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01 Febbraio 2026

L’attesa del colonnello e il secchio bucato della giustizia

Nonostante i ripetuti dubbi della Cassazione sull’attendibilità dei pentiti e la recente sentenza del TAR, il sistema resta lento e farraginoso, lasciando un servitore dello Stato in un limbo giuridico logorante.

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Credit foto https://www.salernonotizie.it/2025/07/27/lomicidio-del-sindaco-pescatore-vassallo-cagnazzo-totalmente-estraneo/

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

Sciascia, nel capolavoro “Il giorno della civetta”, scrive “La verità è nel fondo di una pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma sei si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità”.

Volendo, indegnamente, sviluppare questa immagine metaforica, possiamo immaginare l’amministrare la giustizia come calare un secchio in quel pozzo per portare in superficie la verità per dissetare i tanti in attesa di giustizia.

Bella immagine, vero? Purtroppo il secchio della giustizia in Italia è bucato e la carrucola si blocca spesso.

Come testimoniano migliaia di vicende.

Ci soffermiamo su una vicenda emblematica.

Il colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo. Arrestato nel novembre 2024 con l’accusa di coinvolgimento nell’omicidio di Angelo Vassallo sindaco di Pollica.

Alcuni pentiti lo accusano di gestire un traffico di droga. Scoperto dal sindaco Vassallo che viene ucciso per evitare che parlasse.

Cagnazzo accusato di traffico di droga da pentiti, la sentite anche voi quella calda e accusatoria aria romana del giugno 1983?

Viene attribuita questa frase a Winston Churchill su Bernard Montgomery ” Inimmaginabile nella sconfitta…”. Parafrasando, l’unico ruolo immaginabile per il colonnello Cagnazzo rispetto al traffico di sostanze stupefacenti è questo:

Fabio Cagnazzo era ed è investigatore di razza. Esperto come pochi nel contrasto ai clan di camorra. E già con queste premesse il dubbio che qualcuno volesse colpirlo con dichiarazioni accusatorie dovrebbe venire.

Comunque Fabio Cagnazzo viene arrestato. Ovviamente la stampa tratta il caso. Spesso con troppa enfasi accusatoria.

Poche le voci che evidenziano l’oggettiva debolezza delle accuse. Tra le poche voci è doveroso citare la giornalista Mary Liguori. Che oltre alle indubbie capacità professionali ha avuto la drammatica esperienza personale di vedere il secchio della giustizia fermarsi a mezz’aria nel pozzo della verità.

Nonostante ciò non si è mai lasciata trasportare dalla faziosità o dalla logica “forcaiola”, scegliendo sempre la via dell’analisi rigorosa e documentata. Un esempio da seguire considerato che abbiamo bisogno di un giornalismo capace e coraggioso.

I legali di Fabio Cagnazzo presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza di custodia cautelare. Che viene discussa ad Aprile 2025. Quasi cinque mesi e ogni giorno in carcere pesa il triplo.

La Cassazione si esprime annullando l’ordinanza di custodia cautelare e rinviando la decisione al Riesame di Salerno. Troppi dubbi sull’attendibilità dei pentiti e sugli indizi a carico.

Nel maggio 2025 il Riesame di Salerno scarcera Fabio Cagnazzo per il venir meno delle esigenze cautelari glissando però sui dubbi della Cassazione.

I legali del colonnello presentano nuovamente ricorso contro l’ordinanza del Riesame. La Cassazione, nuovamente, accoglie il ricorso.

Il Riesame deve entrare nel merito della valutazione degli indizi di colpevolezza e dell’attendibilità dei pentiti. Nel frattempo il colonnello Cagnazzo chiede di poter tornare in servizio. Richiesta respinta e sospensione confermata.

Ricorso al TAR. Che pochi giorni fa viene accolto.

Il TAR sospende la sospensione, brutto ma realistico gioco di parole, in attesa della decisione di merito. Fabio Cagnazzo può ritornare in servizio.

Il TAR evidenzia la necessità di valutare maggiormente l’ordinanza della Cassazione che non solo getta dubbi sugli indizi a fondamento della custodia cautelare ma sulla stessa colpevolezza. Il TAR scrive “…da una attenta lettura della pronuncia (la prima della Cassazione), sembra emergere una certa carenza del quadro indiziario tale da incidere anche sui gravi indizi di colpevolezza”.

Più nel dettaglio riportiamo alcuni passaggi, che invitiamo a leggere, della sentenza della Cassazione Num. 3662 del 17 dicembre 2025. Passaggi che portano ad una domanda, come si può ipotizzare la ragionevole previsione di condanna prevista dalla Riforma Cartabia?

Ora Cagnazzo attende il pronunciamento del GUP di Salerno.

Con la paradossale situazione creata da tre sentenze che nel frattempo già evidenziano dubbi sulla tenuta statica dell’impianto accusatorio.

Questo succede perché i tempi della giustizia sono spesso lenti. Mesi e mesi per discutere dei ricorsi. Anni per completare l’iter processuale. Sentenze contrastanti, come nel caso della strage di Ustica: nessuna causa accertata in sede penale, certezza del missile in sede civile. Questi sono i buchi nel secchio della giustizia.

Imputati e famiglie delle vittime in estenuante attesa.

Da mesi Fabio Cagnazzo chiede solo di poter dimostrare in tribunale la propria innocenza.

Qualcuno ha chiesto come parteciperà alle udienze Fabio Cagnazzo, se in divisa o in borghese. Un Carabiniere, accompagnato sempre dall’etica dell’Arma, tale è in divisa o in borghese. Rispettoso della legge e della giustizia.

Giustizia che ora deve dare risposte ai familiari della vittima e ad un servitore di uno Stato che fatica a vedere in una giustizia efficiente e rapida un diritto dei cittadini. 

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