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12 Gennaio 2026

Brasile: La memoria del golpe e le ombre che ancora minacciano la democrazia

Tre anni dopo, la cerimonia a Brasilia riafferma la vigilanza democratica, ma le assenze rivelano tensioni politiche

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Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera

BRASILIA – L’8 gennaio 2026, il Brasile ha nuovamente riunito autorità, movimenti sociali e rappresentanti sindacali al Palazzo del Planalto per una cerimonia che trascende il protocollo: si tratta di un atto politico di resistenza e memoria. Tre anni dopo il tentativo golpista che ha scioccato il mondo, quando i sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro hanno invaso e devastato le sedi dei Tre Poteri a Brasilia, il paese riafferma una certezza: la democrazia deve essere curata, protetta e difesa ogni giorno.

Un atto di memoria e resistenza

La cerimonia nel Salone Nobile del Palazzo del Planalto non è stata meramente simbolica. È stato un messaggio chiaro a coloro che hanno tentato di distruggere l’ordine democratico brasiliano. Come ha affermato il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, l’8 gennaio rappresenta la vittoria della democrazia su coloro che hanno tentato di prendere il potere con la forza e disprezzato la volontà popolare.

Il discorso di Lula ha risuonato con fermezza: la data non deve essere ricordata per l’attacco alle istituzioni, ma per la sconfitta del tentativo di golpe. I traditori della patria, che hanno cospirato contro il Brasile per causare il caos nell’economia e la disoccupazione di milioni di brasiliani, sono stati sconfitti, ha dichiarato il presidente.

Il vicepresidente Geraldo Alckmin ha ribadito che la democrazia è essenziale per lo sviluppo, portando stabilità, sicurezza giuridica e permettendo che la popolazione sia ascoltata e conquisti giustizia sociale. Il ministro della Giustizia e Sicurezza Pubblica, Ricardo Lewandowski, ha invece messo in guardia sulle minacce contemporanee: la corrosione delle democrazie avviene oggi attraverso azioni graduali, inizialmente mediante discorsi polarizzanti, nei quali si cerca di decostruire la legittimità degli oppositori.

Le assenze che parlano più forte

Tuttavia, non tutti erano presenti in questo momento cruciale. In modo rivelatore, i presidenti della Camera dei Deputati, Hugo Motta, e del Senato Federale, Davi Alcolumbre, hanno scelto di non partecipare alla cerimonia. Questa assenza non è inedita – per il terzo anno consecutivo, i vertici del Congresso Nazionale hanno deciso di assentarsi dagli atti ufficiali che commemorano il tentativo golpista.

Le giustificazioni ufficiali hanno menzionato impegni personali e agende precedentemente fissate, ma il contesto politico non lascia dubbi: questa è stata un’assenza strategica. Il tempismo è significativo. La cerimonia è coincisa con il momento in cui Lula ha posto il veto integrale al Progetto di Legge n. 2.162/2023, noto come “PL della Dosimetria”, che prevedeva la riduzione delle pene per i condannati per gli atti antidemocratici e per il tentativo di golpe.

Ponendo il veto al progetto, Lula è stato enfatico: la democrazia non permette amnistia. Il messaggio è chiaro – non ci sarà impunità per coloro che hanno attentato allo Stato Democratico di Diritto. Come ha dichiarato il presidente, spetta al Giudiziario, e non al Congresso, definire i criteri di punizione per i crimini contro la democrazia.

Il gioco elettorale e la memoria selettiva

L’assenza di Motta e Alcolumbre non può essere svincolata dal contesto elettorale brasiliano. Entrambi sono stati eletti con il sostegno significativo di partiti e parlamentari allineati al bolsonarismo. Parlamentari della base governativa valutano che questa postura evidenzi la difficoltà di consolidare un fronte politico ampio di condanna ai tentativi di golpe.

Il leader del PT alla Camera, Lindbergh Farias, non ha risparmiato critiche: dagli attacchi del 2023, ci sono movimenti per minimizzare la gravità dei fatti. L’assenza dei presidenti delle Camere legislative riflette una strategia di equilibrio politico con settori antidemocratici, mirando a progetti di rielezione futura.

Questa è una scelta pericolosa. Come ha avvertito Lula, la democrazia non è una conquista inamovibile, ma un processo continuo, permanentemente minacciato da vecchi e nuovi candidati dittatori. La memoria storica non può essere sacrificata sull’altare della convenienza elettorale.

Il contesto internazionale: Venezuela e la democrazia sotto attacco

La cerimonia dell’8 gennaio si è svolta in un momento di profonda tensione internazionale. Pochi giorni prima, il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno realizzato un’operazione militare senza precedenti in Venezuela, catturando il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores.

Questa azione unilaterale ha provocato reazioni contundenti in America Latina e ha esposto le profonde divisioni ideologiche che attraversano la regione. Il governo brasiliano ha condannato veementemente l’operazione. Lula ha classificato i bombardamenti in territorio venezuelano e la cattura di Maduro come atti che oltrepassano una linea inaccettabile, rappresentando un affronto gravissimo alla sovranità venezuelana e un precedente estremamente pericoloso per tutta la comunità internazionale.

La posizione di Lula differisce radicalmente dalla postura di settori della destra brasiliana, che hanno celebrato l’azione militare americana. Questa divergenza rivela non solo diverse visioni sulla politica estera, ma concezioni opposte sulla sovranità, sul diritto internazionale e sul ruolo delle grandi potenze nelle relazioni internazionali.

Brasile, Spagna, Cile, Colombia, Messico e Uruguay hanno emesso una dichiarazione congiunta esprimendo profonda preoccupazione e ferma condanna alle azioni militari realizzate unilateralmente in territorio venezuelano dagli Stati Uniti. Il messaggio è univoco: anche i governi che non riconoscono la legittimità del regime di Maduro rifiutano l’uso della forza militare come strumento di cambio di regime.

Democrazia globale sotto minaccia

Ciò che connette la cerimonia dell’8 gennaio a Brasilia con i bombardamenti in Venezuela è un filo conduttore inquietante: la democrazia mondiale affronta minacce senza precedenti. Non si tratta solo di golpe classici, ma di una sofisticata corrosione dei valori democratici che opera attraverso molteplici fronti.

Le minacce vengono dall’interno – attraverso la normalizzazione del discorso autoritario, della relativizzazione dei tentativi golpisti, della ricerca di amnistie che promuovono l’impunità. E vengono dall’esterno – attraverso interventi militari unilaterali che violano flagrantemente il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.

Come ha avvertito Lewandowski, è necessario rimanere uniti e vigili in difesa della libertà conquistata a caro prezzo. La solennità annuale dell’8 gennaio adempie precisamente a questo scopo: ricordare a tutti che la democrazia esige cura permanente.

La scelta che si presenta

Il Brasile e il mondo affrontano una scelta fondamentale: costruire un futuro basato sul rispetto del diritto internazionale, del multilateralismo e della sovranità delle nazioni, o camminare verso uno scenario dove prevale la legge del più forte.

La cerimonia dell’8 gennaio 2026 a Brasilia è stata un voto inequivocabile per la prima opzione. Le assenze di parte dell’élite politica, tuttavia, rivelano che questa battaglia è lungi dall’essere vinta. Le tensioni tra Esecutivo e Legislativo, le manovre elettorali che sacrificano principi democratici, il tentativo di minimizzare la gravità del golpismo – tutto ciò segnala che la vigilanza deve essere raddoppiata.

Come ha detto il poeta ispano-americano George Santayana, citato da Lula: “Coloro che non riescono a ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.” L’8 gennaio non può essere dimenticato. La memoria storica è il primo antidoto contro la ripetizione dell’orrore.

Conclusione: Senza amnistia, senza dimenticanza

Scendendo la rampa del Palazzo del Planalto dopo la cerimonia, salutando il pubblico in un gesto simbolico di vicinanza ai movimenti sociali, Lula ha materializzato quello che deve essere l’impegno incrollabile di ogni democratico: stare dalla parte del popolo, difendere le istituzioni e mai cedere alla tentazione dell’amnistia ai golpisti.

Il grido di “Senza amnistia!” che ha risuonato nel Salone Nobile del Palazzo del Planalto prima dei discorsi ufficiali sintetizza il sentimento di milioni di brasiliane e brasiliani. La democrazia esige giustizia. E la giustizia esige che i responsabili del tentativo di golpe siano chiamati a rispondere.

In un mondo dove la democrazia è sotto attacco – sia per i tentativi di golpe interno, sia per gli interventi militari esterni – il messaggio del Brasile è chiaro: la sovranità popolare, il rispetto delle istituzioni e l’impegno con lo Stato Democratico di Diritto non sono negoziabili.

L’8 gennaio 2023 ha rappresentato una minaccia. L’8 gennaio 2026 ha riaffermato la resistenza. E ogni 8 gennaio futuro dovrà servire come promemoria perpetuo: la democrazia brasiliana è stata attaccata, ha resistito e non permetterà mai che questo attacco sia dimenticato o perdonato.