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12 Gennaio 2026

Gli USA gettano la maschera

Le recenti e molteplici vicende legate agli USA espongono la reale natura profondamente criminale e predatoria di quel Paese e l’attuale amministrazione agisce solamente senza i filtri dell’ipocrisia

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Fiaccolata per la memoria di Renee good

Aree di crisi nel mondo n. 271 del 11-1-26

di Stefano Orsi

Il cortocircuito dei neoliberisti e dei filoatlantisti sfegatati è giunto al culmine. I loro paladini, gli Stati Uniti, si stanno finalmente rivelando per ciò che sono sempre stati.

Non certo “esportatori di democrazia” – titolo che hanno cercato invano di attribuirsi – bensì la potenza imperiale che incarnano nel profondo.

Oggi emerge il loro totale disprezzo per le regole: quelle stesse norme che hanno contribuito a scrivere, ma che non hanno mai rispettato.

Invocano un “mondo basato sulle regole” senza mai confessare di essere loro a stabilirle (e cambiarle) di volta in volta.

È un disprezzo assoluto, che investe il valore delle vite umane e quegli “alleati europei” che, con un amaro eufemismo, chiamavano partner.

Gli USA sono finalmente nudi di fronte al mondo.

Li vediamo per ciò che rappresentano: l’incarnazione di una potenza che non vuole un ordine condiviso, ma ammette apertamente che gli unici principi validi sono quelli riferiti ai propri interessi nazionali.

Non si cada nell’errore di considerare questo momento come una parentesi legata a Donald Trump.

Trump è solo il sintomo: un “bambino” viziato cresciuto in un acquario di squali degli affari, privi di scrupoli per le leggi e i diritti altrui.

Per loro esiste solo la regola del profitto, del dominio incontrastato e del potere assoluto.

Non parlategli di alleanze, confini o sovranità: tutto ciò che desiderano deve essere loro concesso; nulla deve opporsi al loro volere.

Quando si ascolta il “Donald” parlare del petrolio venezuelano come se fosse stato rubato al popolo statunitense, non c’è da ridere, ma da preoccuparsi.

Poco dopo, lo sentiamo reclamare i ghiacci della Groenlandia, quasi fossero stati sottratti agli USA da quattro vichinghi millenari.

Non chiedetevi come sia possibile, dato che gli USA sono nati secoli dopo l’arrivo di Erik il Rosso: a Washington, di questi tempi, l’ignoranza regna sovrana.

Invadere un Paese che chiede solo il rispetto della propria sovranità è ormai una formalità, spesso avallata da qualche “utile idiota” pronta a dichiarare l’aggressione legittima o persino “difensiva”.

Se potessimo raccontare ciò a cui assistiamo a un testimone di trent’anni fa, ci prenderebbe per pazzi visionari. Alla luce di questa natura imperiale, si comprendono meglio le preoccupazioni russe e il rifiuto di avere gli USA ai propri confini in Ucraina.

Loro conoscono il “mostro” con cui dialogano e non intendono consegnarsi senza vendere cara la pelle. A differenza nostra: noi europei siamo governati da una classe dirigente di molluschi, privi di spina dorsale, incapaci di un sussulto di dignità o orgoglio — parole ormai cancellate dai loro dizionari.

In pochi giorni, gli USA hanno cambiato maschera più volte. Prima quella della “Anonima Sequestri”, tentando di colpire la presidenza venezuelana a costo di decine di vite umane.

Poi si sono trasformati in gangster della Chicago anni ’30: con Trump nel ruolo di “Al Trumpone”, hanno preteso petrolio da Caracas imponendo che i proventi venissero reinvestiti esclusivamente in acquisti negli USA.

È il classico schema del “pizzo”: devi pagare il gangster e comprare solo il suo whisky di contrabbando.

Infine, si sono travestiti da “Pirati dei Caraibi”, con il pirata “Donaldo dal riportino biondo” a ordinare abbordaggi che non si vedevano dai tempi di Barbanera, per poi finire come razziatori vichinghi sulle coste groenlandesi.

Potremmo scherzarci, perché sembra il copione di una parodia grottesca, ma c’è poco da ridere quando in gioco ci sono le nostre vite.

E persino negli USA qualcuno inizia a capirlo.

Non c’è da ridere quando madri disarmate vengono assassinate per strada da milizie private che indossano il distintivo della ICE — una ciurma di tagliagole che ogni settimana miete vittime tra i cittadini americani.

È il caso drammatico di Minneapolis: Renee Nicole Macklin Good, madre di tre figli, freddata da un agente della ICE solo perché protestava contro la presenza della milizia nel suo quartiere.

Un diritto, quello alla protesta, che sarebbe protetto dal Primo Emendamento, ma che viene calpestato in nome di una presunta “minaccia alla sicurezza”.

Quale minaccia poteva mai rappresentare una madre di 37 anni con i peluche sul cruscotto per far calmare i figli?

Il fatto grave non è solo lo sparo, ma che le istituzioni difendano l’assassino a spada tratta. Siamo di fronte all’impunità palese di una guardia pretoriana al servizio di un potenziale dittatore. Se non rispettano il diritto internazionale, se non rispettano la sovranità altrui, se non rispettano nemmeno la vita dei propri cittadini, perché mai dovremmo credere che rispetteranno la volontà popolare alle prossime elezioni?

Io non lo credo affatto.