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19 Gennaio 2026

I dazi, Venezuela, la Groenlandia nessuna età dell’oro,  solo ego narcisistico di Trump

Molto interesse suscita la sceneggiata tragicomica sulla  Groenlandia  che Trump monta di giorno in giorno. E’ probabile che anche dietro questa nuova conquista si nasconde  un’ ennesima sola

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Credit foto https://www.newyorker.com/cartoons/blitts-kvetchbook/donald-trump-dreams-of-golf-in-greenland

Di Fulvio Rapanà

Leggo con una sensazione di entusiasmo lo sconcerto con cui i giornali anglosassoni commentano le pessime notizie per gli Stati Uniti che  arrivano dalla Casa Bianca e dal resto di quel paese. Una quantità di bravate e di spacconate che il tycoon e la sua macchina mediatica  producono in quantità industriali tutti i giorni.  Trump e i suoi collaboratori non fanno altro  che creare volutamente situazioni, affermazioni, minacce che aumentano sempre di più la confusione nella società americana e nel resto dell’occidente con Xi Jinping e Putin che assistono al disfacimento morale e reputazionale degli Stati Uniti.

Gestiremo il Venezuela per molto tempo. Ma per fare cosa?

E’ il caso del Venezuela. L’arresto di Maduro a primo impatto  ha suscitato ammirazione per la capacità militare dimostrata poi i contorni dell’operazione si sono andati chiarendo. Maduro è stato praticamente arrestato dai venezuelani, a seguito una trattativa durata mesi, e consegnato, con  il bagaglio, agli americani, che hanno lasciato al potere i chavisti con a capo Delcy Rodríguez, la numero due del regime, che ha assicurato la piena collaborazione con Trump che l’ha definita “una donna meravigliosa!!”. A canali unificati Trump ha affermato che “gestiremo il Venezuela per molto tempo fino a quando non ci avranno ripagato di tutto il petrolio che hanno rubato agli Stati Uniti”. Del traffico di droga e della dittatura chavista non si parla più  né tantomeno della leader dell’opposizione Marina Corina Machado che ha finito, ignominiosamente, con il consegnare a  Trump  il premio Nobel per la pace, indebitamente ricevuto, è il caso di ammetterlo viste queste vicende, qualche mese prima. Trump il Nobel se l’è  preso ma  ha mandato la Machado, e le sue idee democratiche, a farsi un giro. Solo in Italia ,dove spesso restiamo volutamente  indietro ,  si è continuato a dibattere di tirannia comunista e droga. Sulla questione venezuelana Trump ha ricevuto una pessima notizia venerdì 9  gennaio quando, messe intorno ad un tavolo le più importanti aziende petrolifere dell’occidente, ENI compresa,  Darren Woods, CEO di ExxonMobil , la più grande azienda petrolifera americana,  in nome delle altre “sorelle”  ha dichiarato  “se consideriamo le strutture e i quadri tecnici e politici in esistenti oggi in Venezuela, ci rendiamo conto che non è possibile investire in questo paese“. Trump furioso ha “licenziato” la ExxonMobil dai progetti di rapina del petrolio venezuelano. Scrutando a muso duro il resto degli invitati alla riunione Trump ha notato una certa aria di perplessità, con la  Chevron , presente in Venezuela da 50 anni, che ha evitato lo scontro diretto ma per vie traverse ha commentato freddamente l’invito ad  “investire i miliardi necessari per rinnovare le strutture petrolifere venezuelane in questa situazione non è conveniente”!!. Ezra Klein su NYT ha ironizzato: “Trump ha mosso una intera flotta, che da due mesi presidia il Mar dei Caraibi,  e chissà ancora per quanto tempo ci rimarrà ad un costo di 50 milioni di dollari al giorno , ha “piratescamente” abbordato 5 navi battenti bandiera estera,  ordinato  un’ incursione per recuperare Maduro violando una quantità enorme di regole internazionali, tutto per il petrolio senza avere verificato preventivamente la situazione con le società petrolifere!! ”. Soprassiedo sulle questioni per cui le aziende petrolifere nicchiano a fare investimenti  sul petrolio venezuelano, non interessano a nessuno!.                                                                                                                                          Altrettanto interesse suscita la sceneggiata tragicomica sulla  Groenlandia  che Trump monta di giorno in giorno. E’ probabile che anche dietro questa nuova conquista si nasconde  un’ ennesima sola. La prima riflessione riguarda l’evidenza che nè la Danimarca nè aziende europee e/o americane nulla hanno fatto   ad oggi per sfruttare tutta questa ricchezza  così facilmente a  portata di mano. La risposta è arrivata da   Renata Giulia Lucchi, geologa marina e sedimentologa: “ l’80% della Groenlandia è ricoperta da ghiacciai con uno spessore medio di tre chilometri,  da 20 anni vi è una continua riduzione della massa ghiacciata per circa 0,6 cm. l’anno e quindi chiunque voglia sondare il sottosuolo dell’isola sa perfettamente delle difficoltà tecniche e dei costi proibitivi che l’impresa richiede. Le aziende petrolifere a minerarie hanno geologi di primissima competenza e concordano  sull’evidenza che ancora  per i prossimi 100 forse 200 anni sarà difficile e/o non conveniente operare su quell’isola”. Vi saranno fattori geopolitici che non conosciamo?. Matthew Hoh  dell’ Eisenhower Media Network scrive sull’importanza strategica e militare della Groenlandia: “ Gli Stati Uniti per un accordo con la Danimarca hanno sempre avuto e utilizzato in Groenlandia le basi militari che gli interessavano  come quella di Thule, dove atterravano i B52 con carichi di bombe nucleari, e diverse altre basi con postazioni radar e di supporto logistico. Alcune di queste sono state abbandonate in presenza di una capacità dei satelliti di dare informazioni precise in tempo reale. L’artico che dovrebbe interessare agli Stati Uniti è quello che va dallo Stretto di Bering alle isole Svalbard, al nord della Norvegia,  su quella rotta dovrebbe, o meglio potrebbe, grazie al mutamento climatico,  transitare  una parte rilevante del  traffico mercantile che  dal Pacifico arriva in Europa riducendo le rotte del sud che passano da Buona Speranza o Suez. Ma quella rotta è presidiata totalmente dalla Russia per tutti i 13000 chilometri”.

Viviamo in un mondo governato dalla forza

Quindi questa isola non ha attualmente un valore economico e nemmeno una importanza strategica o militare allora perché  tanto accanimento di Trump. Prova a spiegarlo Stephen Miller,  anima forte del sionismo americano, uno dei principali collaboratori del Presidente , che in una recente  intervista a Jake Tapper, conduttore della CNN,  ha dichiarato, senza vergogna,  in sintonia con Netanyahu, : “viviamo in questo mondo reale che è governato dalla forza, dalla violenza, dal potere, queste sono le ferree leggi dell’umanità fin dall’inizio dei tempi. Non sarà una presa militare perché nessuno oserà opporsi militarmente agli Stati Uniti che già stanno governando il Venezuela e avranno anche la Groenlandia”.  L’intervistatore fa notare a Miller che  con l’occupazione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti infrangeranno l’accordo fondamentale che sostiene l’alleanza militare della NATO, di cui Danimarca e Stati Uniti sono entrambi membri fondatori,  all’eccezione Miller risponde che “ i trattati internazionali c il diritto di una nazione all’indipendenza e alla sovranità sono “sottigliezze internazionali”. Come direbbe Totò: “quisquilie e pinzillacchere”. La teoria proposta da Miller non mi convince perché il Venezuela attualmente vale  700.000 barili al giorno di petrolio con o senza la flotta americana nei Caraibi, per raddoppiare la produzione ci vogliono dieci anni e 100 miliardi di investimenti. La Groenlandia non era, non è, e non sarà sfruttabile economicamente per ancora moltissimi anni o forse mai. La guerra ai narcos non produce né soldi né voti e farà solo aumentare il costo della dose di cocaina nei piani alti di Wall Street. Dove sta la fregatura?. Su tutte le questioni mi sono fatto l’ idea che i dazi, la cattura di Maduro,  il petrolio venezuelano, la guerra ai narcos, la Groenlandia  non devono essere valutati con  parametri economici e strategici  ma  in quanto  soddisfano  il narcisismo  e la voglia di rivalsa e di vendetta di Trump che  da imprenditore ha dovuto ingoiare  bocconi amarissimi e umiliazioni cocenti  rispetto ad un ego smisurato ma senza fondamento. Soddisfa ed esalta il suo ego sapere che tutto il mondo sta a guardare cosa dice o aspetta di sapere cosa decide , particolarmente se questo  causa a milioni di persone sofferenza o anche la morte. Vuole passare alla storia, ma già ci è riuscito, come il Presidente conquistatore e dominatore che terrorizza i nemici soprattutto se finti e deboli. Come dice Stiglitz “ e siamo ancora agli inizi! purtroppo per gli Stati Uniti”. A differenza di Stiglitz ho aspettato 50 anni un tipo simile. Fatemelo godere tutto!.

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