete di operatori, con interessi convergenti, attiva in più paesi con disinformazione, fattorie di bot e ora anche narcotraffico. Se si tratti di un piano centralizzato o di una rete opportunista al servizio degli stessi interessi è una domanda ancora aperta.
Ciò che è già provato
Al di là della tesi più ampia, un fatto è difficile da contestare: la manipolazione digitale delle elezioni in America Latina non è più un sospetto, ma oggetto di indagine, con prove materiali sequestrate dalle autorità della regione. Un uomo incriminato dalla Polizia Federale brasiliana per disinformazione elettorale nel 2022 è oggi detenuto in un altro paese, per un reato del tutto diverso, con la sua rete di influenza che si smonta pubblicamente trascinando con sé presidenti, first lady e strutture di potere di almeno quattro nazioni. Se il Brasile sarà o meno il prossimo tassello a cadere resta una domanda aperta. Che questa ingegneria esista, operi in modo transnazionale e minacci l’integrità democratica della regione, questo non è più un’ipotesi.

